Il nuovo Costo Standard non è democratico e non risponde all’emergenza degli Atenei meridionali.

by / Commenti disabilitati su Il nuovo Costo Standard non è democratico e non risponde all’emergenza degli Atenei meridionali. / 14 View / 26 giugno 2017

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La sentenza della Corte Costituzionale sul costo standard che boccia l’eccesso di delega al Governo sui finanziamenti agli Atenei, ha messo in luce la gestione autoritaria e tecnocratica che è stata impressa dal governo al sistema universitario. Da anni, dietro l’utilizzo smodato e illegittimo dei decreti ministeriali o delle direttive dell’ANVUR, si nasconde la volontà di chiudere gli spazi di discussione e decisione.

 

Alla bocciatura della Corte il Governo ha risposto il 20 giugno con l’inserimento nel Decreto n. 91 “sul Mezzogiorno” dell’articolo 12 che ripristina la normativa del costo standard per studente, annullata dalla precedente sentenza della Corte Costituzionale, nel mese di maggio.

La scelta di inserire questo provvedimento in un Decreto Legge senza alcun confronto con la comunità accademica e senza alcuna discussione in Parlamento, non solo è sbagliata, ma è in continuità con la deriva tecnocratica criticata dalla Corte.

Il nuovo costo standard approvato dal Governo è invariato rispetto alla precedente formulazione e gli studenti fuori corso rimangono esclusi dal computo dei finanziamenti, nonostante le forti critiche da parte degli studenti e gran parte della comunità accademica. Unica novità è l’introduzione di un’ulteriore quota perequativa che potrà far variare il costo standard al massimo del 10% della media nazionale, in base alla rete di trasporti e collegamenti a disposizione delle università. La definizione dei parametri con cui verrà definita questa e le altre quote del costo standard verranno specificate con un decreto attuativo da emanare entro 60 giorni, a seguito della consultazione con ANVUR e CRUI.

 

Riteniamo che la scelta di includere la CRUI, ente di diritto privato, escludendo gli organi consultivi del MIUR, come CUN e CNSU, sia l’ennesima dimostrazione della mancanza di confronto con gli studenti e la comunità accademica tutta.
La scelta, infine, di prevedere l’aumento della quota di finanziamenti subordinati al costo standard, e l’aumento della quota premiale a discapito della quota storica, non può che comportare un ulteriore attacco agli atenei più in difficoltà, spesso situati proprio nel Mezzogiorno d’Italia, dove gli iscritti sono crollati nell’ultimo decennio. Inserire questo provvedimento nel Decreto per il Mezzogiorno vuol dire aggiungere al danno anche la beffa!