Gran Bretagna: il Regno salvato dai ragazzini

Gran Bretagna: il Regno salvato dai ragazzini

by / Commenti disabilitati su Gran Bretagna: il Regno salvato dai ragazzini / 17 View / 5 dicembre 2010

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Sono giovani, tanti di 13 e 15 anni, sfidano l’inverno, bloccano il traffico e sono sempre più politicizzati. Mentre il labour riflette sulla sconfitta e i conservatori al governo tagliano i sussidi e falciano l’istruzione (80% i fondi sottratti all’università), gli studenti risvegliano il paese dal torpore. Se i sindacati si mobilitano seguendo l’onda ci sarà a una nuova stagione.

di Marco d’Eramo, il Manifesto, 3 dicembre 2010

In questo gelido preinverno londinese sembra di vivere una poesia di Elsa Morante, o almeno il suo titolo: «Il mondo salvato dai ragazzini». È incredibile la speranza che suscitano queste poche migliaia di adolescenti che da quasi un mese ogni settimana sfilano per le città inglesi. Rianimati dalle immagini variopinte di queste manifestazioni, militanti disillusi, attivisti rifluiti nel privato, sindacalisti amareggiati, tutti hanno smesso di contare gli anni o i decenni che li separano dalla pensione e si riuniscono e si mobilitano di nuovo.

Un esempio lo ho avuto sabato scorso alla conferenza nazionale della Coalition of Resistance («contro i tagli e la privatizzazione»), in cui sono intervenuti esponenti di tutta la sinistra inglese infine unita dai tagli selvaggi del governo più classista che la Gran Bretagna ha avuto da cinquant’anni: ben 18 dei suoi 23 ministri sono milionari – in sterline -, una densità di ricchezza superata solo dal gabinetto McMillan (1957-1963). A titolo di paragone, nel precedente governo laburista guidato da Gordon Brown, i milionari erano «solo» 10.

Sul podio della Coalition of Resistance si susseguivano laburisti, trozkisti, rappresentanti dei pensionati, e tanti sindacalisti, tutti concitati, persino tribunizi: l’oratore coi piedi più per terra è stato il vecchio Tony Benn, per anni leader della sinistra laburista inglese. Ma era notevole la presenza dei segretari generali di due importanti sindacati: in primo luogo Len McCluskey, appena eletto alla testa di Unite, il più grande sindacato inglese con due milioni di iscritti (elettricisti, tecnici, idraulici, meccanici, lavoratori dei trasporti), e poi Mark Serwotka, da anni leader del Pcs (Public and Commercial Service), 300.000 iscritti: Serwotka è da tempo un punto di riferimento per la sinistra radicale britannica.

Ma senza i ragazzini e le ragazzine (tanti e tante di 13-15 anni) che sfidano la neve e il gelo, che lanciano le loro grida acute e fanno impazzire i poliziotti correndo come matti per il centro di Londra da un incrocio all’altro, senza di loro la sinistra «adulta» starebbe ancora a piangersi addosso. O, almeno a «riesaminare criticamente» la propria politica: è quel che ha proposto il nuovo segretario del partito laburista, Ed Milliband, appena tornato alla politica attiva dal congedo paternità.

Milliband vuole lanciare un riesame completo delle pratiche e della linea laburista che deve durare la bellezza di due anni! In questo Milliband copia i Tories dell’attuale premier David Cameron che nel 2005 iniziarono un biennale riesame totale della propria politica. Milliband spera così di riuscire a copiare anche la vittoria elettorale nel giro di un quinquennio. In realtà, in questo modo, Ed Milliband si dà due anni di tempo per sgominare la potente opposizione interna – una guerra intestina senza quartiere – degli orfani di Tony Blair guidati da suo fratello, ex ministro degli esteri, David Milliband.

Ma il mondo non sta ad aspettare. E mentre i laburisti si fanno l’esame di coscienza, i tories e i liberaldemocratici tagliano con l’accetta, anzi con la motosega: tagliano i fondi, tagliano il welfare, i sussidi per l’alloggio, quelli per i disabili, riducono la ricevibilità dei sussidi di disoccupazione, accorpano gli ospedali e falciano gli asili nido e gli ospizi. E naturalmente recidono l’istruzione.

I tagli all’istruzione sono particolarmente odiosi: in primo luogo perché, come ha scritto anche Ed Milliband in un intervento sull’Evening Standard, mentre nel complesso i tagli del governo ammontano all’11%, per l’istruzione il taglio ai fondi destinati all’università sono dell’80%. In secondo luogo perché gli studenti universitari avevano votato in massa per i lib-dem di Nick Clegg che avevano promesso di abolire progressivamente le tasse d’iscrizione all’università. Ora invece il governo non solo disattende la promessa elettorale, ma addirittura propone di triplicare il tetto massimo delle tasse d’iscrizione (che ora sono di 3.200 sterline l’anno) fino a 9.000 sterline (quasi 11.000 euro).

«Le tasse d’iscrizione sono un suicidio politico per Clegg, e lui lo sa» mi dice l’ex direttore del New Statesman, John Kampfner, autore di Libertà in vendita, appena tradotto da Laterza. Kampfner ha frequenti colloqui con Clegg che in privato si tormenta e si chiede se passerà alla storia come l’uomo che ha distrutto definitivamente il suo partito.

Certo è che i lib-dem non sanno come uscirne. L’ultima loro idea è un’acrobazia parlamentare: astenersi nel voto, manifestando così il proprio dissenso, ma permettendo nello stesso tempo alla legge di passare, visto che in parlamento i tories soverchiano i laburisti. Ma non è così che si salveranno dal crollo di popolarità e dal ridicolo in cui sono piombati. La tagliente ironia degli studenti si manifesta nel nomignolo che hanno coniato per il governo composto da conservatori (con) e liberaldemocratici (dem): «Condem» che è una deformazione di «Condom» (preservativo).

Gli studenti sembrano così risvegliare il paese dal torpore in cui sembrava caduto, restituendogli la coscienza dell’enormità di quel che il governo gli sta propinando: tagliare salari, pensioni, ridurre il livello di vita a tutti per pagare il salvataggio di banchieri dissennati che hanno già ricominciato a distribuirsi dividenti e bonus miliardari. Mai è stata più vera la tesi della «socializzazione delle perdite, privatizzazione dei profitti».

Gli studenti si muovono perché su di loro la scure si è abbattuta prima e perché gli effetti sono immediatamente visibili, mentre nelle altre operazioni di chirurgia sociale, le conseguenze e le devastazioni si vedranno solo col tempo. «Per questo», mi dice Tariq Ali, direttore della Verso, la casa editrice della New Left Review, «è decisivo il ruolo dei sindacati. Se le Unions si mobilitano e riprendono il testimone, allora il movimento innescato dagli studenti avrà un futuro: e non mi preoccupa che i numeri dei dimostranti siano andati scendendo di manifestazione in manifestazione: la prima era rituale, mentre via via si è creata una minoranza politicizzata: è il movimento che sta politicizzando gli studenti».

Ecco perché era significativa la presenza di McCluskey e Serwotka alla Coalition of Resistance: è la prima indicazione di una nuova combattività sindacale che si ispessirà mano mano che si faranno sentire gli effetti della selvaggia austerità di Cameron e Clegg. Perché sul terreno strettamente politico la situazione è bloccata, vista la paralisi in cui versa il partito laburista, paralisi che consente al governo di restare in sella nonostante la crescente impopolarità. Lo scontro, se ci sarà, avverrà sul terreno sociale. Solo fra qualche mese sapremo se l’impudente contestazione dei ragazzini inglesi era la spensierata avanguardia di una massiccia rivolta contro la distruzione del welfare state, o solo il momento in cui marinavano la vita.

(3 dicembre 2010)