Né capo né coda. Solo tanta rabbia.

Né capo né coda. Solo tanta rabbia.

by / Commenti disabilitati su Né capo né coda. Solo tanta rabbia. / 146 View / 16 settembre 2010

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Intervento di Rita Cantalino sulla tragica vicenda di Norman Zarcone.

 

Ad un uomo che non ha più niente da perdere non resta che saltare da un palazzo.

A molti uomini che non hanno più niente da perdere è data la possibilità di saltare nel vuoto, di tentare di SALVARSI.

Ognuno di noi ha scelto cosa fare della propria vita, la facoltà in cui studiare, laurearsi, in virtù di più fattori, dalla ricerca di un futuro lavorativo stabile, alla sicurezza di inserimento in determinati ambiti, all’amore, semplicemente amore, per una data disciplina.

Studio è una parola che deriva dal latino. Studium significa, in quella lingua, desiderio, impluso interno, tendere con zelo.

Si riteneva, un bel po’ di tempo fa, che del sapere non si potesse che avere voglia. Si pensava che il motivo per cui uno dovrebbe impegnarsi a studiare dovrebbe essere semplicemente il desiderio di farlo.

Oggi chi semplicemente insegue quel desiderio, chi asseconda quell’impulso, è destinato a perire.

Oggi chi ha dedicato la propria vita allo studio non vale niente di fronte alla velina di turno.

E non sto qua a dire che ognuno non può scegliersi il mestiere che gli pare, e che se una vuole fare la velina non può farlo (fatti suoi se non ha niente di meglio da offrire che un paio di minuti a sculettare).

Non sto qui a fare il discorso sul sapere aristocratico, a dire che vale più, o meno del saper fare, né a cercare una legittimazione o a proporre un platonico politico filosofo.

 

Sto qui semplicemente a dire che in un paese in preda ad una crisi economica, negata all’inverosimile quando occorreva vincere le elezioni, si opera in maniera barbara per sanare fratture dovute ad una gestione scandalosa dei soldi pubblici.

Sto qui a dire che viviamo in un paese che ha tra gli standard più bassi in Europa, che investe di meno di tutti nel diritto allo studio, che ha come ministro dell’istruzione (che nemmeno è più pubblica, perchè lo stato consacrato al liberismo ci impone di tutelare i privati.. a cui lo stato, tra l’altro, fa tanto schifo) una cretina che sta a fare semplicemente il fantoccio di un gruppo di manigoldi bastardi, che è passato su tante di quelle vite che il suicidio di Norman Zarcone nemmeno li tocca.

Sto qui a dire che viviamo in un paese talmente di merda che il figlio di Bossi è stato bocciato tre volte alla maturità e fa il consigliere regionale, ed un dottorando con il massimo dei voti in filosofia si butta da un palazzo per disperazione. E non me ne fotte un cazzo che è un’affermazione strumentale, perchè oggi sono incazzata, perchè è morto un ragazzo di 27 anni e NESSUNO ne ha parlato alla tv, e in questo caso non è Minzolini il problema, in questo caso nessuno ha aperto bocca.

E nessuno ha aperto bocca, ma perchè? Perchè siamo banali, provinciali, qualunquisti, gretti. Siamo così bassi intellettualmente che nessuno ha gli strumenti per leggere una cosa del genere, in questo paese. Nessuno ha aperto bocca perchè quello di Norman è stato visto come un suicidio qualunque. Nessuno ha gli strumenti per dire che quello è l’atto ultimo di chi decide che è meglio il vuoto assoluto che una vita passata a tradire le proprie aspettative, i propri sogni, le proprie ambizioni.

Perchè ti senti troppo più debole di tutto, se le uniche argomentazioni che ti vengono per difendere il diritto allo studio sono che studiare, conoscere, è bello, e che deve essere una possibilità offerta a tutti. Ti senti disarmato, se il ministro rifiuta di incontrarti, e compare sorridente tutti i giorni alla tv a dire che va tutto bene, e che sta realizzando la più grande riforma della scuola, e nel frattempo le classi che si formano quest’anno sono composte da trentacinque alunni. Ti senti inerte di fronte ai tagli ai finanziamenti, le tasse che aumentano, i servizi che spariscono, e se apri bocca, sei silurato.

A scuola se fai 50 assenze ti bocciano, se non obbedisci chinando il capo con il voto in condotta ti bocciano. All’università semplicemente non fai gli esami, e resti indietro mentre il sistema ancora va avanti, e se qualcuno di quel sistema decide di bloccare qualche ingranaggio, sperando di creare panico, di far riflettere, viene rapidamente sostituito. Hanno trovato il modo di lasciarti indietro, nella grande corsa, se non stai alle loro regole. E sono troppo più forti per non farci sentire così deboli.

 

 

Sto qui a dire che questi si sono fatti eleggere facendo leva sul qualunquismo che in questo paese è una cappa così pesante che ci tiene il collo chinato, e che continuano a creare ignoranza, e in virtù dell’ignoranza da loro creata vincono ancora di più, e hanno il potere di creare sempre più ignoranza.

E nessuno ci capisce un cazzo.

 

Sto qui a dire che ho pianto la morte di Norman come quella di un fratello, ieri notte. E l’ho fatto perchè è un po’ la morte del nostro sogno. E’ una parte di noi che si arrende, poteva essere veramente chiunque di noi. Ho pianto la morte di quel ragazzo e non me ne vergogno perchè è da quando avevo tredici anni che voglio cambiare questo mondo, e non ho mai vacillato in questa ferma convinzione, e il senso di sconfitta di quel ragazzo è anche mio, ora.

 

E allora io mi chiedo come si esca, da questa situazione. Io mi chiedo come posso farmi ascoltare da qualcuno se un ricercatore che si mette in sciopero è sostituito?

Chi mi dovrebbe ascoltare?

Gli altri ricercatori, quelli che lo sostituiranno, che al momento tendono le orecchie come sciacalli?

E posso io condannare chi ha dedicato la propria vita ad un sogno, quando apprende che non lo realizzerà se non mettendo lo sgambetto a chi gli è accanto, correndo più veloce, essendo più avanti di tutti gli altri?

 

 

Oggi sono incazzata, oggi non riesco a studiare.

Oggi mi sento in colpa a leggere pure un solo rigo, perchè non c’è tempo.

Perchè c’è altro da fare, prima.

Perchè così non mi serve a niente, perchè così non si va da nessuna parte.