Decreto prestazioni inappropriate: un taglio mascherato?

by / Commenti disabilitati su Decreto prestazioni inappropriate: un taglio mascherato? / 86 View / 3 ottobre 2015

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Interveniamo in questa nota a seguito della pubblicazione del “Decreto prestazioni inappropriate” da parte del Ministero alla Sanità. Con questo provvedimento è infatti intenzione dell’esecutivo portare da 180 a 208 le misure soggette a condizioni di erogabilità, soprattutto in ambiti di odontoiatria, radiologia e prestazioni di laboratorio. In più, saranno previste sanzioni a carico dei medici che non dovessero attenersi a questo nuovo vademecum.

 

Dietro il baluardo del rientro dei 13 mld attualmente spesi in prestazioni ritenute inutili si nasconde, in realtà, l’ennesima manifestazione del silenzioso attacco al welfare che il governo sta portando avanti. Si colpisce ora il diritto alla Salute dopo aver attuato gli scempi de “La buona scuola” nello scorso luglio e del “Jobs act” lo scorso inverno. Salute, scuola, lavoro: tre pilastri della nostra Costituzione (che non fa mai male ricordarlo). Si concretizza quindi l’ennesimo definanziamento al SSN, con razionamento e continua riduzione delle risorse, andando ad incidere direttamente sulla qualità del servizio offerto.

 

Lo spettro delle sanzioni, inoltre, ci sentiamo di dire costituirà una limitazione della libertà di agire in scienza e coscienza da parte degli operatori sanitari, i quali saranno sottoposti ad uno standard di regole e comportamenti di tipo aziendalistico. Questo “clima del sospetto” che verrà ad instaurarsi comprometterà il rapporto medico-paziente, con i camici bianchi condizionati ad effettuare prescrizioni quasi fossero delinquenti, dovendo sottostare ad un diktat imposto da un tabellario su come procedere alla diagnosi, tenendo poco conto della storia clinica del paziente.

 

Il suddetto paziente, pertanto, vedendosi negata la prestazione, si troverà di fronte ad un bivio: rinunciare all’indagine diagnostica (soprattutto nel caso di appartenenza alle classi meno abbienti, al solito prime interessate da questa serie di provvedimenti), oppure rifugiarsi nel privato. Una grande confusione che graverà sulle spalle dei pazienti più deboli, insomma.
In accordo alle dichiarazioni dello SMI (Sindacato Medici Italiani), riteniamo che un appropriato taglio agli sprechi ed alla disorganizzazione non si possa realizzare con un atto amministrativo, piuttosto si dovrebbe promuovere la formazione dei medici di base, ed il rapposto di questi con le ASL. Il governo ha l’onere di definire chiaramente l’erogabilità delle prestazioni, senza ricorrere a questi sotterfugi che tagliano i servizi.