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I laureati e la crisi: la stiamo pagando noi

by / Commenti disabilitati su I laureati e la crisi: la stiamo pagando noi / 13 View / 7 marzo 2011

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Repubblica.it – La crisi non smette di far male. Anche a chi, come i laureati, possiede più strumenti culturali e professionali per reagire ai mutamenti. I numeri parlano chiaro. Gli stipendi perdono ancora potere d’acquisto, le chance di trovare un posto si riducono ulteriormente e i contratti precari sono ormai routine. Intanto risuonano altri due campanelli d’allarme: il lavoro nero raddoppia e la classe sociale di provenienza non smette di condizionare i destini dei giovani. Tanto che tra i “figli” si perpetuano le differenze e le disparità dei “padri”, anche laddove non avrebbero più alcuna giustificazione. Sia in termini di euro guadagnati che di riconoscimenti e identificazione nel lavoro.

A richiamare l’attenzione sulla questione giovanile, è il nuovo rapporto di AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei neolaureati. Presentata oggi a Roma presso la sede della Crui, l’indagine ha coinvolto 400 mila ragazzi e, con una gran mole di dati, invita operatori e politici a considerare con attenzione la necessità di approntare strumenti per evitare che una risorsa preziosa vada dissipata con inevitabili danni per l’intero Paese. I risultati saranno discussi anche nell’ambito della conferenza internazionale sul capitale umano e  l’occupazione che a Bologna, tra giovedì e venerdì prossimi, vedrà confrontarsi decisori, responsabili d’azienda, operatori e esperti del settore.

La disoccupazione non smette di crescere. Sia che si esca con la “triennale”, sia che lo si faccia con la specialistica, i senza lavoro continuano ad aumentare. Oggi, il 16,2 per cento dei laureati “brevi” è disoccupato a un anno dal conseguimento del titolo di studio. Nel 2008 erano l’11 per cento. Dalla specialistica non arrivano numero migliori. L’involuzione, semmai, è ancora più accentuata: i disoccupati quest’anno sono il 17,7 per cento (erano  il 10,8 per cento). Certo è che comunque i laureati nel tempo dimostrano performance migliori dei diplomati. Durante l’intera vita lavorativa, hanno un tasso di occupazione superiore di undici punti percentuali a quella dei diplomati che, senza dubbio, stanno pagando più dolorosamente la crisi. Ad ogni modo, dice l’indagine, diminuisce anche la quota dei laureati che risultano impiegati cinque anni dopo aver conseguito il titolo. In questo caso il campione osservato è quello dei laureati pre-riforma. Tra il 2005 e il 2010 la contrazione è di quasi cinque punti percentuali. Cinque anni fa erano il 90,3 per cento quelli che erano riusciti a trovare impiego. Oggi sono l’85,6 per cento.

 

 

[tabella] I LAUREATI E LA DISOCCUPAZIONE: Tassi di occupazione, disoccupazione e retribuzione mensile netta rivalutata al costo della vita per tipologia di laurea negli ultimi tre anni. I dati sono realtivi alle condizioni dei laureati a un anno dal conseguimento del titolo di studio.

 

2010 2009 2008
TASSO DI DISOCCUPAZIONE
Laureati primo livello 16,2% 15,1% 11,3%
Laureati specialistici 17,7% 16,2% 10,8%
Specialistici a ciclo unico 16,5% 13,7% 8,6%
TASSO DI OCCUPAZIONE
Laureati primo livello 71,4% 73,3% 77,5%
Laureati specialistici 55,7% 56,7% 62,8%
Specialistici a ciclo unico 37,1% 42,0% 45,6%
STIPENDIO MESE NETTO (euro)
Laureati primo livello 1.149 1.192 1.210
Laureati specialistici 1.078 1.133 1.205
Specialistici a ciclo unico 1.081 1.131 1.157
Fonte: ALMALAUREA, 2011

 

Economia meglio, biologia peggio. A tre anni dalla laurea, il 75 per cento dei laureati con la specialistica hanno un impiego mentre il 13 per cento è ancora senza e ne sta cercando uno. Tra le diverse facoltà le disparità sono evidenti e indicative, semmai ce ne fosse ancora bisogno, della diversa accoglienza che il mercato dà loro a seconda dei percorsi di studio. I picchi interessano, oltre a chi esce dal percorso medico e professioni sanitarie (98 per cento), i laureati del gruppo economico-statistico, di architettura (entrambi quasi 86 per cento) e quelli di ingegneria (84,7 per cento). All’estremo opposto, i laureati nel gruppo geo-biologico (47,1 per cento), chimico-farmaceutico (48,5 per cento), giuridico (50,2 per cento) e scientifico (62,3 per cento).


Ancora più incertezza
. Il peggioramento delle condizioni contrattuali dei primi impieghi è comunque costante. I contratti atipici oggi interessano più di quattro laureati “brevi” su dieci. Allo stesso tempo i rapporti di lavoro stabili sono passati dal 50,7 per cento al 46,2. Peggiori sono anche le performance, a un anno dalla laurea, di chi consegue la specialistica. Quest’anno hanno un contratto atipico il 46,4 per cento (erano il 41,4 nel 2008) mentre solo il 35 per cento è riuscito a strappare un contratto stabile. Per chi è uscito dagli atenei cinque anni fa, dato questo che riguarda in particolare i laureati pre-riforma, la stabilità dell’occupazione coinvolge il 71 per cento dei casi.

 

[tabella] I CONTRATTI: Tipologia del contratto di impiego per tipologia di laurea negli ultimi tre anni. I dati sono relativi alle condizioni dei laureati a un anno dal conseguimento del titolo di studio.

2010 2009 2008
CONTRATTI STABILI
Laureati primo livello 46,2% 49,4% 50,7%
Laureati specialistici 35,1% 38,3% 40,4%
Specialistici a ciclo unico 35,4% 38,4% 37,9%
CONTRATTI ATIPICI
Laureati primo livello 40,9% 37,7% 36,5%
Laureati specialistici 46,4% 43,6% 41,4%
Specialistici a ciclo unico 45,2% 44,8% 42,7%
SENZA CONTRATTO
Laureati primo livello 5,9% 5,1% 3,8%
Laureati specialistici 7,1% 3,5%
Specialistici a ciclo unico 10,6% 8,3% 8,3%
Fonte: ALMALAUREA, 2011

 

 

Il lavoro nero – La cifra che desta più di qualche preoccupazione è quella relativa alla crescita dei “senza contratto”. Sempre più giovani laureati lavorano senza avere avuto la possibilità di firmare un contratto. Con il conseguente venire meno di quei diritti che spettano a ogni lavoratore. Niente contributi e niente assicurazione, tanto per fare un esempio. Tra chi ha concluso la specialistica, i laureati occupati senza contratto sono quest’anno il 7 per cento (il doppio di quanti erano nel 2008). Sono aumentati anche i laureati “brevi”: oggi sono costretti a lavorare in nero il 6 per cento (erano il 3,8 per cento). Tra gli specialistici a ciclo unico, la quota è quasi dell’11 per cento.

Il continuo arretramento degli stipendi – I guadagni perdono ancora di peso e la paga smette, ancor di più, di essere una retribuzione capace di pagare quello che serve per una vita da adulto. In questi anni lo stipendio dei laureati “brevi”, in termini reali, è scesa del 5 per cento. Andamento ancora più penalizzante per chi porta a compimento la specialistica. Per loro la caduta del potere di acquisto è stata del 10 per cento. E’ chiaro che a chi entra nel mondo del lavoro, a ragione o a torto, le imprese stanno dando sempre meno. Ma anche chi ha alle spalle un po’ di anni di esperienza vede peggiorare la propria condizione. A cinque anni dalla laurea, il potere d’acquisto delle retribuzioni dei laureati con un impiego è diminuito, in cinque anni, di quasi il dieci per cento.

[tabella] LE RETRIBUZIONI PER LE DIVERSE DISCIPLINE: Stipendio mensile netto per genere e gruppo disciplinare. I dati sono relativi alle retribuzioni dei laureati pre-riforma cinque anni dopo aver conseguito il titolo di studio.

Gruppo disciplinare
Uomini Donne
Medico 2.341 2.268
Ingegneria 1.713 1.469
Chimico-farmaceutico 1.640 1.434
Economico-statistico 1.544 1.303
Scientifico 1.523 1.357
Linguistico 1.469 1.263
Politico-sociale 1.460 1.293
Architettura 1.437 1.246
Agrario 1.435 1.109
Geo-biologico 1.426 1.285
Giuridico 1.386 1.065
Educazione fisica 1.351 1.225
Psicologico 1.344 1.228
Letterario 1.283 1.205
Insegnamento 1.201 1.166
MEDIA TOTALE 1.562 1.275
Fonte: ALMALAUREA, 2011

[tabella] GLI STIPENDI E LA CLASSE SOCIALE: Stipendio mensile netto a cinque anni dalla laurea per classe sociale dei genitori. I dati sono relativi ai laureati pre-riforma.

Classe sociale Stipendio netto
(euro)
Borghesia 1.404
Classe media impiegatizia 1.309
Piccola borghesia 1.296
Classe operaia 1.249
MEDIA TOTALE 1.321
FONTE: ALMALAUREA, 2011

La società immobile. C’è poi la questione dell’ascensore sociale. O meglio della sua assenza. Chi merita di salire i gradini delle classi sociali e realizzare ambizioni, in Italia ci riesce meno che altrove. A cinque anni dal titolo, dicono gli autori dell’indagine, il 73 per cento dei laureati di estrazione borghese ha un contratto stabile. Riesce lo stesso solo al 68 per cento dei loro coetanei di famiglie operaie. Simili disparità si ripropongono nell’ambito retributivo. I laureati della borghesia, dopo cinque anni, hanno uno stipendio di 1.404 euro mentre per chi ha un’estrazione operaia la retribuzione mensile si ferma a 1.249 euro.

La fuga dei cervelli. Non si arresta così il fenomeno di chi, volente o nolente, lascia l’Italia. Quest’anno tra i laureati specialistici quelli che hanno scelto di lavorare all’estero sono il 4,5 per cento. Anche qui, in qualche modo, si ripropone il tema della famiglia. E dell’aiuto, in diverse forme, che essa può dare. La maggior parte di loro proviene da famiglie economicamente favorite, risiede e ha studiato al Nord. E già durante l’università ha avuto esperienze di studio al di fuori del proprio Paese. Fuori dall’Italia spesso le condizioni sono migliori. Ad un anno dalla laurea, ha un lavoro stabile il 48% degli italiani occupati all’estero, 14 punti percentuali in più rispetto al complesso degli specialistici italiani occupati in patria. Inoltre, gli specialistici che si sono trasferiti all’estero guadagnano 1.568 euro. Chi rimane si deve accontentare di 1.054 euro.

La Commissione Europea ha fissato al 40 per cento l’obiettivo strategico della quota di laureati per la popolazione di età tra 30 e 34 anni. Da raggiungere entro il 2020. Oggi in Italia non siamo neppure alla metà, mentre poca attenzione viene riservata anche agli investimenti nell’istruzione e nella ricerca. Sbaglia, ci dice  l’Europa, chi crede che il destino dei laureati appartenga solo a loro e non a quello di tutto una nazione.

 

crisi(Federico Pace – Repubblica.it – 07 marzo 2011)