Documento finale – assemblea nazionale universitaria Riot Village

Documento finale – assemblea nazionale universitaria Riot Village

by / Commenti disabilitati su Documento finale – assemblea nazionale universitaria Riot Village / 11 View / 8 settembre 2010

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L’università riapre, ma è chiusa. L’università che riapre nel 2010/2011 è vuota, un deserto, un luogo sempre più privato, privato di senso. L’università dei tagli e della crisi è una non-università, svuotata di servizi, didattica, ricerca.

 

Corridoi deserti, laboratori inutilizzabili, corsi chiusi o sovraffollati, un deserto che, però, può essere molto affollato e molto rumoroso. E’ il rumore della rabbia che esplode, degli slogan scanditi, l’eco della protesta che si diffonde.

 

Buchi, bilancio, dissesto, disallineamento, debiti, razionalizzazione, tagli, azzeramento, tasse, sono parole entrate nel lessico degli atenei. Chiudono i corsi, si riducono i servizi, i fondi per la ricerca, per la didattica. Il 2010 è l’anno in cui i tagli, programmati nella legge 133 del 2008 e riaffermati all’interno della manovra correttiva di giugno, si abbattono in misura maggiore su tutto l’impianto amministrativo, lavorativo e didattico. Le condizioni di dissesto materiale e le lotte, anche vertenziali, sono la scintilla, gli studenti la prateria.

 

Le macerie della non-università sono il luogo in cui ripartire, l’epicentro di una resistenza e di una riscossa sociale. La formazione pubblica perde e espone il fianco perché ha perso di senso, in un paradosso in cui si coniugano dequalificazione e iperspecializzazione senza obiettivi. Servono strumenti nuovi e partecipati per realizzare concretamente una idea di università, una idea di cambiamento.

 

L’AltraRiforma dell’università è la leva di un ribaltamento, nell’opposizione sociale. Non limitarsi a costruire argini all’ondata neoliberista, non accontentarsi di tappare le falle mentre la nave affonda, l’AltraRiforma vuol dire rilanciare su ogni livello e luogo della formazione, un idea alternativa di funzione e funzionamento di scuole, università, accademie, ricerca. L’AltraRiforma può vivere solo entro una discussione costante, democratica che parta dai singoli corsi di laurea, atenei, territori. Proponiamo perciò di costruire ovunque i Laboratori per l’AltraRiforma, che discutano dell’alternativa alle troppe riforme bipartisan e a costo zero. I Laboratori per l’Altrariforma dovranno ridefinire regolamenti, tassazione, piani di studio, in ogni ateneo.

 

E’ necessario rendere l’alternativa immediatamente esigibile concreta, tangibile: se la non-università si basa sul vuoto, vincere vuol dire riempire quei luoghi, a partire dalle giornate in cui le università saranno ferme per il differimento dell’inizio dell’anno accademico in cui autogestiremo le facoltà facendo vivere l’AltraUniversità, in un crescendo, dal basso, verso una necessaria assemblea nazionale nella parte iniziale dell’autunno, capace di definire l’agenda di un movimento intelligente , plurale, radicale, che difenda il sapere e l’intelligenza.

 

Dobbiamo aprire la strada, bloccare le facoltà, aprire l’accesso agli studenti, bloccare l’ingresso ai privati. Quel grande stanzone privato d’ogni potere chiamato Parlamento sta discutendo in queste settimane il ddl 1905 di riforma dell’università. Non possiamo accettarla.

 

Non accettiamo le menzogne di un Ministro sotto l’ombra e lo scacco di Tremonti promuove e accetta la privatizzazione dell’università.

 

Non accettiamo il servilismo dei Rettori e dei loro amici baroni che, pur di strappare qualche briciola di una torta che non c’è, pur di avere il potere assoluto in università impotenti, riuniti nella loro CRUI e con imbarazzante servilismo acconsentono alla distruzione dell’università. I Baroni e i Rettori sono dei nemici al pari della Gelmini e del Governo. Quei canuti docenti non si limitano a tutelare il proprio potere, ma recintano il sapere, difendono privilegi e affossano la speranza e il desiderio di intraprendere percorsi di ricerca e insegnamento. Il problema non è lo stato della ricerca, ma la ricerca dello Stato, fuggito dall’investimento pubblico in formazione.

 

L’Italia è un paese per vecchi, con una classe dirigente incapace ed egoista, un gruppo di potere da spazzare via. La crisi democratica in Italia è anche una crisi politica, morale, autoritaria. Il Governo è ancora forte nel Paese, ma è debole in Parlamento e può cadere, può cadere grazie alle mobilitazioni degli studenti, dei precari, dei lavoratori.

 

A noi spetta affrontare il Governo, avere l’ambizione di sconfiggerlo e spazzarlo via. L’Italia è un paese senza speranza, senza futuro, un paese da cui fuggire. L’alternativa alla fuga è cacciare questa classe dirigente e riprendersi la possibilità di restare, liberandosi della necessità di fuggire.

 

Attaccano la scuola, l’università, i diritti, il lavoro, la democrazia, li attaccano come tasselli dell’attacco totale alla società. Diffondono insicurezza, razzismo, precarietà.Hanno saccheggiato il passato, dobbiamo riprenderci il presente, rifiutare il mondo che han preparato per noi, ricostruire il futuro.

 

Il metalmeccanico di Pomigliano ha chiesto “al meglio della sua faccia una polemica di libertà”, rifiutando il ricatto e affermando che ci sono diritti indisponibili.

 

I ricercatori, precari e sfruttati, hanno svelato quanto corta fosse la coperta che cercava di mascherare il vuoto della non-università, rifiutando i carichi didattici, dichiarando di essere indisponibili.

 

La lotta di Pomigliano, come simbolo concreto delle lotte, non può restare circoscritta alle pareti delle fabbriche, la mobilitazione degli studenti deve uscire dalle pareti di scuole e università, non limitandosi ad attraversamenti e intrecci, le lotte del lavoro e dei saperi contro la crisi devono mescolarsi e unirsi in una unica grande battaglia di opposizione e riscossa sociale che mettano al centro i saperi e il lavoro, l’unità nella difesa dei diritti di ieri e di domani.

 

Partendo dal 29 settembre, giornata internazionale di mobilitazione in cui metteremo in campo azioni sul territorio nazionale sul tema della difesa del welfare,passando per gli appuntamenti di mobilitazione lanciati dal mondo della conoscenza a livello territoriale e nazionale, ma soprattutto intorno alla data del 16 ottobre con il corteo nazionale indetto dalla FIOM, lanciamo una sfida al movimento studentesco e al mondo del lavoro, al sindacato: costruire insieme una nuova stagione di lotte, radicale e intelligente, intensa e ragionata, capace di costruire l’alternativa per la scuola, per l’università, per il modello produttivo e di sviluppo.

 

La nostra generazione non è caratterizzata da un anno o un decennio di nascita, ma dalla cifra della precarietà, unica variabile certa che ci unisce.

Ci unirà anche una grande lotta contro la schiavitù, per abbattere le forme di lavoro feudale, per dire che noi non moriremo precari, che noi non moriremo precari in questa Italia.

Se il mercato del lavoro è frammentato, fatto di migliaia di solitudini, i luoghi della formazione, e in particolare scuole e università, sono tra gli ultimi luoghi collettivi.

In tali luoghi il potere alza muri e barriere, per difendersi, recintandolo. Ma in questi stessi luoghi il potere è più debole, e la nostra risata lo travolgerà.

 

ASSEMBLEA NAZIONALE UNIVERSITARIA – RIOT VILLAGE -1 agosto 2010