Gli eurogiovani: non solo studenti

by / Commenti disabilitati su Gli eurogiovani: non solo studenti / 29 View / 15 novembre 2011

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Indagine comparata Europea “Eurostudent IV: “Social and Economic conditions of student life in Europe” a confronto con la Sesta Indagine Eurostudent sulle condizioni di vita e di studio degli universitari italiani, della Fondazione Rui.

Italia più vicina all’Europa: anche da noi si afferma il modello di “studente non solo studente” in più della metà dei 25 paese a confronto, almeno 4 studenti su 10 hanno un lavoro regolare; almeno 5 su 10 valutano i propri studi una buona base per trovare lavoro; sempre più precoce il contatto dei giovani con il mercato del lavoro. pesano lo svantaggio sociale e la crisi.

In più della metà dei paesi europei almeno quattro studenti universitari su dieci studiano e lavorano. Paesi come l’Italia sono pienamente allineati alla “media europea”, con una percentuale pari al 39%. In 3 paesi Eurostudent su 4, almeno metà degli studenti ritengono che i propri studi costituiscano una buona base di partenza per il lavoro. Accanto a questi, in ben 10 paesi dell’indagine, oltre due studenti su tre ritengono fondamentali gli studi universitari per completare sia la loro formazione, sia la loro crescita individuale.

 

Cambia il modello da studente

 

Se in passato il modello prevalente di riferimento era rappresentato dallo “studente solo studente”, da qualche anno le cose sono cambiate. È intervenuta una sorta di “armonizzazione” dei “nuovi tipi” di studente presenti nei vari Paesi europei. Sfuma il modello tradizionale dello “studente a tempo pieno”.  Dall’indagine emergono nuovi stili di vita, che hanno il cardine nella nuova percezione del sé degli studenti universitari.

Nella nuova immagine che gli studenti hanno di sé, convivono due figure: studenti “giovani”, che hanno avuto un contatto precoce con il mercato del lavoro, e che non hanno lasciato trascorrere più di due anni nel passaggio dalla scuola all’università; studenti “adulti”, che hanno deciso di rientrare nel circuito della formazione, dopo un’interruzione di più anni, durante i quali hanno lavorato più o meno regolarmente

L’interruzione degli studi fra il conseguimento del diploma di scuola secondaria e l’ingresso nell’università è un fenomeno comune a tutti i paesi europei, anche se con marcate differenze: in Nord Europa l’interruzione è un’esperienza piuttosto diffusa. In Danimarca è pari al 38%; in Irlanda riguarda il 34% degli studenti. La Finlandia ha una percentuale pari al 28% e la Norvegia segna un 24%. I più alti tassi di iscrizione senza interruzione si registrano in Croazia, Romania, Lituania e Repubblica Ceca, con valori che arrivano al 90%.

Nell’Europa meridionale prevalgono di gran lunga gli studenti che proseguono gli studi senza interruzione. L’Italia è allineata con Germania, Austria, e Svizzera. In questi paesi gli studenti che hanno ripreso gli studi dopo almeno un anno di interruzione sono circa il 15%.

Influenza dello svantaggio sociale

In quasi tutti i paesi, la percentuale di studenti che si iscrive all’università a distanza di oltre due anni dall’interruzione è più alta fra i giovani di condizioni meno abbienti. Questo comportamento è particolarmente diffuso in paesi come l’Estonia e la Romania, dove oltre il 50% degli studenti provenienti dalla fascia economica socialmente svantaggiata si iscrive all’Università dopo oltre due anni.

Eccezioni, in Austria, Germania e Danimarca, dove la percentuale di studenti che entra all’Università a meno di un anno dal conseguimento del diploma di studi secondari è più alta fra gli studenti di condizione socio-economica svantaggiata, che fra quelli di condizione economica privilegiata.

In Italia, in linea con questi risultati, l’interruzione degli studi (fra conseguimento del diploma di maturità e immatricolazione all’Università) è legata alla condizione socioeconomica. Fra gli studenti provenienti da famiglie meno abbienti, uno su cinque (19%) interrompe gli studi per almeno due anni, mentre la stessa quota scende all’8% – meno di uno su dieci – fra gli studenti in condizione privilegiata (genitori laureati).

Secondo profilo di studente

Il secondo profilo di studente è quello di coloro che non lasciano trascorrere più di un anno dal conseguimento del diploma di maturità prima di iscriversi all’Università. Sono studenti giovani, che decidono di affiancare “ in modo strutturato” un lavoro allo studio e aderiscono ai modelli suggeriti dalla nuova percezione che gli universitari hanno di sé.

Non “studenti solo studenti”, quindi, ma giovani che cercano di dare una risposta all’esigenza di disporre di un reddito per motivazioni diverse, tra cui, scelta individuale: determinata dalla volontà di autorealizzazione e la costruzione di un curriculum più competitivo

Studio – lavoro

In tutti i paesi dell’indagine, gli studenti di secondo ciclo, in Italia laurea magistrale o specialistica, il di tempo per studio e lavoro è mediamente più elevato che per gli studenti di primo ciclo. Ad aumentare è prevalentemente la porzione di tempo dedicata al lavoro, con un budget del tempo complessivo che spesso si aggira sulle 50 ore a settimana.

La maggioranza degli studenti che esprimono l’intenzione di proseguire gli studi dopo il corso attuale, dichiarano di voler continuare a studiare lavorando. Più degli altri, quest’intenzione è dichiarata dagli studenti di condizione sociale non privilegiata. All’estero, in più della metà dei paesi Eurostudent:

Nella maggior parte dei paesi Eurostudent, oltre uno studente su 2 progetta di proseguire gli studi, dopo aver concluso il ciclo corrente. In Italia, rispetto alla totalità degli studenti, il 42% prevede di non proseguire gli studi, un risultato che è salutato come un fatto positivo da parete degli esperti europei. In ben 10 paesi dell’indagine, oltre due studenti su tre ritengono fondamentali gli studi universitari per completare sia la loro formazione, sia la loro crescita individuale

 

(11 novembre 2011) CorriereUniv.it