Incrocia le braccia, incrocia le lotte! #Iovoglio…un futuro

by / Commenti disabilitati su Incrocia le braccia, incrocia le lotte! #Iovoglio…un futuro / 253 View / 5 novembre 2014

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Un tempo, quando ci si iscriveva all’università, esisteva la consapevolezza che sarebbe bastato studiare, portare a casa tutti gli esami, magari prendendosi anche qualche anno in più, scrivere la tesi e… zac! Il gioco era fatto! Volevi fare il medico? Tanti sacrifici di mamma e papà, uno studio matto e disperato sui libri di anatomia, e poi eccoti lì, dopo solo dieci anni a lavorare in un ospedale con un ottimo stipendio e un contratto a tempo indeterminato. Volevi diventare insegnante? Una laurea in Lettere e un po’ di viaggi all’inizio per i piccoli paesini della provincia, ma nel giro di pochi anni avevi realizzato il tuo sogno. Nell’Italia del boom economico, l’università è stata uno dei più importanti ascensori sociali di un Paese che ha visto nascere nel giro di pochi decenni da milioni di artigiani e contadini la classe media borghese e il ceto dirigente di oggi. Rivendicare il libero accesso all’università acquisiva allora il senso di dare a tutti la possibilità di migliorare la propria condizione socio-economica di partenza.

A un certo punto questo meccanismo si è rotto. Da quel momento, l’università da luogo di emancipazione, si è progressivamente trasformata in fabbrica di nuova precarietà, ingiustizia e disuguaglianza.

Da una parte le pressioni del capitale per rendere anche l’istruzione un terreno da cui ricavare profitto: e allora l’ingresso dei privati nel “mercato della formazione”, l’aumento dei suoi costi, il trionfo dell’idea per cui l’accesso ai saperi non è un diritto, ma un’opportunità riservata a pochi, per godere della quale devi poter pagare un prezzo. Complice lo smantellamento progressivo del pubblico, la riduzione dei finanziamenti e il venir meno di quei sistemi minimi di welfare studentesco esistenti nel nostro Paese, oggi frequentare l’università è tornata ad essere una possibilità per pochi. La qualità dei servizi, le opportunità di professionalizzazione o approfondimento, gran parte del comparto della formazione post lauream, tutto sta velocemente passando nelle mani del privato e per accedervi o puoi permettertene i costi o sei fuori.

Dall’altra c’è una questione più profonda. La crisi economica ha investito il lavoro, le possibilità occupazionali sono drasticamente diminuite (lo confermano i dati spaventosi sulla disoccupazione giovanile) e la precarizzazione del lavoro ha abbassato i margini contrattuali in tutti i settori: trovare un impiego è già considerata una fortuna, poco importa se mi pagano poco e non mi danno le ferie, sempre meglio di niente!

Oggi chi si iscrive all’università sa che dovrà rimanerci il meno possibile, che il lavoro fuori è poco e bisogna muoversi a prendersi il titolo di laurea per poter iniziare a far gavetta. Non c’è tempo per ragionare su cosa ti stanno facendo studiare e perché, né per rivendicare qualche diritto o servizio in più, studia, dai l’esame, accumula crediti e avanti così, fino alla meta.

Oggi chi si iscrive all’università sa che gran parte delle competenze che dovrà inserire nel curriculum non potrà acquisirle durante il suo percorso di studi. E vai con il corso di inglese a pagamento, quello per imparare a usare i programmi del pc, la scuola di specializzazione privata, che non è obbligatoria e a volte sai anche che è piuttosto inutile, ma ti hanno detto che se la frequenti ti danno più contatti per provare a inserirti da qualche parte.

Oggi chi si iscrive all’università sa che il lavoro per tutti non esiste, per cui devi essere più bravo del tuo compagno di corso ed essere disposto a fare tutto quello che ti richiedono. La coperta è corta, occorre tirarla più forte degli altri per non rischiare di rimanerne fuori! Allora va bene andare a fare i turni in reparto anche quando non ti spetterebbe, va bene lo stage in azienda a fare bassa manovalanza senza nessuna retribuzione, va bene aiutare il professore nella sua ricerca senza chiedere nulla in cambio, va bene persino fare 18 mesi di pratica a portare scartoffie nello studio di un avvocato, arrivare a pagarsi un tirocinio che però è obbligatorio, accettare di fare un dottorato senza borsa e dover anche versare le tasse per lavorare gratis.

Viene da chiedersi dove ci porterà tutto questo.

Se davvero, accettare questa realtà e lottare per riuscire a salire sulla scialuppa mentre la nave affonda sia l’unica cosa che possiamo fare.

Se ci è rimasto da festeggiare solo l’aver finito di collezionare i nostri crediti, l’aver trovato uno stage per fare esperienza, l’aver ottenuto un contratto della durata di qualche mese per fare qualcosa che neanche era quella che sognavamo di fare.

Se invece, siamo ancora in tempo per incrociare le braccia e rifiutarci di perpetuare questo sistema, a partire dalle nostre aule universitarie e dai nostri compagni di corso.

Ciascuno per sé, per quello che realmente vorrebbe realizzare, per quello che ora gli è precluso, per quello che non potrà mai permettersi e ha sempre sognato.

Ognuno incrociando altri, perché interrompere la catena dello sfruttamento e dell’ingiustizia è possibile solo se siamo disposti ad abbandonare la logica del “si salvi chi può” e a unire le nostre rivendicazioni a quelle di chi vive condizioni simili ma in luoghi e contesti differenti.

Mancano 10 giorni al 14 Novembre, iniziamo dall’università a incrociare le braccia, iniziamo a incrociare le lotte.