Diminuiscono gli iscritti e laureati nell’Università pubblica

Diminuiscono gli iscritti e laureati nell’Università pubblica

by / Commenti disabilitati su Diminuiscono gli iscritti e laureati nell’Università pubblica / 86 View / 7 marzo 2011

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sedieRepubblica.it – Cala il numero di iscritti nelle facoltà pubbliche italiane e, di conseguenza, scende il numero di ‘dottori’ laureati. Stando ai dati resi noti dal Consiglio universitario nazionale (CUN), nell’ultimo anno le immatricolazioni hanno subito una diminuzione del 5%, con 3.986 nuovi iscritti in meno rispetto al 2009. Se, poi, si guarda agli ultimi quattro anni, la percentuale dei nuovi ingressi negli atenei è scesa del 9,2%, con ben 26 mila immatricolazioni in meno. Eppure, il numero di studenti che ha raggiunto il diploma è aumentato nell’ultimo anno dello 0,9%. In controtendenza gli istituti privati che nel 2010 hanno registrato il 2% in più di immatricolazioni, coprendo il 6,6% dei nuovi iscritti totali in Italia. 


Meno iscritti al Centro e al Sud
. La tendenza negativa si è fatta sentire in tutta la Penisola, ma a soffrire di più sono state le Università del Sud (-6,9%) e del Centro Italia (-5,4%). Il Nord tiene meglio, con un calo dello 0,5% per il Nord ovest e del 3,2% per il Nord est. A risentire di più della crisi delle iscrizioni sono i piccoli atenei, ma anche quelli medi accuasano il colpo. Meglio se la cavano i mega atenei (quelli con più di 40 mila iscritti) che assorbono, rispetto all’anno passato, un maggior numero di iscrizioni passando dal 42,4% al 42,8% del totale degli immatricolati.

Perdono terreno le facoltà umanistiche, cresce l’area scientifica. Per quanto riguarda le scelte dei nuovi iscritti, sono le facoltà scientifiche a ottenere le maggiori preferenze, assorbendo nel 2010 il 33,5% delle immatricolazioni contro il 32,6% del 2009. Le facoltà umanistriche perdono terreno (con il 16,8% delle immatricolazioni contro il 17,1 dell’anno prima) e quelle sociali (37,8% nel 2010, 38,4% nel 2009). Stabili le lauree sanitarie, anche perché l’ingresso è a numero fisso. Vanno controcorrente rispetto a questi dati gli iscritti ai politecnici, che vedono aumentare, rispetto al 2007, la percentuale sugli iscritti totali dal 4,4% al 5,1%.

Più iscritti nelle Università ‘non statali’. Non sembrano risentire di questa crisi delle iscrizioni le strutture private  e gli atenei di Enna, Aosta e Bolzano. Nel 2010, infatti, hanno segnato +2% di neoiscritti, una percentuale che consente loro di passare negli ultimi quattro anni dal 6,1% al 6,6% delle immatricolazioni totali. Se, però, si guarda un po’ più indietro, anche le strutture non statali rispettp al 2007 hanno visto un calo dello 0,8%.

“L’università pubblica italiana si contrae, oggi abbiamo meno studenti e quindi avremo meno laureati. Questo è certamente un grave danno anche di fronte ad un presente e soprattutto ad un futuro basati sulla conoscenza dove la capacità d’innovare è diventata motivo di sopravvivenza per i paesi industrializzati – commenta Andrea Lenzi, presidente del CUN -. Di fronte a questa crisi della vocazione universitaria devono essere messi in campo degli strumenti nuovi e più incisivi che affrontino, oltre al consueto problema del diritto allo studio, anche il tema della scelta consapevole del proprio futuro. Il CUN continuerà a svolgere il suo ruolo di stimolo e di proposizione nei confronti del Ministero e gli Atenei perché svolgano delle politiche volte a dare un corretto orientamento ai giovani con cui decidere consapevolmente dove proseguire gli studi dopo la maturità e per prevenire il fenomeno degli abbandoni. In un momento di riduzione degli studenti che si iscrivono nei nostri atenei si deve fare il massimo possibile in modo recuperare la perdita di immatricolazioni a cui stiamo assistendo in questi ultimi anni” conclude Andrea Lenzi.