La rabbia degli indignati: “un’altra politica è possibile”

La rabbia degli indignati: “un’altra politica è possibile”

by / Commenti disabilitati su La rabbia degli indignati: “un’altra politica è possibile” / 32 View / 26 maggio 2011

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Book block, flash mob, generazione perduta, lotta alla precarietà e alla disoccupazione fino all’evocazione di piazza Tahir. Non sono le cronache di una manifestazione studentesca autunnale, non siamo né a piazza del Popolo né a Trafalgar Square, siamo invece a Madrid a Puerta del Sol, a Barcellona a Plaza Catalunya, e in altre decine di piazze spagnole in mobilitazione. Stessa retorica, stessi obiettivi, diversi i governi sotto accusa. I temi però sono quelli dell’Europa dell’austerity: insofferenza per i tagli alla spesa sociale, lotta alla precarietà come nuovo paradigma esistenziale, disoccupazione in crescita esponenziale. È partito quindi il movimento degli Indignados contro l’inadeguatezza della classe politica di fronte alla crisi.

Fino a una settimana fa se vi era un Paese dove gli effetti peggiori della crisi economica erano stati accompagnati da una debole reazione sociale, questo paese era proprio la Spagna. Quest’ultima – seppur non ai livelli della Grecia – è uno degli stati che ha sofferto maggiormente la crisi iniziata nel 2008. Il sogno zapateriano di crescita, a dosi di massicce bolle immobiliari, è fracassato di colpo portando il paese a un tasso di disoccupazione del 20%. Qualcosa, anche in previsione delle elezioni amministrative, è cambiato. La mobilitazione è partita dal web ma ha subito inondato le piazze. Dal 15 Maggio gli Indignados, sotto lo slogan democracia real, ya!, sono diventati protagonisti della scena politica spagnola, costruendo il più grande movimento spontaneo di partecipazione giovanile degli ultimi decenni.

La mobilitazione spagnola però, per composizioni e parole d’ordine, travalica i confini europei creando un ponte di relazione molto forte con quello che è successo in Egitto e Tunisia, e con risvolti diversi in Siria e Libia. Chiaro che in questo caso non ci sia nessun dittatore da cacciare, ma il protagonismo giovanile e generazione ci parla di un cambio di fase molto forte che ha in sé il germe della liberazione, della voglia di rivendicare un presente e un futuro diverso a partire da una rivendicazione comune, il desiderio di democrazia reale. I ragazzi che in questi giorni occupano Puerta del Sol a Madrid o Plaça Catalunya a Barcelona avvertono tutto il peso della disoccupazione giovanile (43,5%, record dell’UE), degli affitti insostenibili, dell’innalzamento delle tasse universitarie e mai come ora sentono distante il PSOE. Il partito di governo, infatti, di fronte alla crisi ha dapprima aiutato le banche e poi con la reforma laboral ha tagliato stipendi e facilitato i licenziamenti. La sfiducia verso la politica, che però anche in questo caso non si può definire antipolitica, ha portato tanti di coloro che animano la protesta ad invitare apertamente all’astensione e a chiedere una radicale riforma del sistema elettorale. Dalle partecipate assemblee che ogni giorno si tengono in tutte le cittá della Spagna emerge un rifiuto del bipartitismo, dell’alternanza di potere tra gruppi che essi vedono assomigliarsi troppo. I partiti piú importanti, invece, hanno mostrato tutto l’imbarazzo di coloro che, pur provando a porsi come interlocutori, sono ben consci di essere uno dei bersagli.

Sul futuro del movimento è difficile fare previsioni. Da un lato vi è la minaccia della polizia di sgombero, dall’altra il timore che una volta fatte le elezioni la rabbia possa svanire. In realtá, anche se queste piazze si svuoteranno nei prossimi giorni, l’impressione è che siamo di fronte ad un movimento di ampio respiro destinato ad avere conseguenze sulla vita politica spagnola. Questo movimento, inoltre, affronta per primo il tema dell’indignazione costruttiva, la stessa che il francese Hessel ci invita a perseguire nel suo pamphlet di successo “Indignez vous”. Un’indignazione basata sulla rivendicazione di un vero protagonismo popolare come base per un nuovo concetto di democrazia, che metta al centro i grandi valori di giustizia e di solidarietà, che garantisca realmente i diritti di cittadinanza, nel lavoro e nella formazione, quest’ultimi cancellati in trent’anni dalle politiche neoliberiste degli ultimi trent’anni che hanno poi generato la crisi.

Sfiducia nelle classi dirigenti, lotte sociali contro la precarietá, domanda di democracia real, protagonismo popolare come strumento di liberazione da una condizione di minorità e tesa alla rivendicazione di una democrazia partecipativa. Il movimento dei giovani euromediterranei in lotta ha ormai costruito un lessico comune, questo ci permette di immaginare nuove e avvincenti sfide per l’immediato futuro a partire proprio dal prossimo autunno.

 

Roberto Iovino e Nicola Tanno – Rete della Conoscenza

(22 maggio 2011)