Ministra Giannini a Bologna, costretta a scappare dopo contestazione a festa Pd

by / Commenti disabilitati su Ministra Giannini a Bologna, costretta a scappare dopo contestazione a festa Pd / 416 View / 24 aprile 2015

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Gli studenti di Link Bologna hanno contestato la presenza della ministra dell’Istruzione Stefania Giannini, interrompendo il suo intervento alla Festa dell’Unità. Gli studenti hanno alzato cartelli in cui esponevano la propria contrarietà ai provvedimenti del governo e hanno volantinato tra i presenti per spiegare le proprie ragioni, prima di essere spintonati e allontanati.

“Abbiamo contestato l’intervento della Giannini – spiega Irene Ricciuti, portavoce di Link Bologna – perché riteniamo gravissimi i provvedimenti che il governo si appresta a varare su scuola e università. Nel Documento Economia e Finanza c’è scritto chiaro e tondo che la spesa per l’istruzione diminuirà ancora, che saranno tagliati 498 milioni per l’edilizia scolastica, che i finanziamenti alla scuola privata restano”. “Un altro nodo – prosegue Irene – riguarda la definitiva aziendalizzazione delle scuole, ridotte a trincea di profitto per le imprese che cercano manodopera precaria a bassissimo costo, se non gratuita. Il tema del rapporto formazione/lavoro è risolto a favore dell’impresa, nell’idealizzazione di un modello italiano dove mancano innovazione e ricerca, ma si chiedono basse qualifiche cui corrispondono bassi salari. La Buona Scuola è questo: subappaltare la formazione ai privati, che non formeranno cittadini critici ma un esercito di precari. Guardiamo con preoccupazione, ad esempio, al caso del lavoro gratuito o semi-gratuito per l’Expo di Milano, che potrà rappresentare un modello negativo per il futuro viste anche le dichiarazioni in questo senso di Poletti. Saremo a Milano il 30 aprile e il 1 maggio contro questa fiera della precarietà e del lavoro gratuito”.

“Anche sull’Università – dichiara Alessio Giorgianni, dell’esecutivo di Link – il governo continua sulla strada sbagliata della Gelmini: sottofinanziamento, competizione tra le università per spartirsi le briciole, rischio di collasso finanziario per gli atenei del Sud, la trappola dei prestiti d’onore che prevedono che lo Stato non si occuperà di finanziare welfare e borse di studio, ma che gli studenti dovranno indebitarsi come in America con assicurazioni e banche per ottenere i propri diritti. E’ francamente inaccettabile”.

“In tutto il mondo, da Amsterdam a Toronto passando per Londra – conclude Irene Ricciuti – le mobilitazioni studentesche e universitarie hanno ribadito che la privatizzazione dell’istruzione non ha più il consenso di chi scuola e università le vive. Anche in Italia la misura è colma, come dimostrano le mobilitazioni di quest’autunno e il partecipatissimo sit-in in Piazza di Spagna a Roma dei docenti contro la Buona Scuola. Invitiamo chi vuole una scuola e un’università pubbliche e accessibili a tutti a aderire alla mobilitazione nazionale del 5 maggio, in cui ribadiremo il nostro no alle proposte del governo e dimostreremo che siamo maggioranza nel paese reale, un paese che soffre i costi dell’austerità e dei tagli e che è distante da un palazzo arroccato nella difesa di un neoliberismo che ha fatto bancarotta”. La contestazione si è conclusa con la clamorosa fuga della Ministra e con studenti, studentesse e insegnanti che hanno urlato a gran voce che la scuola e la democrazia sono nelle loro mani rilanciando la mobilitazione e lo sciopero generale del 5 Maggio.

Link Coordinamento universitario Bologna