No Tav – La lotta continua!

by / Commenti disabilitati su No Tav – La lotta continua! / 6 View / 1 marzo 2012

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Ci possono essere due modi per raccontare quello che sta succedendo in questi giorni in Val di Susa: uno è quello di chi sta vivendo in prima persona, presidiando l’autostrada o la statale, per continuare a ribadire che la TAV è un opera inutile e dannosa; l’altro è quello di aspettare il caso mediatico, azione particolare da parte dei manifestanti – violenta o anche non violenta – per criminalizzarlo (si pensi alla polemica sul manifestante che chiamava “pecorella” un carabiniere) oppure superare ogni limite come abbiamo visto fare da alcuni pessimi quotidiani nel drammatico caso di Luca Abbà che è stato insultato e dipinto come un folle, come uno che se l’è cercata.

In questi giorni si sta assistendo all’ennesimo atto di resistenza da parte del movimento No TAV. Erano trascorse poco più di 24 h dalla straordinaria manifestazione nazionale del sabato, quando la notte tra il 26 e il 27 si sono visti molti blindati e mezzi delle forze delle ordine salire verso la Valle. L’inizio degli espropri dei terreni vicino alla baita di Clarea, era atteso per la giornata di martedì. L’operazione però è cominciata con 24 ore di anticipo e ha portato al grave ferimento di Luca,  che era salito su di traliccio per protesta ed è caduto, inseguito.

Il movimento ha quindi deciso di occupare le principali arterie stradali dalle Valle, occupando la rotonda del Vernetto, in prossimità dello svincolo autostradale di Bussoleno, in modo tale da rendere difficile il ricambio di polizia da Sud. La fiaccolata che era prevista per quella sera è stata annullata e l’assemblea dei presidianti ha deciso di rendere permanente il blocco stradale, che com’era accaduto alla Maddalena e a Venaus e come avviene sempre in Val di Susa, è stato un luogo di protesta, ma anche di partitelle di calcio in autostrada, musica e discussioni, perché la protesta, anche dura, non deve mai far dimenticare la solidarietà reciproca tra i manifestanti.

Questa apparente calma non dura molto: nella stessa assemblea si decide di fare un blocco più a valle dell’autostrada, all’altezza di Salbertrand, per impedire i rifornimenti e il cambio della guardia. A Salbertrand si scatena quindi una caccia all’uomo da parte della polizia che insegue i manifestanti fin dentro il paese, con un massiccio uso di lacrimogeni anche contro le case vicine. Chi aveva partecipato è costretto a ritornare al Vernetto.

Nella giornata successiva un altro intervento delle forze dell’ordine sgombera le barricate sull’autostrada messe a protezione del presidio per fare passare il cambio di personale, con l’uso di idranti e gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti (di cui alcuni seduti per terra sull’autostrada in segno di protesta). I giornali dicono che non ci sono state cariche direttamente contro i manifestanti per ordine del ministero dell’Interno, che predisponeva un comportamento “tranquillo” da parte delle forze dell’ordine. Dicono… Mai come in questi giorni la mistificazione mediatica è stata elevata.

Il movimento però non si dà per vinto e ricostruisce le barricate sull’autostrada e la gente continua ad affluire al presidio. E così si giunge all’episodio più vergognoso e preoccupante, avvenuto il 29 febbraio, ieri sera. Le forze dell’ordine arrivano in massa da entrambi i lato dell’autostrada. Molti manifestanti allora si siedono nuovamente a terra, pensando si tratti solo di un’operazione per consentire il cambio della guardia. Questa volta però l’obiettivo è lo sgombero definitivo del presidio: idranti, gas lacrimogeni (sempre i famosi CS), calci e strattoni per portare via le persone sedute a terra, cariche che non guardano in faccia nessuno e nessuna età. Parte anche una caccia all’uomo che porta addirittura la polizia a fare irruzione in un bar della zona alla ricerca di manifestanti. Alla fine della giornata si contano decine di fermi e di feriti tra i manifestanti.

Il movimento si è quindi ritrovato in assemblea e ha dato appuntamento alle 18.00 di oggi a Bussoleno, invitando chi non può andare in Valle ad organizzare blocchi nelle proprie città alla stessa ora. Vedremo se saranno usati i medesimi sistemi di repressione degli scorsi giorni, e vedremo se i giornali e i siti web useranno il primo o il secondo metodo per raccontare ciò che succede nella Valle che resiste.

A sarà dura!