In fondo me lo merito

by / Commenti disabilitati su In fondo me lo merito / 153 View / 2 febbraio 2012

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Prestito d’onore:

Il prestito d’onore nella legge 390/1991

Il prestito d’onore è un debito che lo studente consegue al fine di finanziare il proseguimento degli studi nei confronti di un istituto di credito a tasso nullo o agevolato; carattere peculiare del prestito d’onore è il ruolo delle Regioni o dello Stato come garanti dell’estinzione del debito presso l’istituto di credito.

E’ concesso dalle aziende ed istituti di credito agli studenti universitari nel rispetto dei requisiti di merito ed economici.

La legge stabilisce che “il prestito d’onore e’ rimborsato ratealmente, senza interessi, dopo il completamento o la definitiva interruzione degli studi e non prima dell’inizio di un’attività di lavoro dipendente o autonomo. La rata di rimborso del prestito non può superare il 20 per cento del reddito del beneficiario. Decorsi comunque cinque anni dal completamento o dalla interruzione degli studi, il beneficiario che non abbia iniziato alcuna attività lavorativa e’ tenuto al rimborso del prestito e, limitatamente al periodo successivo al completamento o alla definitiva interruzione degli studi, alla corresponsione degli interessi al tasso legale.”

Utilizzo del prestito d’onore in Italia

Nonostante siano previsti per legge, i presti d’onore in Italia non hanno ancora visto un aumento del loro utilizzo. I numeri forniti dall’Ufficio di Statistica del Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, sia per il 2009 che per gli anni precedenti forniscono il quadro di un bassissimo interesse da entrambe le parti ad utilizzare un simile strumento.

Le ragioni sono diverse:

  1. Innanzitutto va detto che l’art. 16 della legge 390/1991 stabilisce, al comma 1, possono beneficiare dei prestiti coloro che dispongono degli stessi requisiti di merito e di reddito per accedere ad un beneficio a fondo perduto come quello della borsa di studio, questo vuol dire che gli studenti preferiscono un’erogazione monetaria ad un prestito, ovviamente.

  2. Viene stabilito che decorso il quinto anno dal completamento o dalla interruzione degli studi, lo studente debba estinguere il debito, con la corresponsione del tasso di interesse legale, anche qualora non si sia cominciata un’attività lavorativa .Ovviamente questo comporta delle difficoltà oggettive per gli studenti, in particolare in una situazione in cui il mondo del lavoro è caratterizzato dalla precarietà e dalla difficoltà d stabilizzazione.

  1. il prestito d’onore non è conveniente per gli istituti di credito in quanto, nonostante le Regioni offrano delle garanzie contro il rischio di insolvenza, resta il fatto che i tassi super agevolati o nulli offrono scarsi ritorni economici agli istituti di credito.

Il diritto allo studio in mano alle banche scopriamo perchè

Abbiamo sempre affermato il DSU è un diritto universale che deve essere garantito a tutti, come sancito dall’art 34 della Costituzione, a prescindere dalle condizioni economiche di partenza, pertanto lo Stato non può delegarlo alle leggi del mercato e dei prestiti. Proviamo ad analizzare perchè oggi non possiamo permettere che il prestito d’onore sia prima complementare e poi sostitutivo al sistema del diritto allo studio.

Partiamo da due esempi importanti: il protocollo d’intesa firmato da UniCredit con alcune università pubbliche e private come la Luiss o l’Università di Bologna e il progetto “Diritto al Futuro” del Ministero della Gioventù.

Esempio 1 : Protocollo d’Intesa tra un ateneo pubblico e la banca UniCredit

Supponiamo di essere uno studente dell’Università di Bologna che decide di voler studiare utilizzando il prestito d’onore della UniCredit. Per ottenerlo mi rivolgo all’università, che mi indicherà i criteri di valutazione e l’esito, sulla base dell’accordo stipulato con UniCredit.

  • L’UniCredit mi concede un fido aprendo un conto corrente, per un periodo variabile a seconda del corso di studi (periodo di fruizione).

  • Al termine del periodo di fruizione, l’ammontare del denaro utilizzato rappresenterà, insieme agli interessi maturati, l’importo che verrà trasformato in prestito personale.

  • una volta raggiunta la laurea posso usufruire di un “periodo di grazia “, ovvero un periodo di tempo, della durata massima di 2 anni, che potrò far trascorrere prima di iniziare a rimborsare il prestito e durante il quale matureranno solamente gli interessi

Il programma di finanziamento si articola in:

Durata Min-Max

Pagamento rate

periodo di fruizione per studiare e utilizzare il credito

1-3 anni

NO

periodo di grazia (opzionale), per entrare nel mondo del lavoro

0-2 anni

NO

periodo di rimborso, per restituire

1-15** anni

SI

E’ ovvio che sono diverse le considerazioni da fare. La prima riguarda un problema di natura etica e politica di un accordo di questo tipo tra un ateneo pubblico e un istituto privato. Mentre gli enti pubblici, sono enti dello stato, le banche fanno gli interessi de i privati loro azionisti, l’UniCredit ad esempio a partire dal 2007 ha progressivamente modificato in modo radicale la propria policy sugli armamenti: la banca è passata dal “disimpegno” dal settore annunciato nel 2000 a fine dicembre, ad un impegno diverso rendendo nota una nuova “posizione” rispetto ai finanziamenti in armamenti, in particolare rispetto alla guerra n Libia, a seguito della ripresa dei fondi libici al 7,58% ! Comprendiamo così come si presentino dei problemi di natura etica derivanti dal fatto che un ente pubblico sostiene e promuove un prestito erogato da un soggetto che finanzia la guerra.

In secondo luogo, data la situazione di precarietà del nostro paese, è assurdo poter pensare che siano sufficienti 2 anni di “periodo di garanzia” per poter entrare nel mondo del lavoro, raggiungere una stabilità professionale e un’ adeguata retribuzione per poter iniziare a ripagare il debito.

Esempio 2: il progetto “Diritto al Futuro” del Ministero della Gioventù.

L’esempio di una stretta di mano tra il Governo Belusconi e l’ABI

A settembre il Ministro Giorgia Meloni ha promosso un progetto che si chiama “Diritto al Futuro” in collaborazione con l’Abi (associazione bancaria italiana), che promuove una forma di prestito d’onore. La normativa che disciplina il Fondo è il decreto-legge 2 luglio 2007, n. 81, convertito dalla legge 3 agosto 2007, n. 127, recante: «Disposizioni urgenti in materia finanziaria» all’articolo 16 comma 6 prevede :

– una dotazione del fondo di 19 milioni di euro

– ne possono usufruire tutti i soggetti di età compresa tra i 18 e i 40 anni risultanti iscritti ai corsi di laura trieannale con voto di diploma pari a 75, magistrale con voto pari almeno a 100 e in regola con il pagamento delle tasse, oppure gli iscritti al dottorato

– risultare iscritti ad un corso di lingue di durata non inferiore a sei mesi, riconosciuto da un “Ente Certificatore”;

– i finanziamenti sono cumulabili tra loro fino ad un ammontare massimo di 25.000 euro ed erogati in rate annuali di importo non inferiore a 3.000 euro e non superiore ai 5.000 euro

– la restituzione dei finanziamenti è da effettuarsi in un periodo compreso tra i tre e i quindici anni e il piano di ammortamento del finanziamento non può comunque iniziare prima del trentesimo mese successivo all’erogazione dell’ultima rata del finanziamento.

Nota importante: nella bozza di decreto sul dsu in attuazione della delega prevista dall’articolo 5, comma 1, lettera a), secondo periodo e lettera d) della legge 30 dicembre 2010, n. 240 (La legge Gelmini si legge la proposta di far confluire il progetto Diritto al Futuro, in un unico fondo nazionale sui prestiti d’onore. Mentre scriviamo tale decreto non è stato ancora varato pertanto questa rimane solo una proposta.

La proposta Ichino

Il 18 maggio 2011 i senatori Pietro Ichino, Ceccanti, D’Alia, Germontani, Leddi, Marino, Morando, Poli Bortone, Rossi, Rusconi, Rutelli, Tonini, Treu, Valditara hanno presentato un’interrogazione ai ministri dell’economia e delle finanze e dell’istruzione, dell’università e della ricerca che chiede la sperimentazione di una soluzione simile a quella adottata in inghilterra, ispirata alle raccomandazioni del Rapporto Browne:

La proposta Ichino è l’ennesimo tentativo di stravolgere il carattere pubblico del diritto allo studio e di far pagare agli studenti i tagli all’istruzione e al diritto allo studio. Siamo convinti che una proposta come questa sia inaccettabile e non possa assolutamente essere la risposta alla Riforma Gelmini, anzi si colloca in perfetta continuità con la stessa.

– consentire agli atenei di aumentare le tasse universitarie per tutti gli studenti;

– anticipare a carico dello Stato il costo sostenuto dagli studenti meno abbienti per frequentare l’università;

– consentire agli studenti beneficiati di ripagare il debito attraverso il loro prelievo fiscale futuro, ma solo se e quando raggiungeranno un reddito sufficientemente elevato (21.000 sterline) e comunque nella proporzione del 9 per cento del reddito percepito e con un interesse contenuto (2.2 per cento)

Esempio Americano

Si parla spesso di “modello americano dei prestiti d’onore”, paventandolo come modello che garantisce un’elevata mobilità sociale e la possibilità per gli studenti americani di qualsiasi astrazione, di poter accedere ai livelli più alti d’istruzione per potersi realizzare. dall’articolo De Nicolao su Roars “Indebitarsi per studiare, soluzione o problema?”citiamo testualmente: “Lo scorso luglio, Moody’s Analytics ha pubblicato un rapporto intitolato “Student Lending’s Failing Grade” in cui analizza in dettaglio le prospettive del debito studentesco. Il punto di partenza è la continua crescita dell’esposizione con un tasso di crescita annuo intorno al 10% mentre l’esposizione complessiva per tutte le forme di prestiti mostra ormai tassi di crescita negativi. Per avere un’idea delle dimensioni del debito studentesco negli USA, basta pensare che nel 2011 ha superato il debito associato alle carte di credito e che, secondo il Financial Times, è proiettato verso i mille miliardi di dollari, una cifra equivalente al 40% del debito associato ai mutui subprime.”

Non dimentichiamo che Moody fa parte delle stesse agenzie di rating che hanno giocato un ruolo fondamentale nella speculazione e nella crisi economica che stiamo vivendo, per questo non possiamo pensare che il DSU possa essere inserito all’interno di questo sistema finanziario.
A differenza di quanto si pensa, negli USA, il finanziamento a debito, anche con garanze federali, ha determinato un aumento enorme del costo della formazione universitaria senza un corrispondente incremento del valore dell’istruzione. La competizione tra atenei,inoltre, ha finito per favorire soprattutto le cosidette “for profit schools” , a gestione privata, che hanno come target proprio i ceti più deboli, che solitamente non riescono a ripagare il debito. L’esperienza statunitense mostra che la competizione può giocarsi su terreni diversi da quello formativo, contribuendo ad un peggioramento dell’efficienza complessiva del sistema.

Nel caso dell’Italia un utilizzo del sistema dell’indebitamento universitario determinerebbe:

– da un lato un aumento del divario nella percentuale di laureati rispetto alla media OCSE, in particolare se lo Stato intrucesse delle restrizioni all’elargizione del prestito per ridurre i costi.
– inoltre seguendo la proposta Ichino, le insolvenze ricadrebbero direttamente sul debito pubblico. L’idea di rivalersi riducendo il finanziamento agli atenei “colpevoli” di generare soggetti insolventi, ridurrebbe ulteriormente la già bassa spesa per l’università aumentando il nostro distacco dagli altri paesi.

Fondo per il merito

La legge 240/2010 istituisce, accanto al Fondo integrativo per il diritto allo studio previsto dalla l. 390/91 (in fase di modifica in questi giorni in attuazione della delega governativa di riforma del sistema di diritto allo studio), Il Fondo per il merito.

Tale fondo e’ destinato a:

– erogare premi di studio, estesi anche alle esperienze di formazione da realizzare presso università e centri di ricerca di Paesi esteri;

– fornire buoni studio, che prevedano una quota, determinata in relazione ai risultati accademici conseguiti, da restituire a partire dal termine degli studi, secondo tempi parametrati al reddito percepito.

Nei limiti delle risorse disponibili sul fondo, sono esclusi dall’obbligo della restituzione gli studenti che hanno conseguito il titolo di laurea ovvero di laurea specialistica o magistrale con il massimo dei voti ed entro i termini di durata normale del corsi

Per usufruire di tali benefici, che possono sommarsi ed eventuali borse di studio erogate dagli enti per il diritto allo studio, è richiesta la partecipazione ad una prova. Tale prova sarà soggetta al pagamento di un contributo, al netto di eventuali agevolazioni per studenti privi di mezzi, secondo quanto disciplinato da appositi decreti legislativi.

Nota importante: nella bozza di decreto sul dsu in attuazione della delega prevista dall’articolo 5, comma 1, lettera a), secondo periodo e lettera d) della legge 30 dicembre 2010, n. 240 (La legge Gelmini ) si legge di “ rivedere l’art. 4 della legge 240/2010, ovvero il Fondo per il merito, per introdurre in modo uniforme sul territorio nazionale lo strumento del prestito d’onore, contando su delle risorse già stanziate e realizzando delle economie di scala (ad esempio stipula di una sola convenzione con l’ABI da parte del MIUR)” Mentre scriviamo tale decreto non è stato ancora varato pertanto questa rimane solo una proposta.

OCCUPY THE DEBT! DSU? IN FONDO ME LO MERITO!

Gli studenti di Occupy Wall Street il 21 novembre hanno lanciato la campagna “Occupy the debt” che consiste nello sciopero del pagamento del debito studentesco. Hanno iniziato con una raccolta firme che conta di raggiungere un milione di aderenti. Quello che buona parte degli universitari chiede è che i prestiti destinati allo studio vengano erogati a interessi zero. Ci sono poi richieste più radicali, come quella rivolta ai governi federali di farsi carico delle rette universitarie.
Crediamo che lo spirito della battaglia “Occupy the debt” vada colto e rilanciato. Qualsiasi riforma universitaria o del diritto allo studio nasce da un’idea culturale ben precisa: in questo caso quella di considerare il sapere una merce di scambio, da “prestare” agli studenti che non vi possono accedere per disponibilità economiche in cambio del pagamento d’interessi.

L’indebitamento è un’altra barriera all’accesso alla formazione, che si va ad aggiungere alle molte altre che già conosciamo, in un paese che vede il 9% dei laureati provenire da famiglie che non hanno conseguito il diploma di maturità mentre il 61% dei laureati ha genitori laureati e proviene di solito da famiglie con un reddito medio-alto.

Per questi motivi rigettiamo anche il Fondo per il Merito, uno strumento che risulta ridicolo, in particolare in un periodo di tagli al fondo nazionale sulle borse di studio.
Siamo convinti che il merito non possa essere un feticcio da utilizzare per smantellare il carattere pubblico dell’istruzione e per cancellare il diritto allo studio garantito dalla nostra Costituzione. Il merito non è un test a crocette per ricevere un buono studio da restituire, il merito non può essere un criterio di “selezione a prescindere” che penalizza gli studenti all’inizio del loro percorso di studi, senza tener conto del contesto sociale ed economico di provenienza.
Siamo convinti che la campagna “Occupy the debt “ contro ogni forma di indebitamento studentesco debba diventare parte fondamentale della battaglia per il diritto allo studio.

Chiediamo che il Fondo per il Merito venga cancellato, come il progetto “Diritto al futuro del ministero della Gioventù” e che i fondi vegano destinati al Fondo nazionale per le borse di studio.