Laurea Abilitante, ci siamo quasi

by / Commenti disabilitati su Laurea Abilitante, ci siamo quasi / 485 View / 13 maggio 2018

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È ufficiale, il M.I.U.R ha annunciato che la ministra Fedeli ha firmato il nuovo Regolamento sugli Esami di Stato di Abilitazione della Professione di Medico-Chirurgo, concretizzando in parte ciò che, come studenti e studentesse di Link Area Medica, proponiamo e richiediamo a gran voce, attraverso assemblee sui territori e lavoro negli organi universitari, da quasi due anni. Dalla sessione di Luglio 2019 entreranno in vigore nuove regole per l’abilitazione alla professione medica. La principale novità di tale esame risiede nello spostamento della prova pratica prima del termine del corso di studi.

Poiché l’introduzione avverrà già dalla prossima estate, è previsto un periodo di ponte di due anni in cui sarà permesso, a coloro che non riescono ad effettuare tale tirocinio prima del termine del corso di studi, di svolgere tali periodi dopo il conseguimento della Laurea.  

Riduzione delle tempistiche e semplificazione

La modifica del Regolamento, attraverso l’anticipazione della prova pratica durante gli ultimi due anni del corso di laurea, dovrebbe portare ad una contrazione dei tempi per l’ammissione all’Esame di Stato e, a livello assoluto, ad un accorciamento dell’iter formativo dei futuri medici. Quanto detto si va a porre, dunque, come un avanzamento più che legittimo e necessario che, come Link Area Medica, auspichiamo e rivendichiamo da tempo. Il decreto infatti mira a ricomprendere all’interno del percorso formativo il tirocinio di abilitazione, ed aumenta da 2 a 3 il numero di sessioni di esame di Stato.

A cambiare non è solo la prova pratica dell’esame ma è anche la tipologia dei quiz che saranno somministrati, con il passaggio dall’utilizzo delle domande presenti nell’attuale archivio a quesiti non noti.

Queste modifiche, ad ogni modo, non sono che il primo passo: l’obiettivo finale che ci poniamo è quello di riuscire ad ottenere, sul lungo periodo, una profonda riforma del sistema che è responsabile della formazione dei giovani medici. Questo per avere la garanzia di una didattica tutelata e di qualità che permetta il raggiungimento di obiettivi fondamentali in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Da tale processo di riforma non può essere esclusa la formazione che, nel caso dei laureati in Medicina e Chirurgia, prosegue dopo il conseguimento della laurea e dell’abilitazione alla professione con la formazione specialistica post-laurea. Formazione ad oggi purtroppo non più a tutti garantita a causa di un imbuto formativo ormai sempre più stringente.  

Al momento non è ancora disponibile il decreto recanti le disposizioni tecniche in maggiore dettaglio, ad ogni modo, il Ministero ha dichiarato che il Regolamento, firmato dopo un iter che ha coinvolto CUN, CNSU, Ministero della Salute, CRUI e Conferenza dei Presidenti dei corsi di laurea in medicina, oltre che l’Ordine professionale, tiene conto delle osservazioni del Consiglio di Stato contenute nel parere emesso il 22 marzo 2018 e del riscontro fornito l’8 maggio 2018 dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri-Dipartimento per gli Affari Giuridici e Legislativi. Sarà necessario attendere la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale per conoscere tutti i dettagli del testo approvato.

Il nuovo tirocinio dentro al percorso di studi

La novità cardine è ovviamente l’inserimento del tirocinio trimestrale obbligatorio all’interno degli ultimi due anni del corso di studi in Medicina e Chirurgia. Per accedere alla prova teorica dell’Esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio della professione di medico-chirurgo è necessario il superamento del tirocinio pratico-valutativo: i tre mesi, come accade ora, saranno suddivisi nelle diverse aree: un mese in Area Medica; un mese in Area Chirurgica; un mese, da svolgersi però non prima del sesto anno di corso, nello specifico ambito della Medicina Generale.

Fino ad ora il tirocinio trimestrale valido per l’idoneità all’esame di Stato poteva essere effettuato solo dopo aver conseguito la laurea, e solamente due volte l’anno. Tale tirocinio non potrà comunque essere espletato prima del V anno di corso e potrà essere effettuato solo in seguito al superamento di tutti gli esami fondamentali previsti nei primi quattro anni del corso di studi. Il M.I.U.R. ha motivato affermando: “Una scelta che nasce dalla volontà di uniformare il percorso italiano di formazione e abilitazione professionale dei medici a quello della maggior parte dei Paesi europei”; anche in questo caso, sembra in parte ripercorrere le elaborazioni emerse dalle assemblee nazionali di Link Area Medica.

Le 5500 ore di attività formative richieste dalla direttiva 2013/55/CE ai fini della validità dell’abilitazione professionale di medico-chirurgo in Europa, attualmente raggiunte durante il corso di studi e successivamente con il tirocinio di Stato, saranno dunque inglobate interamente nel percorso formativo: gli atenei hanno due anni di tempo dall’emanazione del decreto per adeguarsi e rispettare da un lato il vincolo europeo delle 5500 ore, dall’altro il minimo di 60 CFU di attività professionalizzante previsti dall’ordinamento didattico del corso di laurea magistrale in Medicina e Chirurgia.

Il Consiglio di Stato, nel fornire il parere consultivo prima dell’emanazione del decreto, aveva posto l’accento sulla questione degli obiettivi del tirocinio, dapprima formativi e poi valutativi: attendiamo di leggere il testo definitivo pubblicato in Gazzetta Ufficiale per analizzare le soluzioni adottate dal MIUR.

Cambia anche la prova teorica

La prova teorica dell’Esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio della professione di medico-chirurgo, la cui predisposizione dei quesiti sarà elaborata da un’apposita Commissione nazionale di esperti, consisterà in 200 quesiti a risposta multipla, di cui una sola corretta:

  • con il nuovo Regolamento, sono stati ridotti a 50 quelli relativi alla parte “pre-clinica” della formazione del medico, formulati su argomenti riguardanti le conoscenze di base con particolare attenzione ai meccanismi fisiopatologici e alle conoscenze riguardanti la prevenzione e la terapia;
  • sono stati invece portati a 150 quelli riguardanti la formazione “clinica”, su argomenti riguardanti le capacità del candidato nell’applicare le conoscenze biomediche e cliniche alla pratica medica e nel risolvere questioni di deontologia professionale e di etica medica. La prova include anche una serie di domande riguardanti problemi clinici afferenti alle aree della medicina e della chirurgia, e delle relative specialità, della pediatria, dell’ostetricia e ginecologia, della diagnostica di laboratorio e strumentale, e della sanità pubblica.

Alle risposte positive sarà attribuito un punteggio di positivo, alle risposte non date un punteggio nullo, a quelle errate una penalizzazione, come già avviene per il test d’ingresso: l’esame di abilitazione sarà superato conseguendo un certo punteggio stabilito nel decreto. I dettagli sui punti attribuiti e sul cut-off per il superamento della prova erano stati oggetto di rilievi da parte del Consiglio di Stato, per cui attendiamo di leggere il testo definitivo.

 

Dubbi e prospettive

Fin dalla proposta nata a fine 2016 dal coordinamento degli studenti e delle studentesse di medicina di Link Coordinamento Universitario, si andava a sottolineare la difficoltà dell’inserimento del tirocinio abilitante all’interno di corsi di laurea estremamente differenziati all’interno degli atenei di tutto il territorio nazionale, andando a sostenere la necessità di uniformare i piani di studio. Tale processo, oltre ad ottimizzare l’insegnamento assicurando a tutti gli studenti una base di preparazione teorica comune, piattaforma sulla quale si andrebbero ad inserire le particolarità di ogni singolo ateneo andando a conferire valore aggiunto, andrebbe ad affiancarsi e ad inglobare il rimodellamento dell’organizzazione dei tirocini necessario al fine di poter costruire un inserimento del tirocinio abilitante. A nostro parere, l’anticipo della parte pratica dell’esame di abilitazione durante gli ultimi due anni del corso di laurea costituisce una misura ponte. Per quanto, riteniamo che tale proposta potrebbe, nel breve periodo, ottimizzare la fluidità del percorso formativo del futuro medico, siamo consapevoli dei suoi limiti e riteniamo quindi opportuno immaginare una soluzione migliore, attuabile però solo sul lungo periodo.

È, infatti, nostra convinzione che 6 anni di formazione debbano essere sufficienti a formare e a farsi garanti delle capacità professionali del medico: Non devono essere necessari ulteriori tre mesi di tirocinio abilitante per verificare la formazione del giovane medico. Il corso di studi si deve fare carico, come già avviene per la formazione teorica, sia dell’insegnamento che della verifica dell’apprendimento delle nozioni pratico/cliniche dello studente. Per tale ragione è nostra intenzione, nei prossimi mesi, aprire il dialogo tanto con le Università quanto con i deputati organi ministeriali, affinché sia avviato un percorso condiviso e non calato dall’alto, in parallelo tra i vari atenei, che porti all’ottimizzazione del percorso di formazione medica in tutti i suoi aspetti.

Fermo restando la necessità legislativa dello svolgimento di una prova di abilitazione che avvenga in un momento successivo al conseguimento del diploma di laurea, riteniamo sia fondamentale un rimodellamento del percorso di studi affinché tale tappa non comporti un ritardo temporale importante rispetto all’ingresso nel mondo del lavoro.

Tale processo sarebbe a nostro avviso dovuto iniziare prima, poiché l’introduzione di una nuova forma di abilitazione a partire dalla sessione di luglio 2019 (quindi a partire da quegli studenti che stanno al momento frequentando il quinto anno di corso) potrebbe portare ad una non indifferente disparità sul territorio nazionale sulla base delle tempistiche che saranno necessarie ai vari atenei per mettere in campo gli adeguamenti strutturali e le convenzioni necessarie a permettere ai propri studenti l’anticipo di tale periodi di tirocinio. Sarà quindi nostra priorità vigilare, negli atenei in cui siamo presenti, affinchè siano messe in campo tutte le risorse necessarie per permettere che tale processo di adeguamento inizi quanto prima possibile.

Ci auguriamo infine che le modifiche al test teorico siano tali da permettere un’effettiva valutazione della preparazione del candidato intesa, non solo come preparazione teorica, ma anche come capacità di ragionamento clinico, senza che si scivoli nella verifica di una conoscenza meramente nozionistica con scarso riscontro nella professione di tutti i giorni.

L’iniziativa del Progress Test, perseguita da anni nei corsi di laurea in Medicina e da cui verosimilmente saranno tratte come modello le domande del nuovo test di abilitazione, è stata finora applicata in maniera molto variabile sul territorio nazionale, ed i suoi esiti non sempre hanno rispecchiato l’effettiva preparazione degli studenti: vigileremo quindi affinché il MIUR si faccia garante dell’efficacia di una prova così importante se, come pare, da iniziativa volontaria è assurta a discriminante nell’acquisizione di un titolo rilasciato dallo Stato.

Studenti e studentesse di

Link Area Medica

Chi si Cura di Te?