L’AltraRiforma – Appello per cambiare l’università, dal basso

L’AltraRiforma – Appello per cambiare l’università, dal basso

by / Commenti disabilitati su L’AltraRiforma – Appello per cambiare l’università, dal basso / 12 View / 1 gennaio 2010

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Il ddl Gelmini «presentato mediaticamente come disegno ‘innovativo’ di riforma dell’Università [..] rappresenta palesemente un progetto di riproposizione e cristallizzazione di tutti gli elementi negativi del sistema universitario, denunciati più volte dal movimento dell’Onda».
Così studenti e ricercatori, riuniti in assemblea nazionale a Roma lo scorso 20 novembre, hanno smascherato pubblicamente l’inganno della Gelmini, che dietro la retorica dell’innovazione nasconde la perversa alleanza tra gli interessi corporativi dei vecchi baroni e quelli dei nuovi padroni, all’insegna della restaurazione di antichi poteri e della riscossione di modernissimi profitti.
Il ddl Gelmini rischia di essere l’ultimo capitolo della lunga serie di attacchi che l’università pubblica italiana ha subito negli ultimi anni. Dopo anni di interventi mirati all’indebolimento progressivo del sistema formativo e del suo ruolo nel tessuto democratico nazionale, il governo ha scatenato un’offensiva a tutto campo. La conferma dei tagli dello scorso anno, l’ingresso del 40% di privati nei consigli di amministrazione, la limitazione delle forme di rappresentanza democratica degli studenti, l’introduzione del prestito d’onore con la trasformazione di diritti in debiti, l’ulteriore precarizzazione della ricerca, imposte d’autorità dal governo a tutti gli atenei, sancirebbero la fine dell’università pubblica italiana.

La risposta del movimento dev’essere altrettanto ampia. Non possiamo permetterci di cadere nella trappola di chi vorrebbe farci scegliere tra privatizzazione e conservazione, tra la difesa dell’ordine baronale che da sempre contestiamo e l’imposizione di un dominio aziendale altrettanto iniquo. Abbiamo la responsabilità di contrapporre all’offensiva governativa un’opposizione che guardi avanti e che rilanci la sfida per il futuro. Se vogliamo davvero fermare la Gelmini dobbiamo rispondere colpo su colpo e spostare più in alto l’asticella della sfida: all’attacco alla rappresentanza rispondiamo con nuovi modelli di partecipazione democratica; al taglio del diritto allo studio opponiamo un nuovo welfare studentesco che sappia garantire a tutti l’accesso al sapere; alle minacce di abolizione del valore legale del titolo di studio replichiamo esigendo la qualità reale del sapere che ci viene proposto. Noi che viviamo l’università in prima persona sappiamo bene quali sono i problemi da affrontare: una didattica dequalificata, una ricerca umiliata, una mobilità sociale inesistente, la precarietà come condizione permanente, le mille barriere all’accesso al sapere, alla casa, ai trasporti, a tutti quei servizi che costituiscono la base materiale della nostra autonomia di vita. Dalla lotta contro il ddl Gelmini deve nascere un’alternativa democratica e partecipata per l’università del futuro.
Lanciamo un appello a tutti gli studenti universitari italiani, ai dottorandi, ai ricercatori precari, alle realtà organizzate, ai coordinamenti di movimento, alle assemblee di ateneo e di facoltà, a tutti coloro che hanno a cuore il ruolo dell’università pubblica e della ricerca libera per lo sviluppo sociale, economico, culturale e civile della nostra società. Apriamo tutti insieme un laboratorio per l’università del futuro, iniziamo a mettere in comune idee ed esperienze e costruiamo in maniera democratica e partecipata la nostra proposta di riforma dal basso dell’università.
Discutiamone tutti insieme, senza preconcetti né tentativi egemonici fuori tempo massimo, utilizzando tutti gli strumenti a nostra disposizione, a partire da Wikisaperi (http://www.wikisaperi.org), e superando gli steccati attraverso il lavoro comune. Facciamo in modo che le grandi mobilitazioni che ci attendono tra febbraio e marzo per fermare il ddl siano l’occasione per proporre a tutta la società civile un’idea di riforma dal basso che nasca dal protagonismo partecipe di tutti i soggetti del mondo universitario. Non facciamoci fermare da diffidenze e opportunismi. C’è bisogno del contributo di tutti e di uno slancio di generosità di ognuno, per difendere l’università pubblica e per cambiarla dal basso, da luogo dell’immobilismo e delle clientele a motore della trasformazione del paese, in grado di portare l’Italia alla costruzione di una società della conoscenza libera, democratica ed eguale.

 

LINK – coordinamento universitario