Lettera a Cota: I conti in tasca

by / Commenti disabilitati su Lettera a Cota: I conti in tasca / 10 View / 9 febbraio 2012

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Pubblichiamo una lettera dei rappresentanti degli Studenti Indipendenti in Cda dell’università di Torino in risposta alle dichiarazioni del Presidente della Regione Piemonte Roberto Cota.

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Lettera in risposta al Presidente della Regione Piemonte,

Roberto Cota

Il Presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota, disertando l’inaugurazione dell’Anno Accademico ha dichiarato che “l’Università fattura più di 800 Mln l’anno e sarebbe il caso di andare a vedere dove li mettono”. E’ vero, infatti, che il bilancio di previsione 2012 recita 841 mln di totale, ma ci teniamo a precisare che il 23% (193 mln) sono partite di giro, somme quindi non disponibili. Il reale importo al quale bisogna attenersi è dunque 647,9 Mln di euro, un bilancio di tutto rispetto che permette a Unito di vantarsi, come il Direttore Amministrativo citava nel suo intervento all’Inaugurazione dell’Anno Accademico, quale secondo attore economico del Piemonte.

Sembra difficile da credere ma del bilancio dell’Università degli Studi solo 33,8 mln sono sindacabili, o meglio spese non obbligatorie. Il restante 94,7% consiste di spese obbligatorie o finanziate da entrate vincolate e quindi bloccate, grazie alle quali l’Università degli Studi di Torino paga stipendi (sempre più spesso a personale precario e con poche tutele come per esempio i bibliocooperativisti), didattica e ricerca (il cuore pulsante di un ateneo) e finanzia biblioteche e servizi agli studenti.

Rimangono quindi 33,8 Mln che sono però impiegati per mantenere costante il livello di servizi offerti alle proprie strutture e utenze; sono spese per attività di supporto a ricerca, investimenti, biblioteche, spese per le ICT e per la gestione degli spazi universitari.

Grazie alla riduzione dei fondi destinati all’istruzione sanciti dal precedente governo e sostenuti dalla Lega Nord, i trasferimenti alle Università statali si stanno riducendo drasticamente mentre il blocco del turn-over non permette di sostituire il personale docente che va in pensione (anzi, spesso obbliga a richiamare all’insegnamento docenti pensionati), incrementando il rapporto studenti/docente e peggiorando di fatto la qualità dell’insegnamento.

Nella grave situazione di definanziamento del sistema universitario nazionale che si configura, attraverso la Legge di Stabilità 2011, in una diminuzione del 12,54% dell’ F.F.O. 2012 rispetto alla quota 2009 e nei tagli al Fondo per la programmazione del sistema Universitario (L.43/2005), cui l’ultimo stanziamento della della succitata Legge di stabilità impone un taglio dai 44 Mln previsti inizialmente a circa 37, l’Università risulta sempre più sottofinanziata, nonché soggetta a riforme continue perchè mal fatte e mal pensate che inevitabilmente chiamano nuove riforme.

In questo quadro di difficoltà le università accorpano o tagliano corsi di laurea giocando con la formazione degli studenti come se fosse un lavoretto di bricolage.

Avendo interpretato le Sue dichiarazioni come una curiosità legittima, e non altrimenti come un’offesa all’istituzione Universitaria, abbiamo provato ad illustrare in questo modo la situazione del nostro Ateneo, facendoci fare i conti in tasca.

Adesso è a Lei, Presidente Cota, che vorremmo porre qualche domanda in merito alle scelte politiche prese dalla giunta regionale chiedendoci quanto influiscano quei 5 mln di euro sottratti dalla voce “Edisu” e rimessi in bilancio. Vorremmo chiederLe come pensa di giustificare il collasso di un ente che resta di competenza regionale ma che rischia di non poter approvare alcun bilancio di previsione e quindi di essere commissariato.

L’infelice, ennesima dichiarazione del Presidente della Regione riguardo allo smantellamento del Diritto allo Studio giunge nel giorno in cui il Consiglio Comunale della Città di Torino si esprime all’unanimità (Lega Nord compresa) in favore delle istanze dei borsisti e dei rappresentanti degli studenti. L’intenzione della giunta di non volersi far carico delle proprie responsabilità, rimbalzando ambiguamente la decisione sulla sopravvivenza dell’Ente all’Università di Torino resta un tentativo goffo per sviare l’attenzione dal punto centrale: l’annullamento del diritto allo studio in Piemonte non è tanto una scelta economica quanto politica!

Riprendendo quindi le parole del nostro Rettore Pelizzetti non possiamo che ribadire ancora una volta che “queste sono scelte che non possono essere condivise” poiché disperdono risorse bloccando l’accesso al sapere ai capaci e meritevoli, eliminano ogni possibilità di mobilità sociale e riportano l’università ai tempi del medioevo, quando ad accedervi era una ristretta classe di persone: i ricchi tutelati.

Giulia Mercuri e Matteo Piolatto

Consiglieri di Amministrazione UniTo – Studenti Indipendenti