[Piemonte]: mozione dell’Assemblea Regionale sulla proposta della Ministra Giannini sul DSU

by / Commenti disabilitati su [Piemonte]: mozione dell’Assemblea Regionale sulla proposta della Ministra Giannini sul DSU / 75 View / 8 febbraio 2016

Riportiamo il testo della mozione approvata nella Assemblea regionale degli studenti per il diritto allo studio universitario in merito alla proposta di riforma del sistema di finanziamento delle borse di studio enunciata dal Ministro Giannini.

Assemblea regionale degli studenti per il diritto allo studio universitario

MOZIONE: CONSIDERAZIONI SULLA PROPOSTA DI RIFORMA DEL SISTEMA DI FINANZIAMENTO DELLE BORSE DI STUDIO FORMULATA DAL MINISTRO GIANNINI.

In più occasioni il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, prof.ssa Stefania Giannini, è intervenuta in merito al sistema di finanziamento del diritto allo studio proponendo di “destinare le risorse per le borse di studio direttamente alle Università senza passare dalle Regioni”: tale proposta, manifestata per la prima volta in occasione del convegno intitolato “Più valore al capitale umano” organizzato dal Partito Democratico e svoltosi ad Udine nei giorni 23-24 ottobre e successivamente ripresa in un’intervista su “Scuola24” – inserto tematico de “Il Sole 24 Ore” – (*) è stata al centro dell’intervento del Ministro al Politecnico di Torino per l’inaugurazione dell’anno accademico 2015/2016. In merito a tale proposta l’Assemblea regionale degli studenti per il diritto allo studio universitario ritiene necessario pronunciarsi approvando, con 6 voti favorevoli ed 1 voto contrario, la seguente MOZIONE.

Innanzitutto l’Assemblea regionale ricorda che le risorse a cui fa riferimento il Ministro sono parte del Fondo Integrativo Statale previsto dalla legge 390/1991: si tratta dunque di risorse vincolate per legge all’erogazione delle borse di studio e che pertanto non possono essere impiegate per altri scopi od essere “disperse” per una presunta cattiva gestione de degli enti per il diritto allo studio; infatti tutti i costi connessi al funzionamento di questi ultimi grava esclusivamente sui trasferimenti concessi delle Regioni in quanto anche l’altra fonte di finanziamento delle borse di studio – la tassa regionale per il diritto allo studio prevista dalla legge 549/1995 il cui importo è fissato in 140€ per studente non borsista dal d.lgs. 68/2012 – è vincolata alla sola erogazione delle borse di studio; pertanto se in alcuni enti per il diritto allo studio vi sono situazioni di inefficienza, come asserisce il Ministro, queste non determinano una dispersione od un cattivo impiego delle risorse statali ma, eventualmente, solo delle risorse proprie corrisposte dalle Regioni. Inoltre l’Assemblea regionale ricorda che negli enti per il diritto allo studio vi sono funzionari esperti e formati da anni che si occupano della gestione dei bandi e delle graduatorie, degli accertamenti economici e di merito, dei servizi di segreteria studenti: occorre interrogarsi sul futuro di questo personale nel caso in cui la proposta del Ministro trovi concreta applicazione. Non è chiaro, nel caso in cui fossero direttamente gli Atenei a doversi occupare delle borse di studio, chi sarebbe chiamato a svolgere queste mansioni: qualora fosse lo stesso personale amministrativo delle Università che oggi si occupa delle tasse, delle collaborazioni part-time, delle borse di mobilità, si porrebbe un serio problema di formazione e carichi di lavoro. Nella maggior parte degli Atenei – in particolare quelli di minori dimensioni – non vi sono risorse professionali sufficienti a garantire una gestione autonoma delle borse di studio ed anche se si intendesse trasferire nelle Università il personale degli enti per il diritto allo studio il problema non sarebbe risolto. Laddove una funzione è esercitata da un unico ente a livello regionale, appare evidente come la scelta di frammentare la competenza fra più amministrazioni muova in direzione opposta rispetto all’obiettivo di garantire maggiore efficienza. Occorre ricordare che nella nostra Regione dal 1992 esiste un unico ente per il diritto allo studio che si occupa in maniera integrata di tutti gli aspetti connessi al welfare studentesco per i tre Atenei piemontesi ma anche per le Accademie ed i Conservatori: negli ultimi anni molte delle Regioni che avevano diversi enti per il diritto allo studio sul proprio territorio (Toscana, Lazio, Puglia) hanno accorpato le funzioni nell’ambito di un solo ente regionale ed altre (per esempio la Campania) si apprestano a fare altrettanto. Va inoltre considerato che nella proposta del Ministro le amministrazioni regionali continuerebbero ad occuparsi dei servizi, a partire dalla residenzialità, attraverso i loro enti strumentali; ciò comporterebbe che i bandi e le graduatorie relative al servizio abitativo sarebbero gestiti da enti diversi rispetto ai bandi ed alle graduatorie per le borse di studio, laddove oggi sono curate in parallelo, con lo stesso sistema, dal personale degli enti per il diritto allo studio, determinando così un doppio lavoro. Inoltre, oggi agli studenti che beneficiano del posto letto nelle residenze universitarie viene praticata direttamente una trattenuta sull’importo della borsa di studio: con il sistema che propone il Ministro, invece, gli Atenei erogherebbero verosimilmente una borsa di studio di importo pieno ai vincitori fuori sede, che poi sarebbero chiamati a pagare una retta agli enti per il diritto allo studio, con un immotivato incremento delle transazioni bancarie. Un problema analogo si verrebbe a creare laddove sia prevista una trattenuta sulla borsa di studio per il servizio di ristorazione a fronte della gratuità dei pasti. In generale l’Assemblea regionale degli studenti ritiene che il Ministro non abbia sufficiente contezza del legame esistente tra la borsa di studio ed il complesso dei servizi che compongono il sistema di welfare studentesco – residenze, mense, aule studio, trasporti ed altri servizi – e non comprenda quanto sia essenziale una gestione degli stessi secondo una logica di complementarietà; ritiene che la programmazione e la gestione di tutte le funzioni connesse al diritto allo studio debba avvenire ad un livello quanto meno metropolitano se non regionale, come avviene già oggi in Piemonte grazie ad EDISU; ritiene che gli aspetti positivi della presenza di un unico ente per tutta la Regione debbano essere potenziati e non dispersi attraverso una frammentazione delle responsabillità. Da ultimo l’Assemblea regionale esprime forte preoccupazione per il rischio di una politica di deregolamentazione connessa alla proposta del Ministro in virtù della quale il trasferimento diretto del Fondo Integrativo Statale agli Atenei si accompagni ad una sostanziale deregulation, dunque ad una definizione molto vaga dei livelli essenziali delle prestazioni che consenta ai nuovi soggetti gestori di imporre criteri di eleggibilità più selettivi dal punto di vista del reddito o del merito, restringendo così la platea degli aventi diritto. Un’ulteriore contrazione del numero degli idonei – che seguirebbe quella già avvenuta quest’anno con l’introduzione del nuovo ISEE – non farebbe che accrescere la percezione illusoria di una crescita della copertura delle borse di studio, giustificando l’esiguità dei finanziamenti statali. Qualora tale deregolamentazione si accompagni anche ad una liberalizzazione della tassa regionale per il diritto allo studio – che già oggi costituisce la principale fonte di finanziamento per le borse erogate dalle Regioni – vi è il rischio concreto che gli Atenei siano incoraggiati ad incrementare il gettito derivante dalla contribuzione studentesca al fine di erogare un maggior numero di borse di studio. Pertanto l’Assemblea regionale considera che tale proposta sia espressione di una tendenza alla deresponsabilizzazione dello Stato in materia di diritto allo studio ed alla riduzione dello stesso a mera politica di redistribuzione all’interno della popolazione studentesca del singolo Ateneo. In conclusione l’Assemblea regionale ritiene che la proposta del Ministro rappresenti una misura inutile e dannosa: inutile in quanto non incide sulla vera emergenza del diritto allo studio – l’assoluta inadeguatezza delle risorse stanziate per il Fondo Integrativo Statale rispetto al fabbisogno – spostando l’attenzione sulla (presunta) inefficienza della gestione delle poche risorse assegnate, in un sostanziale ai danni delle Regioni e dei loro enti strumentali; dannoso in quanto si tradurrebbe in una frammentazione delle competenze che molto probabilmente produrrà una lunga serie di problemi amministrativi e gestionali o dovrà essere affrontata con importanti riorganizzazioni che come sappiamo non sono mai a costo zero. Per tutte queste ragioni l’Assemblea regionale chiede al Presidente dell’ente regionale per il diritto allo studio arch. Marta Levi, all’Assessore regionale al diritto allo studio dr.ssa Monica Cerutti ed ai Rettori degli Atenei piemontesi proff. Gianmaria Ajani, Marco Gilli e Cesare Emanuel, di esprimere in forma pubblica la propria posizione contraria a tale proposta e sostenere in tutte le sedi istituzionali ed associative (Conferenza Stato-Regioni, ANDISU, CRUI) l’assoluta inopportunità di un intervento legislativo che muova nella direzione indicata dal Ministro.

Qui il testo della mozione