Padova: “No al numero chiuso ad ingegneria”

by / Commenti disabilitati su Padova: “No al numero chiuso ad ingegneria” / 275 View / 5 dicembre 2014

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All’Università di Padova si vuole istituire il numero chiuso in tutti corsi di ingegneria: un’opportunità come l’aumento continuo del numero degli iscritti viene vista come un problema e, invece che chiedere a gran voce all’Ateneo e al Governo risorse vitali per l’istruzione, la soluzione viene trovata bloccandovi l’accesso.

Sicuramente le mancanze economiche, che diventano quindi mancanza di spazi e docenti, possono aver inciso sulla scelta. Tuttavia, stabilire un limite alle immatricolazioni nei corsi di ingegneria sembrerebbe da ricondursi ad altre motivazioni, legate a problemi logistici: il sovraffollamento delle aule delle lezioni di ingegneria biomedica, corso che da qualche tempo risente di un elevato tasso di abbandoni tra primo e secondo anno.

“Il problema vero, che non sembra l’Università voglia affrontare – afferma Alessandro Tonin, rappresentante de Il Sindacato degli Studentii – è il tasso di abbandono del 45%, che potrebbe essere sicuramente limitato fornendo un percorso di orientamento più efficace, che dia una visione realistica del percorso universitario da affrontare e che provi a prevenire l’abbandono o il trasferimento da un corso di studi all’altro. Non si può pensare che questo si possa sostituire con un test che limita l’accesso alle immatricolazioni.”.

“Davanti ai dati che mostrano un elevatissima occupabilità dei corsi di ingegneria- sostiene Francesca Cantù, Senatrice Accademica de Il Sindacato degli studenti – riteniamo inaccettabile questa proposta da parte del corpo docente: gli Atenei dovrebbero farsi portavoce di una forma di resistenza alle politiche governative, che in questi anni hanno mortificato la possibilità di garantire una formazione di qualità.”

Non possiamo arrenderci davanti a questo: l’unico modo per uscire dalla crisi economica è investire sul futuro dei giovani del nostro Paese, nella ricerca e nella cultura. Chiediamo da anni che il governo aumenti i finanziamenti all’Università anziché ridurli: siamo rimasti inascoltati, ma continueremo a ribadirlo. Riteniamo che non sia sostenibile continuare questa estenuante guerra tra poveri, vogliamo uscire dalla logica del “meglio salvare pochi che morire tutti”. Questa non è una battaglia, questo è il nostro futuro.

L’appello  è consultabile e sottoscrivibile al link http://goo.gl/0Gw6u5