[PADOVA] L’ENNESIMA TRUFFA NEL MONDO DEI BENI CULTURALI, NOI NON CI STIAMO!

by / Commenti disabilitati su [PADOVA] L’ENNESIMA TRUFFA NEL MONDO DEI BENI CULTURALI, NOI NON CI STIAMO! / 135 View / 27 giugno 2014

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In data 25 giugno 2014 è stata approvata una modifica al Codice dei Beni Culturali (http://www.camera.it/_dati/leg17/lavori/stampati/pdf/17PDL0022280.pdf) che riconosce per la prima volta in Italia le figure professionali legate al mondo dei Beni Culturali, come archeologi, archivisti e storici dell’arte, e istituisce appositi elenchi professionali.

 

La notizia è stata accolta con grande entusiasmo da tutto l’ambiente, ma come già avevamo segnalato a gennaio quando la legge aveva passato l’esame della Camera, in qualità di studenti di Beni Culturali c’è ben poco da festeggiare, perché è una legge ingannevole che rischia di tagliarci ancor di più il futuro.

E` chiaro che in sé il riconoscimento di queste professionalità è un fatto positivo, lo aspettavamo da tempo, ma sulla base di quali criteri sono stati definiti questi elenchi professionali? Come si farà ad essere riconosciuto, ad esempio, come archeologo? Inoltre, è realmente utile questo “riconoscimento della professione”, dato che la legge appena approvata specifica che il non rientrare negli elenchi “non preclude in alcun modo la possibilità di esercitare la professione”. Allora cosa stiamo riconoscendo veramente: l’archeologo, lo storico dell’arte, l’archivista come mestiere o un semplice titolo onorario, nient’altro che un’etichetta per poter dire “anche io esisto”? Qui sta l’inganno, qui dovremo combattere.

 

Ma c’è di più, nella legge non si fa menzione di alcun titolo di studio, che quindi potrebbe non risultare necessario per svolgere la professione, ma, fatto gravissimo, si dice che modalità e requisiti per iscriversi agli elenchi professionali saranno stabiliti dal Ministero “sentite le rispettive associazioni professionali, le organizzazioni sindacali e imprenditoriali maggiormente rappresentative”. Se non fosse chiaro,il mondo dell’Università che, per quanto ci riguarda, dovrebbe formare i nuovi professionisti, non è tra coloro che parleranno col Ministero per decidere i requisiti, ma al contrario ci saranno le maggiori aziende del settore. L’assurdità della cosa è chiara: è come se si invitassero le maggiori aziende dell’edilizia a decidere i criteri minimi di sicurezza nei cantieri.

 

Questa è la legge che ci hanno presentato, fumo negli occhi per tutti noi studenti e un vero e proprio inno al corporativismo, dato che senza criteri seri e condivisi, basati su titoli di studio e competenze professionali, il rischio è quello dell’ennesima selezione all’italiana basata sull’essere “amici di…”.

 

Nonostante le nostre professioni vengano riconosciute, i nostri titoli di studio rischiano di diventare carta straccia; ma questa non vuole essere una lamentela fine a sé stessa, il tempo per agire c’è: entro sei mesi si riunirà una commissione con il compito di redarre il decreto in cui saranno definiti ii requisiti e le modalità per essere ammessi negli elenchi. Se sarà stilato  con logica e senno, cosa che ci auguriamo, potrebbe portare un effettivo miglioramento della situazione lavorativa.

 

Quindi l’imperativo ora è informare, fare assemblee, protestare, farci sentire e coinvolgere il maggior numero di persone perché in quella commissione dobbiamo sedere al tavolo anche noi, in quanto studenti di Beni Culturali: d’altra parte siamo noi i professionisti del futuro, o forse, dopo questa legge, sarebbe meglio dire “saremmo dovuti essere”?

 

 

I rappresentanti de Il Sindacato degli Studenti

del Dipartimento dei Beni Culturali