[Napoli] Scegli di essere il cambiamento: 18-19 maggio vota Link – Studenti Indipendenti

by / Commenti disabilitati su [Napoli] Scegli di essere il cambiamento: 18-19 maggio vota Link – Studenti Indipendenti / 105 View / 1 maggio 2016

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Due anni fa per la prima volta ci candidammo alle elezioni per la rappresentanza studentesca della Federico II di Napoli. Fu una sfida ambiziosa e complessa. Complessa la sfida, complessa anche la decisione di mettersi in gioco contro un sistema rappresentativo svuotato di senso, che aveva avallato con l’indifferenza il sistematico smantellamento dell’Università pubblica attraverso l’incapacità di opposizione all’interno del più grande ateneo del Mezzogiorno. Incapace ancora oggi di porre in evidenza l’enorme dramma che assale gli atenei del Sud, e la perdita del ruolo sociale che essi dovrebbero avere nella ricostruzione del Paese e nel dare una risposta alla crisi e ripensare la vita del proprio territorio, la rappresentanza studentesca continua ad avere una fondamentale importanza. Per questo ci candidammo, per questo ci candidiamo ancora una volta, oggi.
Ci candidiamo perché crediamo che la rappresentanza studentesca sia uno strumento per decostruire un immaginario stagnato e stagnante del sistema di formazione del Paese, perché crediamo che i bisogni degli studenti passino in primo luogo dal potersi permettere il loro stesso percorso formativo. Ci candidiamo perché non esistono mense, il Diritto allo Studio campano è il peggiore servizio di Diritto allo Studio del Paese, le tasse aumentano senza pudore mentre le aule continuano ad essere fatiscenti, i servizi continuano ad essere scarsi, la partecipazione studentesca alle decisioni e la capacità di confronto tra studenti e docenti è sempre più povera. Non esiste un disegno comune di Università che sia condiviso e discusso se non in stanze chiuse e perlopiù sempre tra le stesse persone o di chi è l’espressione della stesse forze politiche di sempre.
Noi pretendiamo che il dibattito interno alla Federico II sia più trasparente, che sappia individuare le forme di partecipazione dal basso degli studenti alle decisioni, che avalli un sempre maggiore confronto con i suoi iscritti, che li inciti al dibattito, alla strutturazione insieme di una nuova idea di Università, che se non passa per gli studenti e la loro voglia di scrivere insieme e sentire che si lavora tutti insieme per la collettività, sarà solo l’ennesima sagoma adeguata agli interessi di pochi in cui i saperi e la formazione sono sottomessi alle logiche di mercato e trasformano gli atenei in aziende, in cui il Consiglio d’Amministrazione e il Rettore hanno il potere di decidere deliberatamente su qualunque cosa. E proprio a luglio scorso abbiamo assistito all’aumento delle tasse da parte del Rettore, senza un reale confronto democratico con tutte le forze di rappresentanza studentesca.
L’Università, lo diciamo con fermezza, non è un’azienda e non si gestisce come se fosse tale! La democrazia e la trasparenza sono i valori fondanti su cui dovrebbe costruirsi i mandati rettorali e di tutti gli organi di rappresentanza e gestione dell’Università.
C’è bisogno che si rimetta in discussione il ruolo della formazione partendo dal presupposto che i saperi rendono liberi, e che piegarli secondo gli interessi del sistema economico vigente è tra quanto di più vergognoso esista attualmente nel Paese. Quale società viene prodotta da un’Università che legittima e insegna (come nei nostri dipartimenti di Ingegneria) che l’unico strumento di smaltimento dei rifiuti è un inceneritore tossico; che non si interroga sul come difendere il proprio territorio e non prende parte al dibattito sulla distruzione ambientale; che non si interroga sul come aprire spazi di discussione dal tema della difesa del diritto alla salute al diritto a poter essere ciò che si è senza discriminazioni; che non prende parte al dibattito sulle immigrazioni; che non prende posizione contro chi sta uccidendo il Paese e produce solo odio e distanze tra le persone? Un’Università del genere, degenere e malata, è un’Università che fallisce nel suo compito e nella sua responsabilità di essere il collante sociale attraverso i saperi, non uno strumento di riproduzione delle logiche produttive.
L’Università non è una corsa ad ostacoli: la demonizzazione della figura del fuoricorso, punita oltretutto sia sul fronte economico che nella limitazione alla partecipazione accademica (ad esempio un fuoricorso non può candidarsi alle elezioni studentesche) è l’emblema di come si delegittimano e si accumulino grossolanamente i problemi della gente in un banale calderone quale quello dei nullafacenti, sommariamente confondendo una scarsa e miope conoscenza della realtà con i problemi degli studenti e delle loro famiglie – dalle problematiche riguardanti l’assenza di lavoro in ogni fascia d’età all’assenza di prospettive e una precarietà certa e già radicata durante la propria istruzione, dal Diritto allo Studio assente ai servizi minimi (mense, trasporti, alloggi, etc.) considerati privilegi invece che presupposti fondamentali per permettere la formazione di ogni studente.
La risposta a tutto questo è e deve essere politica, di quella politica che non gestisce clientele, ma di chi si schiera e ha provato in questi anni a stare sempre dalla parte degli studenti e con gli studenti, aprendo spazi di discussione e di partecipazione alla vita dell’Ateneo, forzando l’Ateneo stesso a non chiudersi. Non è stato facile, non ci siamo sempre riusciti. Il cammino è lungo, ma noi siamo forti del fatto che lottiamo affinché tutto questo cambi radicalmente. Siamo forti e sicuri del fatto che lottiamo per ogni studente e ogni studentessa iscritta presso la Federico II e non solo, perché provare a cambiare il più grande ateneo del Mezzogiorno significa provare a dare un segnale preciso e di rottura all’interno di una società chiusa e ripiegata in se stessa.
Significa lottare non solo contro l’aumento delle tasse, contro le iniquità create dal nuovo calcolo ISEE. Significa stare nelle piazze a gridare affinché a tutte e tutti venga dato il diritto e la possibilità di studiare; significa fare in modo che si attivino pratiche di condivisione del materiale didattico, la completa e libera possibilità di attraversare gli spazi universitari e le biblioteche, non sottostare a ricatti per l’acquisto di libri. Significa rivendicare l’apertura delle sedi e delle biblioteche fino a tarda sera, la possibilità di vivere il proprio ateneo nella sua pienezza e non invece vederlo, in ogni suo momento, decadere e distruggersi. Significa costruire proposte per attivare una didattica partecipata, con l’organizzazione di seminari da parte delle realtà studentesche, il potenziamento delle commissioni didattiche, internazionalizzazione e orientamento reale degli studenti.
Noi ci ricandidiamo perché negli ultimi due anni abbiamo ridato senso alla rappresentanza studentesca in questo ateneo, abbiamo ridato voce agli studenti e siamo venuti tra di voi a chiedervi quali fossero i problemi, capendo insieme come riuscire a risolverli e a lottare per vincere, tutti insieme. Ma quanto fatto non basta. Il marcio resta e per cacciarlo via, ancora una volta, dobbiamo farlo insieme, tutti noi. Alle studentesse e agli studenti della Federico II, non chiediamo un aiuto, chiediamo invece di lottare con noi e di costruire insieme l’alternativa reale che chi sta distruggendo l’Università pubblica non vuole nasca. Ma che, nonostante tutto, noi comunque saremo.

 

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