LAUREA ABILITANTE IN MEDICINA: OLTRE LE BELLE PROPOSTE, SERVONO DELLE RISPOSTE

by / Commenti disabilitati su LAUREA ABILITANTE IN MEDICINA: OLTRE LE BELLE PROPOSTE, SERVONO DELLE RISPOSTE / 149 View / 2 luglio 2018

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LAUREA ABILITANTE: OLTRE LE BELLE PROPOSTE, SERVONO DELLE RISPOSTE

 

Dopo la formazione del nuovo Governo, che si dice pronto a stravolgere le regole dei giochi attuali, ci sembra necessario riportare l’attenzione del dibattito politico su una questione centrale per la formazione degli studenti e delle studentesse di medicina, ovvero il decreto promulgato dal precedente governo che regola l’ esame di stato per l’abilitazione alla professione medica.

 

Già da diversi anni, la laurea abilitante è al centro delle nostre proposte di riforma della formazione medica. Essa è centrale perché, in un percorso già lungo ed economicamente impegnativo come quello per diventare medico, abbattere i tempi che intercorrono tra percorso formativo e abilitazione è fondamentale. È necessario, infatti, superare l’attuale modello per cui si è di fatto costretti a “perdere” un intero anno tra la conclusione del percorso di studi e la possibilità di esercitare la professione. Purtroppo, il Regolamento che ci viene proposto, non tenendo conto della realtà effettiva in cui va ad agire, presenta una serie di lacune che rendono una misura giusta, estremamente problematica.

 

Tutto il ragionamento trova senso di esistere se partiamo dal presupposto che il tirocinio per l’abilitazione sia un momento fondamentale per la formazione del giovane medico che si trova, per la prima volta,a confrontarsi con l’ambito professionale e con la possibilità di mettere in pratica le proprie conoscenze. La peculiarità del tirocinio di abilitazione che lo rende di fatto differente dai tirocini curriculari, sta nel fatto che per la prima volta si è messi nella condizione, di fronte al paziente, non solo di ricevere delle nozioni, ma di affrontare la “prova generale” dell’esercizio e dell’applicazione delle nozioni acquisite.

 

Ma andiamo con ordine: una delle questioni centrali riguarda l’inserimento del tirocinio e dell’esame di stato all’interno del corso di studi. Oggi i Corsi di Laurea in Medicina, profondamente differenti tra di loro a livello nazionale, infatti, già faticano a tenere dentro i sei anni tutte le attività clinico-pratiche previste dalle Direttive Europee. La domanda su come sia possibile l’aggiunta di ulteriori tre mesi di tirocinio formativo ed abilitante in tale complesso e traballante sistema, ci sorge quindi spontanea. Riteniamo che sia sbagliato affidare l’attuazione di tale misura esclusivamente ai singoli atenei: lo sappiamo bene che nei contesti virtuosi, delle misure accettabili e decorose potrebbero anche essere attuate, ma il rischio di impoverimento della qualità della didattica negli Atenei con minori possibilità è dietro l’angolo.

Anche l’autorevole parere del Consiglio di Stato che ha fatto emergere le difficoltà di attuazione di tale decreto in questo senso.

 

Non ci sono soluzioni semplici a problemi complessi, ed oggi più che mai, questa sfida ci dà l’occasione per indirizzare le forze a lavorare per un’ uniformazione del percorso formativo di Medicina a livello nazionale, pur nel rispetto dell’autonomia didattica e delle positive differenze dei singoli Atenei, con la necessità della costruzione di una base di partenza ampia, determinata e comune a tutte e tutti. E’ necessario che il Ministero si faccia carico di indagare le realtà più disparate presenti oggi nel paese, e che dia delle linee guida chiare su come introdurre tali misure all’interno dei singoli ordinamenti didattici, aprendo un confronto attivo e continuo con gli studenti, che vivranno sulla loro pelle tali misure.

 

Deve essere altresì scongiurato il rischio reale che un’attuazione poco ponderata di tali direttive ministeriali comporti un’ allungamento dei tempi di laurea che, inevitabilmente, si ripercuoterebbe in termini economici sugli studenti che si potrebbero vedere costretti a pagare tasse per un periodo più lungo.

 

Infine, ma non per importanza, deve essere preso seriamente in considerazione l’enorme ed improvviso restringimento dell’imbuto formativo già esistente tra laurea ed accesso alla formazione specialistica: sono oramai anni che ad ogni edizione del concorso circa 15.000 candidati concorrono per neanche la metà dei posti di specializzazione disponibili, e nell’anno di passaggio tra vecchio sistema di abilitazione e nuovo, ci troveremmo di fronte al doppio esatto dei candidati neoabilitati che si aggiungeranno a quelli già rimasti fuori negli anni precedenti. Tutto ciò va direttamente a ledere la base dei diritti di ogni cittadino, sia medico che paziente: istruzione, lavoro e, di conseguenza, la sanità.

 

In un momento in cui la soluzione che ci  viene proposta come cura di tutti i mali è il doppio canale formativo è ancora più necessario ribadire la fondamentale ed imprescindibile necessità di un maggiore investimento da parte dello Stato, sul numero delle borse di specializzazione ed MMG, e sul rifinaziamento dell’Università tutta.

Sappiamo che non saranno piccole proposte di modifica a poter risolvere la situazione, ma un ragionamento complessivo che entri in profondità rispetto i problemi e alle possibili soluzioni.

Finchè il Governo resterà vago su temi di così centrale importanza sociale, non smetteremo di far sentire la nostra voce.