Lavoro gratuito nei tribunali: la presa in giro del Ministro Orlando

by / Commenti disabilitati su Lavoro gratuito nei tribunali: la presa in giro del Ministro Orlando / 144 View / 28 giugno 2017

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“L’economia della promessa” colpisce ancora!

Come studentesse e studenti siamo stanchi di assistere all’ennesima presa in giro da parte del Governo, e ieri, con un tweetmob, l’abbiamo denunciato pubblicamente, in faccia al ministro della Giustizia Andrea Orlando, convinto che sia possibile sfruttare i tirocinanti nei tribunali, che hanno scoperto dopo 18 mesi di lavoro che non riceveranno il compenso promesso.

Cosa sta succedendo nei tribunali italiani?

Qualche anno fa, con il c.d. “Decreto del Fare”, convertito in legge sotto il Governo Letta, con la l. 98/13, all’art. 73, è stato introdotto e disciplinato il tirocinio, per sopperire ad una consistente mancanza di personale all’interno del mondo della Giustizia, specie nei tribunali.

Un lavoro ed una responsabilità fondamentali per mandare avanti “la baracca”, dal momento che, come ammesso dallo stesso Consiglio Superiore della Magistratura, i compiti portati avanti da centinaia e centinaia di tirocinanti sono indispensabili per ovviare al grave problema di mancanza di organico amministrativo e togato, oltre che per ultimare l’ingente mole di lavoro arretrato.

Peccato che fin dall’emanazione del “Decreto del Fare” non fosse garantita l’obbligatorietà del compenso (neppure un rimborso-spese) per il lavoro svolto dai tirocinanti: un sistema, quello degli uffici giudiziari che reggeva e regge su lavoratori e lavoratrici non pagati.

Solo grazie alle proteste degli stessi tirocinanti nei tribunali, nel 2015 sono state finalmente finanziate, grazie al Fondo Unico Giustizia, Borse di Studio per un ammontare di 8 milioni di euro complessivi, nel tentativo di “retribuire” e coprire gli iscritti al bando 2015.

Quello che succede in seguito però è una beffa peggiore del danno: nel 2016, infatti, sono aumentati esponenzialmente i partecipanti al bando per il tirocinio che fanno richiesta per la borsa di studio, ma sono rimasti invariati i finanziamenti per le borse. Nell’’art. 3 del decreto interministeriale Orlando-Padoan per il bando del 2016 non è inserito un tetto massimo di ISEE oltre il quale non poter fare richiesta della borsa di studio (di per se irrisoria, ammontando a circa 400 euro al mese). Gli studenti e le studentesse vincitrici sono quindi convinti che, con la vittoria del bando, si ottenga anche la borsa di studio.

Resta così invariato il finanziamento a fronte di un aumento della richiesta, e di questo sono ben consapevoli i ministri Orlando e Padoan, che hanno scelto tuttavia di omettere un dettaglio così importante, come quello del riferimento al reddito.

La conseguenza è evidente: 1300 tirocinanti scoprono dopo 18 mesi di lavoro che hanno lavorato gratis; 1300 donne e uomini che lo scorso 15 giugno si sono ritrovati esclusi dalla platea dei beneficiari per le borse di studio, senza nessuna possibilità di veder retribuito il lavoro svolto, quel lavoro che lo stesso CSM ha definito fondamentale.

Quanto accaduto è l’esempio emblematico dell’economia della promessa,  per la quale la “giusta gavetta” può legittimare lo sfruttamento del lavoro non pagato e l’abuso di strumenti quale il tirocinio. E’ emblematico quanto accade con la maggior parte dei tirocini in Italia perché non rappresenta una forma contrattuale ed è largamente più vantaggioso per la parte datoriale che non è obbligata a versare i contributi ai fini previdenziali; largamente più vantaggioso anche in riferimento, ovviamente, alla “retribuzione”, che può persino non sussistere.

Oltre all’azione messa in campo ieri, è stata inoltre presentata un’interrogazione parlamentare dall’on. Fratoianni, cui il ministro Orlando dovrà rispondere la prossima settimana, in particolare per quanto riguarda lo stanziamento delle borse di studio a tutte e tutti coloro i quali hanno fatto richiesta e svolto con regolarità, per i 18 mesi, il tirocinio, in virtù della Legge di Stabilità 2016 (la l. 232/16) che all’art. 1 ha espressamente sancito l’esistenza di un vero e proprio “diritto all’attribuzione della borsa di studio” per i tirocini.

Pretendiamo che vengano immediatamente assegnate le borse di studio a tutte e tutti i tirocinanti! Siamo stanchi del mantra del lavoro gratuito: il lavoro non è volontariato e va pagato!

Come studentesse e studenti universitari ci battiamo quotidianamente affinché nei luoghi in cui si ha l’opportunità di mettere a frutto le proprie conoscenze e conciliare la teoria con la pratica, vi sia una reale formazione e non un mero sfruttamento di manodopera gratuita; la nostra lotta si estende oltre il mondo universitario, laddove ormai il mercato del lavoro si nutre del sempre più vasto esercito di precari… è tempo di riscatto, pretendiamo che il nostro lavoro sia finalmente riconosciuto con le tutele e la retribuzione che ci spettano!