Fenomenologia del ricatto. Ovvero: Renzi e la Buona Scuola

by / Commenti disabilitati su Fenomenologia del ricatto. Ovvero: Renzi e la Buona Scuola / 162 View / 20 giugno 2015

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Un provvedimento interessato

Il 26 novembre 2014 la Corte di Giustizia Europea, con una storica sentenza, ha stabilito che l’Italia ha abusato dei contratti a tempo determinato per i docenti, non mettendo in pratica nessuna misura preventiva o sanzionatoria per impedire il precariato “continuativo” derivante dalla successione di contratti. In particolare, la Corte ha sottolineato che,nonostante l’utilizzo di personale a termine su un posto vacante in attesa dell’espletamento di un concorso sia legittimo, l’Italia non ha bandito alcun concorso dal 1999 al 2011. La sentenza ha ovviamente aperto una serie di ricorsi (notizia di oggi è proprio il rinvio dell’udienza della CorteCostituzionale prevista per il 23 giugno a data da destinarsi) il cui esito può essere dirompente: dall’assunzione dei docenti precari che hanno prestato più di 36 mesi di servizio al pagamento di ingenti indennizzi.

L’intervento della Curia era comunque atteso ben prima di quel famoso 26 novembre, tanto che già nella prima stesura della “Buona Scuola” di Renzi, risalente alla fine dell’estate 2014, l’aitante rottamatore si è tutelato prevedendo l’assunzione a tempo indeterminato di tutti i precari“storici” della scuola italiana.

Un bel design per un progetto a metà

Con un font alto e magro e qualche colore sgargiante Renzi ha pensato bene di vendere un provvedimento di fatto “imposto” dall’Unione Europea come un grande atto di giustizia di una sinistra che finalmente riconosce il valore dei precari. Salvo presentare un piano fortemente iniquo e incompleto,che lascia completamente fuori dal piano delle assunzioni i giovani che non hanno avuto la possibilità, in questi anni, di iscriversi nelle famigerateGraduatorie ad Esaurimento (GaE).

Le GaE sono state chiuse nel 2006 ma ci si è potuti inserire (in vari modi) fino al 2011, quando il ministro Gelmini ha varato il TFA, il nuovo percorso abilitativo per insegnare, il cui funzionamento è così riassumibile: fai un concorso di ammissione difficilissimo, paghi 3000 euro per iscriverti anche se sei un poveraccio, fai sei mesi di lezioni inconcludenti a orari impossibili anche se lavori (e non puoi stare assente) e poi finalmente sei abilitato (ma non iscritto in GaE, solo nelle graduatorie d’istituto).

Con le GaE chiuse, tutti gli abilitati TFA (due cicli in totale dalla loro creazione ad oggi) si ritrovano anche fuori dal piano di Renzi,insieme a chi, per vari motivi, non aveva conseguito l’abilitazione negli anni precedenti (pur avendo lavorato su supplenze) e l’ha ottenuta in questi anni con i PAS (percorsi abilitativi speciali).

Un grande dibattito popolare

Il premier più amato d’Italia non poteva certo presentare un provvedimento senza ascoltare il popolo: ecco allora online un questionario per raccogliere le opinioni di studenti, genitori, insegnanti, presidi e comuni cittadini in merito alla riforma della scuola. Non importa la bassissima partecipazione all’iniziativa, né che il testo iniziale e finale poi non differissero quasi per nulla, né ovviamente lo stile delle domande impostato per indurre una certa risposta: la Buona Scuola era pronta, popolarmente acclamata e pronta per entrare in vigore, accogliendo nella scuola italiana ben100.000 insegnanti.

Nel frattempo, anzi, ben prima di tutto questo, migliaia di docenti italiani avevano elaborato collegialmente e dal basso un progetto dilegge di iniziativa popolare proprio riguardante il sistema di istruzione, chiamata, guarda caso, “LaBuona Scuola della Repubblica”, che voleva aumentare la democrazia negli istituti scolastici e proponeva un sistema scolastico attento alle necessità dei poli più disagiati. Non serve un genio per capire che questa legge non è mai stata discussa dal parlamento italiano.

Pronti,partenza…

A questo punto mancano sette mesi all’inizio del nuovo anno scolastico. L’unica mossa possibile per garantire le assunzioni promesse è quella di fare due provvedimenti: un Decreto Legislativo del Governo per le assunzioni e un Disegno di Legge per il resto dei provvedimenti. La ministra Giannini, fresca di cambio di casacca (vi ricordate che prima di entrare nel PD era di Scelta Civica?), ha annunciato alla stampa proprio lo scorporo delle assunzioni dalla riforma. Per questo si è presa una bella sgridata da Renzi,che per la prima volta nella sua carriera politica (e c’è chi dice perché illuminato dalla saggezza del Presidente della Repubblica) si ricorda di essere in una democrazia parlamentare e non negli Stati Uniti o negli Emirati Arabi.In seguito a questa epifania ebbe a dichiarare pomposamente:

“Il Parlamento è sovrano, tutti i provvedimenti sulla scuola li deve discutere il Parlamento”.

Il tempismo perfetto con il quale è avvenuto il ravvedimento democratico di un Governo che, fino a quel momento, aveva varato quasi soloDecreti d’urgenza (anche senza nessuna urgenza, in verità) ha del miracoloso.

Fatto sta che la palla passa al Parlamento, con la spada di Damocle di dover approvare la legge entro pochi mesi pena le mancate assunzioni.

Alla Camera (ardente)

Grazie alla (certamente costituzionale) Legge Elettorale in vigore il PD detiene la maggioranza schiacciante della Camera (cosa normale,d’altronde, per un partito che ha preso il 25%). Tutti si aspettano, di conseguenza, un iter rapidissimo per la riforma: in effetti, il 27 marzo ilGoverno presenta il DDL, il 14 maggio la camera inizia a discuterlo, il 20maggio è approvato. Sei giorni in aula.

Ma che bravi questi deputati, dai che assumiamo 100.000 precari,di sicuro tutti sono contenti.

Peccato, invece, che il principale sentimento tra i docenti (egli studenti) delle scuole italiane sia la rabbia: la riforma, infatti, non è costituita soltanto dalle assunzioni di cui abbiamo parlato finora; al contrario, la maggior parte del DDL riguarda ben altro. Tra le novità introdotte dalla riforma troviamo:

–       Presidi con superpoteri manageriali che possono chiamare gli insegnanti preferiti da un pool provinciale, valutare i docenti (e quindi aumentargli lo stipendio) da soli e senza consultarsi con nessuno, decidere se gli insegnanti hanno o meno superato l’anno di prova a inizio carriera,redigere da soli il POF e altre amenità.

–       Organi collegiali di fatto svuotati di funzioni rilevanti.

–       Un nuovo modello di scatti stipendiali basati sul “merito”. Ora,va specificato che questo merito è lo stesso concetto, proprio lo stesso, che piaceva tanto alla Gelmini: il merito in salsa neoliberista alla Ichino. Il riassunto è: istituiamo un sistema di crediti per i docenti e diamo un aumento solo a chi ha tanti crediti; i creditisi prendono facendo cose a scuola, ad esempio aiutando il preside, e li prendi anche se insegni male, l’importante è che fai tante cose il pomeriggio.

Sull’ultimo punto c’è da dire anche che la proposta è fatta talmente male che è palese anche ad un lettore frettoloso come in realtà essa sia un modo di risparmiare soldi: la somma di tutti gli stipendi applicando i nuovi scatti per merito (che toccherebbero solo il 66% dei docenti ogni 3anni), infatti, è ben inferiore a quella degli stipendi attuali con gli scatti di anzianità.

Insomma, è montata una piccola protesta nel mondo della scuola,che ha portato in piazza in più occasioni centinaia di migliaia di persone. Han protestato i docenti di ruolo, gli studenti, i precari, i tieffini, i passini,gli universitari che sperano di insegnare…per farla breve, tutti i soggetti interessati.

Renzi, invece di fare qualcosa di intelligente, ha preso una lavagna, uno smartphone e si è fatto un video dicendo: “vi rispiego la riforma,se protestate, evidentemente, non l’avete capita…”.

 

Il senato, leregionali, le minacce

Arriviamo quindi al Senato. Appena la riforma approda al Senato(e siamo già con i tempi molto stretti per permettere le assunzioni) si va al voto alle regionali. Risultato: il PD perde e Renzi deve inventarsi un sacco di cose per giustificare che non ha perso, salvo poi doversele rimangiare dopo due settimane ai ballottaggi. Molti insegnanti ci tengono a far sapere al PD di non aver più votato PD. Qualcuno si ravvede e inizia a dire che il DDL “BuonaScuola” forse non è così buono come sembrava e che forse va fatta qualche modifica.

La minoranza del PD che sta ancora nel PD presenta alcuni emendamenti e poi succede il patatrac: nella commissione I (affari costituzionali) il Governo va sotto nonostante la Finocchiaro (presidente, PD)voti (contro la prassi) a favore.

La maggioranza risicata del senato, il ottenuto dalla commissione bilancio e varie dichiarazioni pubbliche di esponenti scontenti della maggioranza mettono a rischio il DDL.

Nel frattempo in tutte le scuole d’Italia gli insegnanti fanno lo sciopero degli scrutini. Renzi dice che non aderirà nessuno e, sorpresa, le adesioni arrivano all’80%, con picchi del 100% in alcune aree.

Insomma, pare proprio una situazione idilliaca: il popolo si è fatto sentire, alcuni parlamentari rinsaviti presentano proposte di modifica molto forti al DDL, la maggioranza è a rischio…

Ecco allora l’ultimo atto: Renzi va a Porta a Porta e dichiara che con tutti quegli emendamenti le assunzioni saltano. Anzi, di fatto sono già saltate, perché ormai è troppo tardi. Ed è colpa delle opposizioni.

In pratica, il Parlamento sovrano ha fatto una cosa che non è piaciuta al Presidente del Consiglio: ha discusso di una legge; i senatori hanno presentato emendamenti.

A questo punto Renzi è un treno lanciato: cita addirittura Lula e dice che bisogna ascoltare la gente. Bene, in che modo? Con una conferenza diun giorno. Davvero, ha detto così: un giorno. E dopo si chiude e si vota perché bisogna pur fare qualcosa.

La gente lancia occhiate smarrite. Intorno si sussurra e ci si domanda: “ma quindi un giorno di conferenza e poi si votano anche le assunzioni?”.

La risposta è no: infatti per Renzi ormai le assunzioni sono considerate saltate. A chi gli chiede risponde: forse nel 2016, non so,vediamo. Non so, vediamo.

Conclusioni(per ora)

Renzi ha mentito sapendo di mentire fin dall’inizio: ha creato un provvedimento ad hoc per evitare di dover risarcire migliaia di persone e l’ha venduto come un regalo del premier che ascolta la gente. Conscio della carenza di risorse, invece di ammettere umilmente che forse l’impresa era difficile, invece di discutere davvero con il mondo della scuola, ha fatto la faccia pulita dicendo che era il parlamento a dover decidere. L’unica volta che non fa un decreto d’urgenza è quando la questione in gioco è davvero urgente e tocca centinaia di migliaia di persone.

In seguito al malcontento, alla probabile modifica sostanziale del suo disegno su alcuni punti irrinunciabili (presidi-sceriffi, stop alla democrazia, falso merito) e, forse, in seguito alla sconfitta alle regionali,dipesa anche dal mancato voto degli insegnanti, Renzi si vendica e fa quello che farebbe un bambino incosciente; dice: “rompo il gioco così non ci gioca più nessuno dei due”.

Dichiara che ormai le assunzioni sono saltate, e la colpa è degli altri. Chi siano gli altri (gli insegnanti, gli studenti, le opposizioni,la pioggia, Civati…) non importa: la cosa chiara è che ormai lui è stato costretto a fare marcia indietro, che gli altri non vogliono mai cambiare e che è chiaro che se presenti emendamenti a un DDL fatto dal tuo segretario sei un gufo.

Ma in sintesi cosa vuole Renzi? se siete riusciti a leggere fino a qui è abbastanza chiaro: il vero obiettivo di Renzi non sono le assunzioni,ma èl’imposizione di nuovi modelli aziendalistici nella scuola, la privatizzazione di fatto dell’istruzione statale, attraverso le modifiche introdotte dal DDL. E lui ha sempre saputo che per riuscire a fare passare quelle modifiche serviva abbellirle e legarla a doppio filo a un provvedimento (le assunzioni) che toccasse direttamente la vita della gente.

La minaccia della Buona Scuola non è nata ieri con l’annuncio pubblico delle mancate assunzioni, è sempre stata davanti ai nostri occhi fin dall’inizio: un provvedimento di distruzione della scuola unito a un (comunque importante e notevole) contentino per gli insegnanti: “io vi stabilizzo se vi sottomettete”, ecco il vero senso dellaBuona Scuola.

E gli insegnanti sono stati molto più bravi di Renzi: non hanno ceduto al ricatto, non sono rimasti zitti e non si sono accontentati di una promessa di stabilità; non hanno voluto accettare di lavorare a tempo indeterminato ma essere inseriti una scuola-azienda che ha perso le sue radici e nella quale il tuo contributo conta solo finché sei d’accordo con il preside.Anche perché questo posto, alla maggior parte degli iscritti in GaE spetta di diritto, ed è solo questione di settimane prima che le sentenze lo mettano nero su bianco. Non chiederemo in ginocchio un diritto che è nostro!

Ovviamente anche per tutti i nuovi insegnanti, che non possono contare sulla sentenza della Curia, quello del posto a tempo indeterminato è un traguardo vero e importante: non ci va, tuttavia, di raggiungerlo a testa bassa e “baciando la mano di chi ci ruppe il naso”.

Quello che dobbiamo fare oggi è organizzarci in modo sempre più efficace per rivendicare una scuola di qualità, pubblica, democratica, partecipata, che formi davvero il cittadino e che sia attenta a intervenire in modo più determinato là dove ci sono i maggiori disagi sociali.

La lotta per il ruolo è un percorso parallelo, che dobbiamo portare avanti senza mai cedere all’egoismo e alla facile tentazione di cedere al ricatto renziano del “vi do il posto se state zitti sul resto”.

Noi parliamo, e anche parecchio forte, a visto scoperto e fieri di difendere la scuola pubblica italiana.

Post Scriptum

E’ di ora la notizia che Renzi ha posto la fiducia sul provvedimento. Non credo serva commentare quest’ultimo atto che non è altro che l’apoteosi del ricatto, e al contempo un tentativo, in verità un poco goffo, di riversare le proprie responsabilità sugli altri e salvarsi la faccia.

Marco Maggioni, Padova TFA II ciclo