La valutazione è una cosa seria, i TeCo no.

by / Commenti disabilitati su La valutazione è una cosa seria, i TeCo no. / 110 View / 28 maggio 2015

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Già in passato abbiamo evidenziato le nostre perplessità a proposito della sperimentazione prevista nel decreto AVA sulla valutazione delle competenze generaliste e trasversali: i famosi TeCo. Perplessià che permangono e si rafforzano, davanti alle intenzioni che il Ministero e l’ANVUR non sembrano cambiare rispetto all’utilizzo dei risultati di questi test.

Ad oggi la sperimentazione è appena avviata, e si basa sulla valutazione delle competenze trasversali (problem solving, critical thinking e ability to communicate), presentando a studenti di diversi corsi di laurea lo stesso questionario che valuti questo tipo di competenze. Qui il primo punto dolente: nella costruzione della sperimentazione e dello strumento di valutazione, sono venuti a mancare degli elementi che ne garantiscano l’efficacia e che mirino alla buona riuscita di un processo di valutazione. Riteniamo scorretta l’idea che nella valutazione di competenze così generaliste e di carattere individuale, non ci sia la sensibilità di differenziare i criteri di valutazione sulla base delle discipline e degli approcci propri degli studenti dei diversi corsi di laurea. Inoltre, i risultati dei TeCo, ad oggi, sono dovuti puramente al caso: la sperimentazione della valutazione non è stata accompagnata da sperimentazioni o interventi nel campo della didattica mirati ad implementare questo tipo di competenze. Ma sopratutto, chi ha deciso che siano (solo) queste le competenze trasversali che il percorso universitario deve sviluppare, e chi stabilisce i criteri di analisi dei risultati di questi test? è risaputo che l’utilizzo di test come questi vengano utilizzati nelle politiche aziendali rispetto alla gestione del personale, ma non crediamo che le esigenze del mercato del lavoro esauriscano il compito di formazione che gli Atenei dovrebbero svolgere. Nella costruzione del questionario, copiato in toto dal modello CLA+ americano, e nella definizione degli obiettivi e nei criteri di valutazione, non si è tenuto conto, infatti, del coinvolgimento delle diverse parti interessate nel processo didattico, a partire dagli studenti (che vengono così valutati sulla base di criteri ed aspettative predisposte da qualcun altro, in maniera passiva) fino ad arrivare al corpo docente.

Ma gli aspetti paradossali, quando si parla del sistema di valutazione messo in piedi dall’Anvur in questi anni, riguardano la finalità che queste rilevazioni hanno: una distribuzione, in chiave premiale, dei fondi tra gli Atenei. Basterebbero gli aspetti illustrati in precedenza per far emergere l’ingiustizia di questa prospettiva: non essendoci un piano sistemico nel sistema universitario, i risultati dei teco non rappresentano una valutazione della qualità della didattica di un Ateneo, ma una valutazione aleatoria delle competenze degli studenti presi in considerazione; il gruppo di studenti “rappresentativo” della didattica di un Ateneo ha estrazione di diversi corsi di laurea, ma viene valutato con gli stessi criteri, senza che vengano valorizzate le diversità didattiche e di approcci; il test non risponde a delle effettive esigenze dell’intero sistema universitario, ma sopratutto dei singoli Atenei e del contesto in cui operano, non essendoci assolutamente un metodo democratico e partecipativo nella costruzione di questo processo, ma solo un’imposizione da parte dell’Anvur.

Un appunto sull’aspetto di premialità che la redistribuzione dei fondi dovrebbe avere, sulla base dei risultati dei teco. Oggi le Università italiane sono massacrate dalla serie di provvedimenti economici (blocco del turn over, aumento quota premiale, tagli ai finanziamenti etc) che hanno di fatto aggravato il divario tra i diversi Atenei, ma che rendono anche impossibile per alcuni risollevarsi e riscattarsi, garantendo una didattica e una ricerca di qualità, legate al contesto territoriale e rappresentative delle particolarità delle comunità accademiche: riteniamo inaccettabile che si continui in questa direzione, prendendo in causa l’aspetto che più direttamente coinvolge gli studenti, la didattica, perpetuando quella che più che premiale, diventa una valutazione punitiva rispetto a chi non corrisponde ai criteri dettati dall’Anvur, su cui chiediamo un immediato confronto tra l’Agenzia e le componenti del mondo universitario.