«Tutti con tutti», la piazza del 12 marzo

«Tutti con tutti», la piazza del 12 marzo

by / Commenti disabilitati su «Tutti con tutti», la piazza del 12 marzo / 8 View / 14 marzo 2011

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Si torna in piazza, sabato. Questa volta a chiedersi «Se non ora quando?» saranno migliaia di cittadini che manifesteranno, a Roma e almeno in altre ottanta città, per difendere la Costituzione. Ma dopo la famosa frase di Berlusconi – «la scuola pubblica inculca principi diversi da quelli delle famiglie» – il collegamento è stato immediato: la scuola pubblica se inculca qualcosa inculca i valori della Costituzione che, tra l’altro, all’articolo 33 difende la libertà di insegnamento. Dunque la manifestazione, che a Roma parte alle 14 da piazza della Repubblica per arrivare a piazza del Popolo (www.adifesadellacostituzione.it), con il tempo ha cambiato tono: difesa della Costituzione e difesa della scuola. Quella pubblica, quella che forma – e dovrebbe continuare a formare – i cittadini e la classe dirigente di questo paese, quella che accoglie e fa crescere chi domani metterà nell’urna la scheda per un partito di destra o per un partito di sinistra. Questa l’idea di chi ha convocato l’iniziativa.

Le adesioni sono a valanga: dal Pd a Farefuturo, dall’Idv a Sel e alla Federazione della sinistra. E poi Cgil, Legambiente, Libera e Emrgency. Gli organizzatori, esattamente come per la piazza delle donne del 13 febbraio – identica la veste dei siti – chiede la partecipazione di tutti, aldilà delle contrapposizioni politiche. Tant’è che uno degli slogan è «tutti con tutti». Divertente, ma problematica sul piano politico. La «trama» intessuta dalle piazza dei «Se non ora quando», d’altronde è chiara. Mobilitazione permanente contro il premier Berlusconi e tutto ciò che rappresenta della cultura di questo paese. Scatti di indignazione. Speranza che la maggioranza di governo – rattoppata con metodi poco cristallini – finalmente vada giù. Ma per fare cosa, dopo? Non c’è nulla di programmatico. E questo, dicono in molti, in fondo è un bene. Ma è anche vero che la suddetta trama mira a qualcosa di ben specifico: preparare il terreno per un governo delle «larghe intese», contro cui però – si sospetta – sarebbero pronti a schierarsi molte delle persone che scenderanno in piazza, e che sono scese in piazza il 13.
Stavolta però la questione della scuola pubblica si piega difficilmente a un «tutti con tutti». Si va a toccare una ferita ancora calda, aperta, sanguinante. La riforma dell’università, appena passata con i voti convinti di Futuro e Libertà che domani sfilerà insiema a Cgil, Pd e tanta parte della società civile. E i tagli drammatici della scuola – che quest’anno dovrà passare sotto le forche caudine della «terza tranche» di tagli – contro cui sì, si oppose anche Fini che però nulla disse quando si è trattato di spendere i pochi soldi disponibili a favore delle scuole private.

Contraddizioni che pesano, per quanto piazza della Repubblica sarà piena, colorata, convinta e determinata. Tant’è che gli studenti universitari non ci stanno. E hanno deciso di sfilare altrove. Rete della conoscensa, Link Uds, Uniriot, Atenei in rivolta – insomma la parte più consistente dell’Onda – si danno appuntamento alla Sapienza, a piazzale Aldo Moro, alle 12,30. Da lì partiranno con un corteo che ancora non si sa dove finirà. «Nessuna contrapposizione con chi scenderà in piazza per difendere la Costituzione e contro le parole di Silvio Berlusconi – spiega Claudio Riccio della Rete della conoscenza – ma non siamo d’accordo nel metodo e nel merito. Leggiamo in un editoriale diRepubblica che “torna l’Onda”. Ma quando mai? Lo decide Repubblica? I luoghi della democrazia esistono ancora, per esempio nelle assemblee studentesche dove prima di decidere si discute. Ma soprattutto – continua Riccio – riteniamo che la scuola pubblica non sia uno slogan, è qualcosa che vive ogni giorno sulla pelle di studenti e insegnanti. Non riteniamo opportuno sfilare con Fabio Granata, che ha votato a favore della riforma Gelmini. Ciò che ci stupisce è che ci sono sigle di studenti che hanno partecipato al movimento e che poi aderiscono a una manifestazione che neanche chiede esplicitamente più soldi per scuola e università».

Il riferimento è a Udu e Rete degli studenti, le uniche due sigle studentesche che aderiscono al corteo «ufficiale». Intanto l’Unione degli Studenti, facendo il verso aRepubblica, ha pubblicato dieci domande per provare a definire cosa significhi, nel concreto difendere al scuola pubblica. Ad esempio: «I nostri istituti cadono a pezzi, il 50% delle scuole non è a norma, solo con un piano di investimenti per 14 miliardi di euro si potrà risolvere il problema dell’edilizia scolastica. Ti impegni a votare in Parlamento l’adeguato finanziamento della legge 23/96 per la messa in sicurezza degli edifici scolastici?», oppure: «A scuola l’unica religione che si insegna è la religione cattolica. Saresti disposto a votare un provvedimento, nel rispetto della laicità dello stato, finalizzato a una scuola che insegni storia delle religioni?» . Chissà se tutti, ma proprio tutti, decideranno di rispondere?

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