LA PRECARIETA’ DISTRUGGE LE NOSTRE VITE: Studente si dà fuoco a Lione, davanti all’Università

by / Commenti disabilitati su LA PRECARIETA’ DISTRUGGE LE NOSTRE VITE: Studente si dà fuoco a Lione, davanti all’Università / 104 View / 10 novembre 2019

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LA PRECARIETA’ DISTRUGGE LE NOSTRE VITE: Studente si dà fuoco a Lione, davanti all’Università

Venerdì 8 novembre, uno studente, membro del Solidaires Etudiantes, si è dato fuoco di fronte all’edificio del centro regionale (Crous) che si occupa degli aiuti sociali per gli studenti, a Lione, in Francia.

Nel post su facebook scritto poco prima, lo studente raccontava la sua condizione di difficoltà economica, dovuta alla perdita della borsa di studio e la condizione di precarietà di centinaia di studenti, a causa della mancanza di un reale welfare studentesco e di un futuro negato.

Ripubblichiamo la lettera del giovane di Saint-Étienne, che racconta di una generazione, non solo in Francia, ma anche nel nostro Paese, che non vede prospettive future e che ogni giorno è costretta a fare immensi sacrifici per riuscire ad intraprendere il proprio percorso universitario.

Tanti gesti di questo genere sono ormai all’ordine del giorno, anche nel nostro Paese, a causa della competizione, delle difficoltà, del futuro negato agli studenti e alle studentesse. Questi episodi rendono sempre più chiare le responsabilità di chi ha privato una generazione del presente e del futuro, e anche la necessità e l’urgenza di costruire un riscatto collettivo. 

Buongiorno,
oggi commetterò l’irreparabile, e se ho scelto l’edificio del CROUS a Lione non è un caso: ho deciso di puntare dritto verso un luogo politico, il ministero dell’istruzione superiore e della ricerca e, per estensione, il governo.
Quest’anno sto ripetendo il secondo anno di università per la terza volta, non ho più la borsa di studio, e quando ce l’avevo erano 450€ al mese, come può essere abbastanza per campare?
Ho avuto la fortuna di avere vicino a me delle persone formidabili, la mia famiglia e il mio sindacato, ma dobbiamo davvero continuare a sopravvivere così come lo si fa oggi?
E dopo gli studi quanto tempo dovremo lavorare, mettere da parte, per una pensione decente? Riusciremo a mettere da parte abbastanza con una disoccupazione così diffusa?
Mi riapproprio di una delle rivendicazioni della mia federazione sindacale di oggi: uno stipendio per chi studia o meglio, uno stipendio a vita, per non rischiare di perderla cercando di guadagnare.
Passiamo a 32 ore lavorative a settimana per esempio, non ci sarebbero più problemi di disoccupazione che portano centinaia di persone a situazioni come la mia, che si danno la morte nel silenzio totale.
Lottiamo contro la risalita del fascismo che non fa altro che dividerci e alimentare il liberalismo, che a sua volta crea diseguaglianze.
Accuso Macron, Hollande, Sarkozy e l’Unione Europea di avermi ucciso creando incertezza sui nostri futuri, accuso Marine le Pen e i giornalisti di aver creato paure accessorie.
Il mio ultimo desiderio è che i miei compagni continuino la lotta, per farla finita con questo sistema.
Viva il socialismo, viva l’autogestione e viva la previdenza sociale. Perdonatemi per la prova a cui vi sto sottoponendo. Arrivederci.