Dal cuore delle occupazioni universitarie del Regno Unito

by / Commenti disabilitati su Dal cuore delle occupazioni universitarie del Regno Unito / 68 View / 24 marzo 2018

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Negli ultimi mesi nelle Università inglesi sono sorte diverse esperienze di mobilitazione del mondo accademico dopo l’annuncio da parte dei sindacati dei lavoratori e dei docenti dell’Università di uno sciopero generalizzato delle lezioni nei Campus del Regno Unito contro il progetto di riforma del sistema pensionistico dei lavoratori delle Università inglesi. Inoltre se una soluzione non venisse trovata, lo staff minaccia già di estendere lo sciopero per interrompere gli esami di fine anno e le cerimonie di laurea.
Lo sciopero arriva nel bel mezzo di un acceso dibattito all’interno del settore universitario a causa della crescente preoccupazione dovuta al passaggio dal regime pensionistico retributivo definito, ad un regime pensionistico contributivo per i lavoratori dell’Università, in un contesto in cui gli studenti si laureano con debiti superiori a 50.000 sterline e nello stesso momento i rettori ricevono invece sostanziali aumenti salariali.
Traduciamo il comunicato di “Occupy Kcl” che attualmente sta bloccando la King’s College London, per restituire il punto di vista di chi sta animando le proteste universitarie dei Campus e delle Università inglesi. Queste indicano una direzione chiara, da provare a porre come prospettiva anche all’interno del contesto accademico italiano interessato attualmente da uno sciopero dei docenti ma incapace di saper connettere, nell’articolazione delle modalità dello sciopero e delle istanze, alle legittime richieste degli scatti stipendiali anche la necessaria democratizzazione dei luoghi di formazione, la critica radicale ai modelli di didattica e valutazione e la richiesta di un reale diritto allo studio.

Perché occupiamo?

Occupiamo perché vogliamo un’università migliore per tutti, non per pochi … per costruire un mondo migliore per tutti, non per pochi.
Siamo al culmine della più grande serie nazionale di manifestazioni studentesche dal 2010. Quando gli studenti del King’s hanno cominciato l’occupazione mercoledì, siamo diventati la tredicesima università a farlo in quindici giorni. Altre otto (all’ultimo conteggio) hanno seguito lo stesso esempio.

Occupiamo come espressione di solidarietà ai lavoratori universitari e ai nostri docenti che sono ora alla terza settimana di uno sciopero nazionale contro i recenti cambiamenti delle pensioni britanniche che comporterebbero una perdita media annua di 10.000 sterline a persona.

Occupiamo come espressione di solidarietà ai membri del personale addetto alle pulizie – la maggioranza dei quali donne migranti di colore, sistematicamente sfruttate e ignorate. Dipendenti pendolari, gli addetti alle pulizie ottengono 35,74 sterline per la prima settimana di malattia e, successivamente, la paga è limitata a 89,35 sterline a settimana per un massimo di 28 settimane. Inoltre, trattamenti discriminatori di questo tipo, evidenziano lo strisciante razzismo e sessismo, e come conseguenza, il loro lavoro è reso invisibile e quindi sfruttato. Occupiamo in modo tale che siano considerati come gli altri membri del personale e trattati con dignità insieme agli altri.

Occupiamo come espressione di solidarietà agli assistenti, che ora gestiscono non meno del 25% delle attività di insegnamento e sono comunque altamente sfruttati.

Occupiamo per portare l’attenzione sulle disuguaglianze create dalla privatizzazione dell’università, sul debito accumulato che la nostra generazione deve sopportare per almeno 30 anni al fine di rimborsare ciò che dovrebbe essere considerato uno dei nostri diritti fondamentali: L’ISTRUZIONE.

Occupiamo per una migliore istruzione, libera dallo stress causato dal debito, dai semestri brevi, dalle aule affollate, dalle valutazioni sbagliate. Occupiamo per noi e per tutti coloro che vogliono entrare all’università ma non possono perché non possono permetterselo o hanno uno status di immigrazione precario.

 

Occupiamo come espressione di solidarietà al personale amministrativo che è sovraccaricato di lavoro e sottopagato, e allo staff di sicurezza che ci ha supportati in questa battaglia. Condanniamo il trattamento che ha subito uno dei nostri compagni occupanti, uno studente internazionale di colore, che ha provato sulla propria pelle quali sono i rischi che questo tipo di occupazioni portano con sé. Lui ed altri sono stati malmenati ed è stato loro negato il re-accesso all’edificio – come richiesto dalla direzione del King’s. Tale trattamento è sia inseparabile che evidenziato da questioni strutturali di razzismo istituzionale al King’s. Peraltro, lo staff della sicurezza è anche vittima del sistema universitario neoliberale. Come alleati e vittime di questo stesso sistema, rifiutiamo di essere messi l’uno contro l’altro.

 

Occupiamo perché rifiutiamo il coinvolgimento del King’s nella prevenzione e nel monitoraggio degli studenti “tier 4”, ovvero gli studenti internazionali non residenti nel regno unito, perché le consideriamo pratiche discriminatorie, razziste e inaccettabili in un’università che si vanta di diversità, uguaglianza e pluralismo. Portando la polizia nel campus, contribuendo al controllo dei confini e ai regimi di sorveglianza, e attraverso la crescente militarizzazione della ricerca e degli investimenti della nostra università, il King’s ha dimostrato più e più volte che non ha, e non avrà, interesse dei suoi studenti “neri” e “marroni”, né di quelli oltre le mura universitarie.

 

Occupiamo perché siamo preoccupati per l’aumento di armi e il coinvolgimento militare nell’università. Il King’s continua a investire milioni di sterline nelle compagnie di armi che danno il maggior contributo allo sfollamento, all’omicidio e alla distruzione di vite umane.

Occupiamo come espressione di indignazione nei confronti della gestione manageriale dell’università che ha portato a salari gonfiati ai massimi livelli amministrativi e allo sfruttamento dei lavoratori a tutti i livelli. Segnaliamo e dichiariamo a gran voce il fatto che il nostro Vice Rettore, il cui profitto nel suo primo anno di mandato ammonta a 458.000 sterline, è a suo agio con l’aver sperperato almeno 500 milioni di sterline in un nuovo edificio e aver speso 250.000 sterline in spese legali tentando di impedire che gli stipendi del suo personale amministrativo e dei professori di alto livello siano resi pubblici. Alla luce dei tagli pensionistici, questo stesso uomo si offre di insegnare al personale accademico del King’s come risparmiare per la pensione (sì, davvero!).

Occupiamo contro il coinvolgimento dell’università nella gentrificazione di Londra.


Occupiamo contro il gap retributivo di genere sessuale al King’s, che è il secondo più alto nel settore dell’istruzione superiore in tutto il paese. Il “King’s Strategic Vision 2029” presumibilmente mira a trasformare il College in uno che “aspira ad affrontare le sfide globali e a servire la società in un modo che sia contemporaneo”, nel tentativo di rendere apparentemente il mondo “un posto migliore”. Eppure, il King’s si rifiuta ripetutamente di accettare le evidenti incongruenze tra la sua presunta visione del mondo e le sue azioni. Siamo qui per riconoscere, e per contestare, questa schifosa ipocrisia istituzionalizzata.

 

Noi chiediamo:

  • Che Ed Byrne (rettore della King’s) usi la sua posizione e difenda le pensioni del personale: accettare le condizioni dell’UCU (che rappresenta lo staff scioperante) e impegnarsi attivamente a far pressioni sull’ UUK (che rappresenta i datori di lavoro universitari) per mantenere nel lungo termine il regime pensionistico USS; in caso contrario, chiediamo le sue dimissioni.
  • Giustizia e dignità per chi pulisce! Assunzioni e parità contrattuale con il personale impiegato del King’s.
  • Di organizzare una riunione aperta con il personale e gli studenti il più presto possibile, per discutere la gestione del regime pensionistico e le questioni di responsabilità, trasparenza e democrazia.
  • Rappresentanze più eque e giuste di studenti, lavoratori e docenti in tutti i processi decisionali al King’s.

 

Occupiamo perché amiamo la nostra università e chiediamo di essere coinvolti nel renderla più inclusiva, più equa, più trasparente e più democratica. Un’altra università è possibile.