NO ALLA RICERCA SULLE ARMI. SOSTIENI LA PETIZIONE

by / Commenti disabilitati su NO ALLA RICERCA SULLE ARMI. SOSTIENI LA PETIZIONE / 91 View / 8 luglio 2018

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Il 3 luglio il Parlamento Europeo ha approvato un programma per finanziare l’innovazione nell’industria europea della difesa. Il programma ha come scopo quello di approfondire la ricerca per lo sviluppo di nuove tecnologie e prodotti per la difesa, finanziando le fasi che vanno dalla ricerca alla produzione di nuovi e avanzati strumenti di difesa per l’Unione Europea. Questa operazione si inserisce in un piano di medio-lungo periodo che punta alla creazione di un Fondo europeo per la difesa (fondo che ammonterà a 13 miliardi di euro in 7 anni), che mira a rendere l’Europa più indipendente nel settore della difesa a ridurne i costi, aumentando l’efficienza.

In risposta a questi provvedimenti economici, immediata la risposta di ricercatori e ricercatrici, in collaborazione con la Rete Disarmo e l’European Network Against Arms Trade, che hanno lanciato la petizione Reaserchers For Peace (https://www.researchersforpeace.eu/form/researchers-pledge-form ), ribellandosi a questo tipo di investimento e sottolineando come sottragga fondi da programmi di ricerca su temi sociali e civili, come quella per i cambiamenti climatici e la riduzione delle disuguaglianze, in un contesto di già sovra-finanziamento del settore degli armamenti. L’Istituto di ricerca internazionale sulla pace di Stoccolma, nel rapporto del 2017, ha evidenziato come nello stesso anno le spese militari europee siano aumentate del 12% nell’Europa centrale e del 1.7% nell’Europa occidentale, mentre calano complessivamente i finanziamenti alla sanità, istruzione e welfare.

Ci domandiamo se sia realmente in tema di sviluppo di armi da guerra che vogliamo impegnare la ricerca scientifica. In una situazione globale di aumento di conflitti e violazioni dei diritti umani non è certo con l’aggiornamento delle tecnologie militari o le spese di armamenti che si può promuovere la pace e la solidarietà tra gli Stati. I saperi non possono ancora essere sottoposti al dettato degli interessi economici, a maggior ragione quando questi non intervengono nell’economia reale, ma nell’accrescimento dei profitti di pochi. La ricerca deve indirizzarsi sull’ampliamento di progetti di redistribuzione della ricchezza, tutela dell’ambiente e della salute e nuovi modelli di sviluppo dei paesi arretrati.

Invitiamo la comunità accademica tutta a prendere parte alla petizione, promuovendone la diffusione all’interno degli atenei.