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Edisu, primo sfratto dopo la borsa di studio negata

by / Commenti disabilitati su Edisu, primo sfratto dopo la borsa di studio negata / 39 View / 12 gennaio 2012

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“Non volevamo lasciare la stanza alla residenza perché non abbiamo un posto dove andare, siamo venuti in questa città convinti di ricevere la borsa di studio e il posto letto visto che nostro padre ha una pensione di 450 euro euro al mese e sei figli da mantenere. Ci hanno mandati via con la polizia, e per avere una stanza siamo finiti a Vercelli. Non abbiamo i soldi sufficienti per il biglietto del treno ogni giorno, può sembrare incredibile ma è così. Non so proprio come faremo”. Amna e Khaled Ben Ayed sono due fratelli di 19 e 21 anni.

Il loro paese di origine è la Tunisia e sono iscritti entrambi al Politecnico dove frequentano il primo anno di Ingegneria informatica. Amna parla inglese e francese. Di italiano ancora poche parole.”Hanno chiamato la polizia per farci lasciare la stanza  racconta la ragazza  non avevamo aggredito nessuno, ci hanno detto i responsabili dell’Edisu che si fa sempre così, che chiamano le forze dell’ordine quando devono convincere gli studenti a lasciare l’appartamento perché non ne hanno più diritto”.

Lunedì pomeriggio alla residenza Edisu Paolo Borsellino per più di quattro ore si è consumato il primo dramma annunciato dopo i tagli ai finanziamenti al diritto allo studio. Una vicenda che testimonia difficoltà economiche forse inimmaginabili per tanti ragazzi italiani ma che invece sono la realtà. La Regione Piemonte ha lasciato senza contributo ottomila studenti idonei a ricevere l’aiuto economico a sostegno della loro vita di studenti negli atenei piemontesi, moltissimi di questi sono già in partenza.

Amna e Khaled sono arrivati a settembre a Torino, certi di avere i requisiti in regola per la borsa e hanno chiesto al Politecnico, dove sono iscritti, un posto in foresteria a pagamento in attesa della graduatorie. Speravano di saldare con la prima rata il soggiorno delle prime settimane. Quando sono stati ufficializzati i tagli e i due fratelli hanno saputo di non aver diritto né alla borsa né al posto letto in residenza, l’Edisu ha bussato alla porta della loro stanza in via Borsellino. “Dovete andare via  gli han detto  non potete restare”. “Il Politecnico ha provveduto a sostenere le spese per il loro alloggio ancora fino alla fine di dicembre  spiega Marco Gilli, rettore pro tempore dell’ateneo  ma abbiamo fatto uno sforzo straordinario che non ci compete, ci dispiaceva lasciare questi ragazzi senza un posto dove dormire, ma siamo una università e in nessun modo possiamo sostituirci all’ente per il diritto allo studio”.

L’Edisu, preso atto anche dell’interessamento dell’ateneo, ha offerto ad Amna e Khaled la possibilità di trasferirsi in una residenza a Vercelli, ma loro hanno rifiutato. “Non siamo davvero in grado di sostenere la spesa per spostarci ogni giorno in treno  spiega Khaled  e se frequenti il Politecnico devi essere sempre a Torino, non è come per altre facoltà”. La scadenza è stata prorogata di qualche settimana fino a lunedì quando lo “sgombero” non è stato più rimandabile.

E quando, per sbloccare la situazione, dalla residenza Borsellino è stato chiesto al 113 l’intervento degli agenti di polizia. “I nostri uomini si sono recati sul posto ma non c’è stato bisogno di alcun intervento spiega il vicequestore Giovanni Temporale  si sono limitati ad assistere alla trattativa lunghissima con il padre dei due ragazzi che nel frattempo li aveva raggiunti a Torino per aiutarli”. Dal rapporto degli agenti non risulta alcuna minaccia o violenza da parte dei “non più graditi ospiti”, i loro effetti personali sono stati messi in un magazzino in attesa di nuova destinazione.

(11 gennaio 2012) Ottavia Giustetti – La Repubblica di Torino