Dall’avvocato al medico, dall’ingegnere all’architetto: quando la laurea serve

by / Commenti disabilitati su Dall’avvocato al medico, dall’ingegnere all’architetto: quando la laurea serve / 149 View / 2 marzo 2015

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In questo terzo approfondimento, dedicato alle professioni svolte dai laureati a dieci anni dal titolo, dopo quello sui manager e quello sulle figure emergenti , AlmaLaurea traccia l’identikit di due profili distinti che tuttavia hanno performance analoghe sul mercato del lavoro: sono i liberi professionisti (in particolare avvocati e medici) di cui poi architetti e ingegneri civili rappresentano un sottoinsieme che vale la pena analizzare a parte. Raffigurano, rispettivamente, l’8% e il 6% del complesso delle professioni indagate.
Rispetto alla media, sono impiegati maggiormente nel settore privato con attività autonome stabili e possono contare su una buona corrispondenza tra studi compiuti e professione svolta, a tal punto che il titolo universitario, in entrambi i casi, è ritenuto molto efficace dalla quasi totalità dei laureati.

Identikit dei liberi professionisti e di architetti e ingegneri civili
Analizzando nel dettaglio le caratteristiche di liberi professionisti e architetti e ingegneri civili è possibile tracciare un loro identikit e valutare le performance professionali nel lungo periodo. Dall’indagine emerge che le libere professioni, sono appannaggio soprattutto delle donne che con il 61% superano di quasi sette punti percentuali il complesso delle professioni esaminate (dove la parte femminile rappresenta il 54% del totale). Di contro, tra architetti e ingegneri civili è nettamente prevalente la componente maschile, 56% (è il 44% per le donne), più di quanto non accada a livello nazionale dove rappresentano il 46% del totale.

Svolgono davvero il lavoro per cui hanno studiato?
Prendendo in considerazione la corrispondenza tra studi compiuti e professione svolta a partire dai gruppi disciplinari, emerge che tra i liberi professionisti sono relativamente più frequenti della media i laureati del gruppo giuridico (50% contro il 15%) e medico (24% contro il 5%). Per la quasi totalità dei liberi professionisti, 93%, il titolo universitario sul mercato del lavoro si è rilevato molto efficace (è il 60% a livello nazionale), mentre solo da un 2% è ritenuto poco o per nulla efficace (è l’11% a livello nazionale). Tra architetti e ingegneri civili, la corrispondenza tra studi compiuti e professione svolta è ancora più marcata: com’è facile attendersi, sono infatti nettamente più presenti rispetto alla media i laureati di architettura (44%) e ingegneria (32% contro il 13%). Anche in questo caso, il titolo è ritenuto molto efficace dall’84% degli intervistati, poco o per nulla efficace solo dal 3%.

Come si posizionano sul mercato del lavoro?
In entrambi i casi il lavoro stabile coinvolge a dieci anni dal titolo la stragrande maggioranza dei laureati: l’84% dei liberi professionisti e l’81% di architetti e ingegneri civili. Nel dettaglio, è decisamente preponderante, rispetto al 18% della media, la quota di coloro che possono contare un lavoro autonomo effettivo: lo è per il 56% dei liberi professionisti e il 55% di architetti e ingegneri civili. Seppure complessivamente contenuta, risulta superiore alla media, ancora a dieci anni dal titolo, la quota di chi dichiara, per entrambi i gruppi di professioni, di lavorare senza alcuna regolamentazione contrattuale. L’area del lavoro sommerso riguarda così il 5% dei liberi professionisti e il 4% di architetti e ingegneri (contro una media dell’1%).

Dove sono inseriti e il guadagno
Sia i liberi professionisti che gli architetti e ingegneri civili sono impiegati soprattutto nel settore privato, rispettivamente il 75% e l’81% contro il 64% a livello nazionale. Nel pubblico sono invece presenti il 25% dei primi e solo il 17% dei secondi. A dieci anni dal conseguimento della laurea i liberi professionisti guadagnano 1.601 euro mensili netti, un valore in linea con i 1.620 euro netti mensili percepiti a livello nazionale; per architetti e ingegneri civili la condizione retributiva non è altrettanto rosea: con 1.408 euro mensili netti percepiscono uno stipendio di gran lunga inferiore a quanto rilevato sul complesso delle professioni.

Gli sbocchi professionali

FONTE Il Sole 24 ore