Le nuove classi di concorso penalizzano i laureati in relazioni internazionali

by / Commenti disabilitati su Le nuove classi di concorso penalizzano i laureati in relazioni internazionali / 212 View / 10 marzo 2016

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Riportiamo l’articolo di Scuola24 sulla protesta dei laureati in relazioni internazionali, che si trovano penalizzati dal regolamento di riforma delle classi di concorso. 

Qui la lettera alla Ministra Giannini

Il regolamento con il riordino delle classi di concorso è in vigore dal 23 febbraio; ma secondo l’Associazione italiana dottori in scienze politiche (Aidosp), l’apertura della nuova classe «A46», scienze giuridico-economiche, ai laureati in scienze politiche non è così automatica, e penalizzerebbe i giovani.

La lettera al ministro Giannini
Così l’Associazione ha scritto al ministro, Stefania Giannini, chiedono una correzione: «Nelle ultime bozze di revisione delle classi di concorso disponibili online rileviamo come la Ls60/Lm52 (relazioni internazionali) sia inserita nella classe di concorso A46, relativa alle scienze giuridico-economiche. La possibilità di accedere quindi alle graduatorie, per i laureati magistrali dei corsi del nuovo ordinamento derivati da scienze politiche vecchio ordinamento, è quindi un fatto positivo; tuttavia si segnalo aspetti discriminatori che rischiano di vanificare l’intento di chi ha riformato le classi di concorso».

I sottovincoli
Infatti, scrive ancora l’Aidosp, risulta comprensibile il fatto che si richieda di aver accumulato 96 crediti in determinate materie, ma non lo è altrettanto l’inserimento di successivi discriminatori vincoli legati a “famiglie” più ristrette di esami (12 crediti per 8 diverse “famiglie”). Questi «eccessivi sottovincoli», a parere dell’Associazione scrivente, infatti renderebbero impossibile l’accesso all’insegnamento per moltissimi laureati della Lm52. Con l’ulteriore paradosso che, essendo i laureati in relazioni internazionali naturalmente più portati alla conoscenza e alla pratica delle lingue straniere, gli stessi non potrebbero nemmeno accedere all’insegnamento laddove si sta sperimentando il Clil sin dalle scuole dell’infanzia. Di qui la richiesta a Stefania Giannini di «ri-esaminare i criteri confidando in una ulteriore meno restrittiva revisione delle classi».