L’emergenza non la paghiamo noi!

by / Commenti disabilitati su L’emergenza non la paghiamo noi! / 300 View / 23 marzo 2020

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In questi giorni di quarantena anche l’università vive a un ritmo sospeso, un luogo di aggregazione e di confronto come l’ateneo, si smaterializza. 

Nelle retorica generale molto viene affidato alla responsabilità individuale, che sicuramente è un perno centrale in questa fase, ma non la responsabilità individuale va affiancata da una responsabilità collettiva, anche istituzionale,  per garantire le stesse possibilità a tutti. 

Rispetto all’emergenza coronavirus, e soprattutto rispetto alle ricadute economiche di questa, è necessario immaginare misure, forti e in controtendenza, che mettano al centro le persone. 

Infatti il finanziamento delle politiche economiche dei prossimi mesi non dovrà essere basata su tagli al welfare, all’istruzione e riforme fiscali regressive. La “ricostruzione” non dovrà avvenire lasciando indietro i servizi e gli investimenti che proprio durante questa crisi si sono dimostrati essenziali: dall’istruzione alla sanità, dopo 10 anni di tagli, dobbiamo ripartire. 

Nel contesto attuale, che registra un cospicuo sottofinanziamento della sanità pubblica con circa 37 mld di tagli, mentre la sanità privata conta 35 miliardi di euro di spesa, in costante aumento, constatiamo la necessità di un rifinanziamento complessivo nella spesa sanitaria e, in particolare, in quella della filiera formativa e del numero di borse di specializzazione disponibili.

Già dalle politiche messe in campo negli ultimi giorni, emerge la tendenza a garantire il ceto imprenditoriale. Anche la chiusura tardiva e parziale delle imprese non essenziali, è il risultato di una mediazione al ribasso. 

Per questi motivi è importante ribadire che non sarà possibile uscire dall’emergenza e dalla crisi sulle spalle dei lavoratori, delle studentesse e degli studenti. 

 

Molti sono i disagi e le difficoltà che gli studenti e le studentesse stanno vivendo in questa fase: nonostante alcuni primi interventi del Governo per risolvere i problemi causati dall’emergenza coronavirus alle università, mancano ancora molte misure risolutive per tutelare studenti e studentesse. Per questo stiamo chiedendo al Ministero e al Governo misure che siano in grado di garantire tutele e parità di trattamento, in particolare attraverso le richieste che presenteremo in questi giorni al Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari (CNSU).

Per le misure che vanno a tutelare gli studenti sul piano economico e far fronte ai disagi che si stanno verificando in modo generalizzato per moltissime famiglie,  stiamo chiedendo di esonerare gli studenti dal pagamento delle tasse universitarie di quest’anno senza gravare sui bilanci degli atenei, e nel caso non fosse possibile  va assolutamente evitato il sovrapporsi fra le rate che potrebbe essere generato dalle proroghe .

 

Per lo stesso motivo è necessario un sostegno economico per gli studenti fuori sede che devono pagare l’affitto. Secondo l’indagine Eurostudent 2017 il costo dell’alloggio per i fuorisede incide per il 38% sul totale delle spese sostenute durante l’anno, configurandosi come uno dei principali costi che gravano sulle spalle degli studenti e delle studentesse e delle loro famiglie. Di fronte alla situazione di emergenza scatenata dal Coronavirus, in molti si trovano nella situazione di non riuscire a pagare regolarmente il canone di locazione richiesto dai proprietari;  in particolare coloro che pur avendo un reddito basso non hanno potuto accedere alle residenze universitarie. 

Per queste situazioni immaginiamo un contributo affitto, rivolto a tutti gli studenti e le studentesse fuorisede impossibilitati ad oggi al pagamento dei canoni di locazione, e finanziato tramite uno stanziamento di fondi ad hoc da parte del Ministero dell’Università e della Ricerca.

Inoltre ritardi e problemi nell’erogazione della didattica da parte degli atenei rende difficile raggiungere i crediti necessari per mantenere la borsa di studio per gli studenti che ne beneficiano, per questo pensiamo vada fatta una deroga che permetta di non perdere la borsa. E’ quindi necessario una revisione complessiva dei CFU necessari, tenendo conto delle situazioni concrete in cui si vengono a trovare gli studenti borsisti ed  evitando eccessivi ritardi nell’anno successivo. 
Infine occorre tutelare tutti gli studenti dal punto di vista della didattica: tramite le modalità telematiche, che fortunatamente gli atenei stanno garantendo in questa fase, è possibile non bloccare il normale svolgimento delle lezioni. E’ chiaro però, che questo cambio repentino di paradigma didattico non deve lasciare indietro nessuno: gli atenei devono poter garantire a tutti e tutte l’accesso agli strumenti informatici della didattica on line e  la possibilità di avere il wi fi. 

Anche preparare e sostenere gli esami può essere complicato in questa fase per cui è necessario ipotizzare delle scale valutative diverse che considerino la difficile ricezione del materiale didattico: gli atenei e i docenti stessi devono attivarsi per  la messa in rete e l’accesso gratuito al materiale utile al fine di svolgere lezioni ed esami.
Rispetto alla crisi di finanziamenti del settore sanitario crediamo sia utile partire dal rifinanziamento delle borse di specializzazione. Infatti ad oggi, lo stanziamento di 5000 borse non è bastevole, chiediamo che il numero di borse di specializzazione stanziate rispetti un rapporto di 1:1 tra numero di candidati e numero di posti messi a bando.

Sempre in ambito sanitario, al netto della conquista della laurea abilitante in medicina, è ora necessario garantire gli studenti di medicina del sesto anno affinché riescano ad abilitarsi nonostante l’interruzione momentanea dei tirocini. Per questo, gli scenari che si aprono sono due, da un lato valutare l’inserimento di sessioni di laurea nella prima decade del mese di settembre (in modo che, durante i mesi estivi, possano essere espletati i tirocini abilitanti) e, conseguentemente, posticipare il concorso SSM nell’ultima decade di settembre; dall’altro permettere ai laureandi delle sessioni di giugno/luglio di conseguire il titolo di laurea senza aver completato il tirocinio abilitante, consentendone il completamento nei mesi successivi (agosto, settembre, ottobre).

Infine anche gli studenti di giurisprudenza e i praticanti vivono una condizione peculiare: con il posticipo di sessioni di esami e di laureano rischiano di non potersi iscrivere alla pratica forense e alla pratica anticipata entro maggio, determinando l’impossibilità di accedere all’Esame di Avvocato a Dicembre 2021. 

Per questione chiediamo che vengano garantiti gli appelli d’esame e di laurea entro la data del 9 maggio, allo stesso modo chiediamo che il Consiglio Nazionale Forense e gli Ordini territoriali  si adoperino al fine di garantire l’iscrizione anche nel mese di giugno data la situazione eccezionale. 

Il blocco dei tribunali disposto fino al 30 maggio per le procedure ordinarie, determina anche l’impossibilità per i praticanti e per gli studenti-praticanti di partecipare alle 20 udienze necessarie in un semestre, per questo chiediamo di rimuovere questo requisito per il semestre in corso.  

Anche gli studenti Erasmus, come abbiamo già denunciato hanno delle difficoltà concrete, per questo chiediamo che venga garantito a loro il rimpatrio senza costi aggiuntivi. 

Siamo in un momento drammatico per il paese e per tutti noi, non possiamo però accettare che le esigenze degli studenti e delle studentesse vengano dimenticate creando ulteriori differenziazioni.  Per questo anche sul lato universitario il Ministero, con cui stiamo provando a interfacciarci da settimane senza risultato, deve dare delle risposte chiare e concrete.