L’appello dei ricercatori: noi poco rappresentati negli organi degli atenei

by / Commenti disabilitati su L’appello dei ricercatori: noi poco rappresentati negli organi degli atenei / 29 View / 20 febbraio 2015

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Non solo precarietà e blocco del turn over. Per i giovani ricercatori c’è un’altro male che colpisce gli atenei d’Italia: la scarsa o mancata rappresentanza delle ragioni dei giovani cervelli nelle stanze dove si decidono strategie e scelte delle università, a cominciare dai senati accademici. A denunciare questo “deficit di democrazia” è l’Adi, l’associazione che riunisce dottori e dottorandi di ricerca, in una lettera aperta inviata al presidente del Cun, il Consiglio univeristario nazionale, Andrea Lenzi.

La situazione negli atenei
«A quattro anni dall’approvazione della legge 240/2010 – spiega la lettera firmata da
Antonio Bonatesta segretario dell’Adi e Giuseppe Montalbano rappresentante dei dottorandi nel Cun – le conseguenze prodotte dalla messa in esaurimento della figura del ricercatore a tempo indeterminato sono emerse in tutta la loro drammatica problematicità». La stagione di tagli alle risorse per le università con il blocco del turn over e l’introduzione del ricercatore a tempo determinato di tipo “a” e “b”, «aggravata dalla conservazione dell’assegno di ricerca e di una moltitudine di contratti di collaborazione, ha provocato un’irresponsabile disarticolazione e precarizzazione del reclutamento accademico». Una miscela esplosiva che ha prodotto come conseguenze un «altissimo tasso di espulsione» di dottori e assegnisti di ricerca e il «progressivo slittamento dell’età media dell’ingresso in ruolo» e, infine, l’«invecchiamento complessivo del corpo docente, con riflessi preoccupanti sulla competitività internazionale del nostro sistema universitario».

L’intervento sulla rappresentanza
L’Adi che dà atto al Cun e al suo presidente Lenzi di aver «coraggiosamente» affrontato tali questioni (su questo il Cun ha prodotto una serie di documenti per «Ripensare l’assetto della docenza universitaria ») rivolge ora un nuovo appello all’organo consultivo per intervenire anche su un altro tema: quello dei diritti di rappresentanza. «A partire dall’approvazione della legge 240/2010, l’Adi – si legge nella lettera inviata a Lenzi – si è impegnata nei molteplici percorsi di riscrittura degli statuti universitari, al fine di garantire ai dottorandi il proprio legittimo spazio di rappresentanza in seno agli organi di ateneo, in primo luogo nei senati accademici». «Lì dove questa nostra battaglia è riuscita – continua la missiva -, le istanze dei dottorandi e dei dottori di ricerca hanno sempre goduto di piena cittadinanza. Da questa esperienza vogliamo ripartire oggi, nella matura consapevolezza della centralità che gli oltre 15mila assegnisti di ricerca e i 4mila Rtd rivestono ormai nella comunità accademica». «Riteniamo dunque – conclude il testo – non più procrastinabile un intervento complessivo per il miglioramento delle condizioni di rappresentanza di Assegnisti e Ricercatori a tempo determinato negli organi di ateneo, condizioni attualmente poco garantite, gravemente lacunose o del tutto compromesse dalla mancata corrispondenza dell’elettorato attivo con quello passivo».

FONTE Il Sole 24 Ore