Il governo vuole tassare (zero) le borse di dottorato

by / Commenti disabilitati su Il governo vuole tassare (zero) le borse di dottorato / 181 View / 13 aprile 2012

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Una storia di ordinaria burocrazia italica, talmente vessatoria da risultare ridicola: il governo vuole tassare le borse di studio dei dottorandi di ricerca, anche se il loro importo è talmente basso che la tassazione che ne risulterebbe sarebbe zero.

Il paradosso deriva dal maxiemendamento governativo, approvato dal Senato lo scorso 4 aprile, al ddl semplificazioni. L’emendamento introduce la tassazione Irpef, assimilandole a un reddito da lavoro dipendente, su tutte le borse di studio superiori a 11500 Euro. Una cifra che sembra calcolata apposta per comprendere, giusti giusti, i poco più di 1000 euro al mese che percepiscono i dottorandi di ricerca delle università italiane. Ma attenzione: la quota su cui pagare le tasse sarebbe solo quella che supera i 11500 euro, cioè, per i dottorandi e gli assegnisti di ricerca, una quota talmente piccola che la tassazione Irpef che ne conseguirebbe sarebbe minore dei 1840 di detrazione per i redditi da lavoro dipendente.

Insomma, “i dottorandi sarebbero costretti a fare la dichiarazione dei redditi per poi non versare nemmeno un euro di tasse perché il loro reddito calcolato sarebbe così basso da avere l’esenzione – spiega Francesco Vitucci, segretario nazionale dell’ADI (Associazione Dottorandi Italiani) – Per gli assegnisti di ricerca ci sarebbe uno scenario simile: nessuna tassa verrebbe versata allo stato per gli assegni con la retribuzione fissata al minimo per legge. Inizierebbero a pagare qualcosa soltanto gli assegnisti con importi così alti da essere un numero praticamente trascurabile.”

Si tratterebbe quindi di una vessazione inutile per i dottorandi, costretti a presentare la dichiarazione dei redditi, a figurare come nucleo familiare autonomo, a non poter essere considerati fiscalmente a carico dei genitori, senza però che lo stato incassi qualcosa in termini di tasse.

Ma è il fatto stesso che una borsa di studio, cioè un sostegno versato dallo stato a un individuo per permettergli di mantenersi durante un periodo di formazione, venga a sua volta tassata dallo stato, a essere paradossale. I dottorandi resterebbero degli studenti per quanto riguarda i diritti (niente tutele, welfare, malattia, ferie, ecc.), ma dei lavoratori per quanto riguarda la tassazione. “Delle due l’una – dichiara Vitucci – o riconosciamo che i dottorandi siano dei lavoratori a tutti gli effetti oppure evitiamo di tassarli. Questa diventa una questione di principio. L’esclusione dei dottorandi di ricerca dalle maglie di questo provvedimento deve essere riconosciuta come una priorità. Alrimenti rischieremmo di compromettere la già scarsa competitività delle borse di dottorato e degli assegni di ricerca nell’attirare studenti e dottori di ricerca dall’estero, e nel trattenere quelli italiani”.

Più complessa, invece, la situazione degli specializzandi di medicina, che rischiano di dover pagare non poco, in una vicenda che cercheremo di approfondire nei prossimi giorni. Ora la palla passa alla Camera, dove il provvedimento dovrebbe sbarcare lunedì prossimo e dove è stato annunciato un emendamento soppressivo da parte di Andrea Sarubbi (Pd) e altri deputati.

(13 aprile 2012) Lorenzo Zamponi – Il Corsaro.info