Patto per la salute: il pericolo del doppio canale

by / Commenti disabilitati su Patto per la salute: il pericolo del doppio canale / 740 View / 19 aprile 2015

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Il “Patto per la Salute” è un documento programmatico redatto ogni tre anni dalla Conferenza Stato-Regioni. Si tratta in pratica di un accordo che prova a tracciare la direzione dell’assistenza socio-sanitaria in Italia, che è materia di competenza regionale. Il documento ha il compito di rendere uniformi assistenza e programmazione nei limiti delle autonomie regionali.
Premesso che al momento il documento viene discusso in quasi totale segretezza escludendo di fatto dal processo decisionale non solo gli studenti di medicina ed i neolaureati, ma gli stessi organi democratici di rappresentanza studentesca come il CNSU, completamente escluso dalla discussione sul “doppio canale” formativo e coinvolto solo marginalmente per quanto riguarda la discussione sulla durata delle scuole di specializzazione (la commissione tecnica, nella quale è stato discusso il testo, era composta dal solo presidente e dal rappresentante degli specializzandi, con la precisa indicazione, da parte del MIUR, di mantenere il più assoluto riserbo sulla questione).
L’obbiettivo principale è quello dell’inserimento di laureati nel sistema sanitario regionale. Ad oggi il neolaureato non ha accesso nelle strutture ASL mentre lo specializzando in Azienda Ospedaliera Universitaria può andare in ASL per convenzione o a fini di progetto o stesura tesi, ma non vi si può formare stabilmente.

Proposte del ddl ex art. 22 (emendamenti al patto per la salute):
– ultimo anno di specializzazione in rotazione all’esterno (è poco chiaro se questo processo sia facoltativo o obbligatorio); in ogni caso in quest’ottica potrebbe verificarsi un valido inserimento dello specializzando in strutture sanitarie regionali allo scopo di creare un ponte con la successiva attività lavorativa.
– inserimento di neolaureati nelle ASL previa soppressione di un certo numero di posti dalla dotazione organico e previo periodo di prova e concorso: si accede alla UO, successivamente ci si può iscrivere alla SSM più vicina in sovrannumero (al momento è possibile solo per personale già strutturato e sulla base di comprovate esigenze del reparto di provenienza di ampliare le proprie capacità a fini formativi del personale).
– questi soggetti sono inquadrati come personale non-dirigenziale; non è chiaro quale ruolo e quali funzioni abbia rispetto al personale medico strutturato.

La Problematica evidente è che si crea personale poco formato rispetto agli specializzandi in SSM; non è chiaro cosa succederà durante l’iscrizione in sovrannumero e inoltre le responsabilità sono poco chiare.
Si continua inoltre con la politica di scarso finanziamento delle borse di SSM “normali”, in assoluta controtendenza con le reali necessità del SSN per garantire un’assistenza sanitaria qualitativamente adeguata. Questa manovra inoltre comporterà un blocco completo del turnover che già ad oggi si attesta drammaticamente ad 1 a 5. Il rischio sostanziale che si corre è quindi quello di un generale precariato e probabilmente una cattiva formazione.
Questo provvedimento è un chiaro tentativo di ulteriore destrutturazione della struttura sanitaria, assolutamente peggiorativa in termini di qualità della formazione e qualità dell’offerta sanitaria, sempre nell’ottica incombente del risparmio; le regioni sono infatti ben consce del fatto che nei prossimi dieci anni le cessazioni complessive saranno stimabili in circa 58200 unità. Per i dati specifici di quanto detto si rimanda all’apposita scheda tecnica redatta sull’argomento.
Si rende pertanto necessario ribadire l’importanza di un unico percorso di formazione specialistica, il cui accesso sia regolamentato da un concorso nazionale che non lasci spazio ad ambiguità e speculazioni. In conclusione, siamo contrari anche e soprattutto alla modalità con cui è stata elaborata questa riforma. Essa è infatti scaturita da una discussione arbitraria e per niente inclusiva (il testo integrale del DDL non è ancora disponibile), il che ci risulta inaccettabile in un contesto del genere, dal momento che riguarda un tema delicato come quello della salute e del benessere della collettività.
Questo lavoro si pone sicuramente l’obiettivo informativo nei confronti dei diretti interessati, laddove le intenzioni manifeste sono quelle di far passare il processo decisionale nell’ombra e di informare a termine del processo. Altro obiettivo sostanziale è quello di lavorare per la costituzione di istituzioni di partecipazione, confronto e discussione, al fine di elaborare un nuovo modello di formazione della futura classe medica e di assistenza sanitaria, che sappia rispondere alle reali esigenze della comunità.
Consideriamo imprescindibile la cooperazione tra istituzioni, studenti, neo laureati e specializzandi, attraverso il confronto diretto in corpi intermedi riconosciuti ufficialmente.