Domani in piazza per i saperi e la democrazia

by / Commenti disabilitati su Domani in piazza per i saperi e la democrazia / 3 View / 16 novembre 2011

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Un nostro editoriale pubblicato sul Manifesto di oggi.

“Saperi contro la crisi” ha rappresentato negli ultimi anni una delle parole d’ordine del movimento studentesco. Una sfida concreta, più che una provocazione. Abbiamo da sempre lottato con convinzione per rimettere al centro il ruolo dei saperi credendo che il libero accesso alla conoscenza, e l’aumento delle risorse per una libera e indipendente ricerca fossero strumenti fondamentali per condurci fuori da una crisi, che in questi giorni si rivela ai nostri occhi in tutti i suoi aspetti sistemici, e che sta devastando i beni comuni, distruggendo diritti e redditi.

I governi che in Italia si sono alternati, tra centro destra e centro sinistra, non hanno arrestato quel processo europeo, che con i vari accordi e direttive, ha mercificato i saperi e i sistemi d’istruzione e formazione. Negli ultimi cinque anni la ministra Gelmini è riuscita addirittura, in questo processo di esclusione sociale, ad andare oltre: decidendo di ridurre il ruolo dell’istruzione e della formazione, schiava delle politiche dei tagli di Tremonti, ad un ruolo marginale, del tutto inesistente. Proprio in una fase di crisi come questa, si fa una scelta chiara: ricapitalizzare le banche e stabilizzare i mercati, scegliendo come prezzo da pagare il futuro della nostra generazione e del vero sviluppo del Paese.

Il 17 Novembre, storica giornata internazionale degli studenti rilanciata nel 2004 dal Social Forum di Mumbai, assume oggi una centralità tutta nuova. Porteremo nelle piazze il nostro rifiuto alle politiche di questi anni, dai tagli, al ddl Gelmini, al voto di condotta, al modello di scuola e università schiave dei privati e piegate alle esigenze delle imprese. Le nostre aule nelle scuole in particolare, ma anche nelle università continuano a cadere a pezzi. Le risorse per il diritto allo studio sono sempre insufficienti. Quest’anno il 17 Novembre non è solo questo; non solo per la caratterizzazione internazionale di questa data di mobilitazione, dentro un nuovo movimento globale che si caratterizza con un marcato e radicale rifiuto del neoliberismo e delle sue politiche, ma proprio perché oggi in Europa, nella osannata “culla della civiltà”, parlare di scuole e università pubbliche significa parlare inevitabilmente di democrazia e di diritti.

In questi giorni in Italia, come in Grecia, cadono i governi incapaci di gestire la crisi, che non hanno saputo marcare una politica economica in grado di assecondare i mercati, di placare l’ira dei nuovi dei dell’Olimpo. In Italia per destituire Berlusconi è bastato aumentare lo spread tra Bund e Btp, facendo capire che i mercati hanno abbandonato il Governo, chiamando tutti all’unità nazionale, o meglio all’appiattimento politico alla logica della finanza.

Berlusconi è andato a casa, ma questo non ci basta, né ringrazieremo i mercati di questo. Vogliamo chiudere questa fase storica, vogliamo rifiutare questo sistema che ha creato diseguaglianze, distrutto la democrazia, cancellato il nostro futuro. Nè Mario Monti nè le forze parlamentari ci sembra che vadano assolutamente in questa direzione schiacciandosi sulle politiche di austerity imposte dalla Bce e vogliamo dirlo a chiare lettere. E allora noi il 17 Novembre saremo in piazza, per rilanciare un movimento che in tutt’Italia si connetta a un movimento globale; questo proprio perché saperi e democrazia oggi sono le due gambe del nostro futuro. Senza di essi siamo condannati a subire il dominio delle lobby finanziarie, a vedere i saperi in mano di pochi e al servizio dei mercati, siamo destinati a restare precari.  Dopo il 17 continuerà la nostra mobilitazione, trasformando dal basso, con l’AltraRiforma, scuole e università e lottando nelle piazze contro chi ci vuole far pagare questa crisi, contro chi ci vuole precari. Il movimento di occupy lancia proprio questo messaggio: riprendiamoci tutto. Noi siamo il 99%, e all’1% non lasceremo nemmeno le briciole.