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Genova 2001: Ingiustizia è fatta!

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A pochi giorni di distanza dalla sentenza sull'irruzione delle forze dell'ordine alla Scuola Diaz, arriva un'altra sentenza storica sui fatti di Genova 2001. Una sentenza che non può non lasciare un profondo senso di ingiustizia per tutti coloro che conoscono ciò che è accaduto 11 anni fa. Il reato di devastazione e saccheggio è stato confermato e le pene, anche dove sono state ridotte, rimangono altissime. L'ingiustizia appare evidente. I 10 imputati (anche i 5 che sono stati rinviati in appello) pagano una pena esemplare per tutto un movimento. Appare ancora più evidente la sproporzione delle pene tra chi ha spaccato una vetrina o danneggiato un bancomat (alcune superiori ai 10 anni) e chi, vestendo una divisa dello stato, ha letteralmente massacrato tutti e tutte coloro che ha trovato sulla sua strada quella notte (4 anni).

Il Gip nella requisitoria ha detto che si è valutata soprattutto la gravità sociale del fatto, "dove c'è devastazione non ci può essere altra manifestazione del pensiero". Tutto ciò appare ridicolo! L'obiettivo dell'irruzione alla Diaz, delle torture di Bolzaneto, della gestione criminale della piazza genovese da parte delle forze dell'ordine - culminata nell'omicidio di Carlo Giuliani - non era forse proprio quello di terrorizzare un movimento, di impedire che quel pensiero si esprimesse, che i suoi contenuti si diffondessero nella società dell'epoca e negli anni successivi? Perchè questo discorso vale per i manifestanti e non per le forze dell'ordine? Danneggiare un bancomat crea più terrore del pestaggio senza motivo della Diaz o delle torture di Bolzaneto?

A 11 anni dall'estate del 2001 è finita la storia giudiziaria di Genova e se ne può tirare un bilancio: nessuno è colpevole dell'omicidio di Carlo Giuliani, i poliziotti riconosciuti colpevoli dell'irruzione alla Diaz non faranno un solo giorno di carcere e prima di essere sospesi dal pubblico servizio hanno fatto tutti una brillante carriera, il processo per Bolzaneto è stato indebolito dall'assenza nel nostro ordinamento del reato di tortura, ma 10 manifestanti pagheranno caro per ciò che è avvenuto in quei giorni. L'ingiustizia è evidente e chiara, e purtroppo ne ricorda tante altre nel nostro paese.

La storia non si scrive però solo nei tribunali, da oggi è ancora più importante raccontare e ricordare chi in quei giorni ha preso alcune decisioni, chi le ha avvallate, chi le ha coperte nei mesi e negli anni seguenti. E soprattutto è importante dimostrare quotidianamente, con il nostro impegno e le nostre lotte, che chi ha provato a reprimere il dissenso in quei giorni non ci è riuscito perché noi ancora oggi ricordiamo quei giorni e  continuiamo a lottare nelle piazze.