Link e Adi scrivono a Paleari (Crui): «Per l’università ci vogliono scelte coraggiose»

by / Commenti disabilitati su Link e Adi scrivono a Paleari (Crui): «Per l’università ci vogliono scelte coraggiose» / 123 View / 19 gennaio 2015

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Abbiamo letto con molta attenzione l’intervento di Stefano Paleari , pubblicato lo scorso 12 gennaio. Il presidente della Crui costruisce la sua riflessione su tre parole d’ordine efficaci e di immediato riscontro – «giovani», «merito», «unità» – che indubbiamente contribuiscono a sollecitare la buona disposizione del lettore nei confronti delle argomentazioni presentate. Questo esito è favorito anche dallo sforzo di contemperare le categorie utilizzate richiamando limiti e correttivi. Così, si mostra di condividere la logica competitiva del finanziamento al sistema universitario, a patto che la quota premiale dell’Ffo sia aggiuntiva e non sostitutiva rispetto alla componente ordinaria; si tessono le lodi dei processi di valutazione dell’attività accademica; si accettano le variazioni nella distribuzione dei punti organico, purché contenute entro limiti che tengano conto delle differenze territoriali.

Il ricorso a tanta sobrietà è sicuramente apprezzabile ma, a nostro avviso, anche fuorviante. Non si tratta, infatti, solo di raggiungere punti di mediazione in altrettanti temi oggetto di dibattito, oggi, sull’Università. Si tratta evidentemente di altro. Paleari rivendica il ripristino di un «corretto finanziamento dell’educazione superiore» offrendo come contropartita al governo l’adesione all’impianto complessivo di una legge – la 240/2010 – la cui funzionalità è controversa e ben lontana dal poter essere considerata materia per esercizi di sobrietà. L’intero ragionamento del presidente della Crui ci sembra, per questo, dominato da un malinteso di fondo: l’Università abietta ha pagato per i suoi peccati – sottoponendosi alla cura Gelmini – e ora è giunto il momento dell’ultimo miglio: passare alla cassa.
Il limite di questa impostazione è, chiaramente, quello di escludere dal discorso qualsiasi possibilità di entrare nel merito della desiderabilità della cura. Cosa dire, ad esempio, a proposito di processi di valutazione costosi e forieri di una superfetazione burocratica sempre più insostenibile? Cosa dire di un finanziamento competitivo che induce all’aumento della tassazione e dell’emigrazione studentesca? Cosa dire di un meccanismo di reclutamento che condanna i giovani ricercatori al precariato ben oltre i quarant’anni, introducendo in seno al personale accademico un’intollerabile divisione tra strutturati e sfruttati? Crediamo che nessuno di questi punti sia pacifico.

Un’ultima considerazione andrebbe fatta in ordine all’esigenza, prospettata da Paleari, di «un’iniziativa per i giovani ricercatori», destinando 100 milioni all’anno per i prossimi tre anni. Su questo terreno esiste la nostra disponibilità al confronto, nell’obiettivo di cominciare a indirizzare il reclutamento di Rtda e Rtdb al di sopra dei livelli minimi da tempo indicati dal Consiglio universitario nazionale. Il nostro auspicio è che tale proposta possa rappresentare un primo segnale di apertura verso i giovani ricercatori, dopo l’esito parlamentare della legge di stabilità 2015 e lo snaturamento definitivo della tenure-track.
In conclusione, pur condividendo l’imperativo di tornare a livelli di finanziamento congrui per quelle che sono le esigenze del sistema accademico nazionale, non siamo disposti a scendere sul piano di una logica che leghi il ripristino delle necessarie risorse all’accettazione dell’impianto complessivo della 240/2010. In questo senso, alle tre parole d’ordine «giovani», «merito» e «unità» – che devono sempre essere sottoposte a un attento e severo esercizio di destrutturazione – ne va affiancata una quarta, irrinunciabile: il “coraggio” di scelte differenti.

* ADI – Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani
** LINK – Coordinamento Universitario

Fonte : Scuola24 – Il Sole 24 ORE