Contro-questionario sul valore legale del titolo di studio!

by / Commenti disabilitati su Contro-questionario sul valore legale del titolo di studio! / 91 View / 6 aprile 2012

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Il mondo della scuola e dell’università si sono riuniti in assemblea a Bologna il 23 e 24 marzo per protestare contro la distruzione della scuola e dell’università pubblica operate dagli ultimi governi e per lanciare delle inziative coordinate con lo scopo di rilanciare la partecipazione dei cittadini per la difesa della cultura, dell’istruzione e della ricerca pubblica.

In quell’assemblea il mondo dell’università ha espresso una forte critica a tutte le politiche sul mondo della formazione portate avanti dai ministri Gelmini e Profumo, in particolare si è manifestata una forte preoccupazione per i recenti atti del governo 436 e 437 che alzano le tasse sul diritto allo studio e limitano le possibilità per gli atenei di assumere nuovi docenti e per meccanismi di valutazione degli atenei e dei prodotti della ricerca imposti dall’Anvur che mirano alla costruzione di un’università d’elité.

Inoltre tutte le componenti dell’università riunite in assemblea hanno espresso una durissima contrarietà all’abolizione del valore legale del titolo di studio, misura sostenuta da premier Monti, che ha l’obiettivo di differenziare le università tra atenei di serie A e di serie B.

Noi docenti, ricercatori, precari e studenti presenti in assemblea riteniamo che il questionario promosso dal Miur sul valore legale sia una truffa, costruita per avere un plebiscito in favore dell’abolizione del valore della laurea e non tanto per consultare realmente i cittadini, per questo lanciamo da oggi un contro-questionario autogestito che ha l’obiettivo di smascherare gli inganni costruiti dal ministero e di far emergere i reali problemi dell’università.

Vogliamo sfidare il ministro Profumo sul terreno della democrazia, siamo convinti che consultare davvero le componenti della comunità universitaria sia fondamentale per riaprire un dibattito serio sulle sorti dell’università italiana, che parta dai temi e dalle questioni di chi vive in prima persona le conseguenze delle riforme e dei tagli degli ultimi anni. Vogliamo difendere il valore legale del titolo di studio per difendere il valore reale del titolo di studio e dell’università.

A partire da oggi il nostro questionario è online ed è possibile scaricarlo in forma cartacea, saremo da subito presenti davanti alle scuole, alle università e nelle piazze di questo paese per spiegare alle persone le nostre ragioni e per far compilare il nostro contro-questionario convinti che riusciremo a raggiungiere e a far compilare il nostro testo ad un numero elevatissimo di persone.

Chiediamo a tutte le forze sociali e politiche di sostenerci nella battaglia in difesa dell’università pubblica e di difendere il valore legale del titolo di studio promuovendo il contro-questionario, che a breve sarà possibile compilare anche online e che abbiamo l’intenzione di diffondere in tutto il paese.

Quì di seguito potete trovare il contro-questionario nella versione definitiva, invitiamo tutti a stamparlo e a diffonderlo, sarà presto operativa una versione per la compilazione online.

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Chi siamo e perché abbiamo scritto un contro-questionario.

Il valore legale del titolo di studio è un argomento complesso di cui da tempo si discute nel nostro paese. Recentemente il tema è tornato di attualità a seguito di un appello in favore della sua abolizione promosso da alcuni docenti e politici italiani e per il tentativo da parte del governo Berlusconi e di quello presieduto da Monti di abolirlo.

L’attuale governo aveva provato a far passare una norma che aboliva il valore legale all’interno del cosiddetto “pacchetto semplificazioni”, ma in seguito alle numerose proteste provenienti dal mondo accademico e alle contestazioni studentesche che questa idea aveva generato il governo ha ritirato la proposta, rilanciando con una consultazione popolare sul tema per uscire dall’impasse.

Il premier Monti il 27 gennaio 2012 ha quindi annunciato di voler sottoporre a consultazione pubblica il tema del valore legale del titolo di studio, per questo il MIUR ha elaborato un questionario, aperto a tutti i cittadini, per richiedere le loro opinioni in merito sulla questione.

Noi siamo contrari all’abolizione del valore legale del titolo di studio, crediamo infatti che non possa essere visto come un privilegio o un ostacolo alla valutazione delle reali capacità di una persona, ma anzi intendiamo sottolineare come esso serva a far partire tutti dallo stesso punto di partenza senza avvantaggiare nessuno.

Nel settore privato si accede al mercato del lavoro sulla base della valutazione dell’imprenditore. I liberi professionisti sono abilitati da esami di stato, valutazioni nuove e indipendenti dal voto di laurea.

Per le professioni senza ordini, il valore della laurea costituisce una garanzia minima per i cittadini sulle competenze del professionista.

Riteniamo poi importante evidenziare come per quanto concerne invece il settore pubblico, le  amministrazioni non siano obbligate dalla legge ad assumere laureati secondo il voto di laurea. Nella realtà, il valore legale assolve una semplice funzione di requisito soglia per l’accesso ai concorsi pubblici e di eliminazione delle asimmetrie informative nell’utilizzazione della laurea nel mercato del lavoro.

L’abolizione del valore legale del titolo di studio porterebbe ad un impoverimento dei meccanismi di selezione e assunzione all’interno della pubblica amministrazione e eliminerebbe per gli studenti e per i cittadini ogni garanzia derivante dalla certificazione da parte delle università, sottoposte a rigidi criteri ministeriali, della qualità di un percorso di studi. Si rischierebbe così il fiorire di lauree finte e senza certificazioni per l’accesso a determinate professioni, e non si potrebbe avere nessuna garanzia di controllo.

Inoltre l’abolizione del valore legale del titolo di studio avallerebbe ed aumenterebbe il divario già esistente tra gli atenei, differenziandoli tra università di serie A e di serie B: alcuni atenei costosissimi e accessibili a pochi e altri con una formazione di bassa qualità, amplificando notevolmente le disuguaglianze sociali.

Non è un caso che chi oggi in Italia propone questo modello proponga anche la liberalizzazione delle rette universitarie (già tra le più alte d’Europa) e la diffusione su ampia scala del ricorso ai prestiti d’onore. È evidente come queste misure facciano parte dello stesso disegno verso la creazione di un’università per pochi, con forti barriere economiche all’accesso che costringerebbero gli studenti a indebitarsi a vita per pagare delle rette altissime.

Appena abbiamo letto le domande del questionario del MIUR, abbiamo compreso come quella consultazione fosse una “truffa” costruita ai danni dei cittadini. Le domande sono infatti complesse e difficili, mirano a far cadere in contraddizione chi vi risponde e in molti casi indirizzano le risposte verso un’unica direzione che mira ad ottenere per il governo un vasto consenso attorno alla cancellazione del valore legale del titolo di studio.

Inoltre per alcune domande risulta impossibile esprimere un parere contrario alla differenziazione del valore dei titoli di studio, in quanto non è prevista dalla domanda stessa una risposta negativa.

Più che un sondaggio abbiamo ritenuto si trattasse di un plebiscito in favore della posizione del governo.

In assemblea a Bologna, dove ci siamo riuniti il 23-24 marzo per ribadire la nostra volontà di lottare per l’università, abbiamo quindi deciso di redigere un contro-questionario che fosse uno strumento di reale partecipazione democratica.

Le domande che trovate qui di seguito provano ad essere utili a definire i reali problemi dell’università e a cercare degli spunti e delle soluzioni per migliorare il mondo della formazione nel nostro paese.

Crediamo che la valutazione del sistema universitario, costruita in base a criteri scientifici, possa essere un utile strumento volto al miglioramento delle università e in grado di aumentarne la qualità dell’offerta formativa e della ricerca; riteniamo sia sbagliata una valutazione punitiva, come quella svolta fino ad oggi dal ministero, che non aiuta ad individuare le mancanze degli atenei ma mira solamente a diminuire gli stanziamenti economici peggiorando la loro situazione.

Abbiamo intenzione di organizzare banchetti e assemblee nelle scuole, nelle università e nelle città per discutere con le persone e per sottoporre loro il nostro questionario che riteniamo più trasparente ed utile di quello del MIUR. Raccoglieremo le risposte e il 24 aprile 2012, alla chiusura della consultazione per il questionario “truffa” del ministero porteremo tutti i contro-questionari compilati al MIUR per pretendere che le opinioni che abbiamo raccolto in questo mese siano ascoltate!

 

Assemblea per l’università bene comune

Convenzione per una scuola bene comune

I temi affrontati dal questionario

Abbiamo ritenuto importante elaborare un sondaggio le cui domande si concentrassero sul tema dell’abolizione del valore legale del titolo di studio, in risposta al questionario “truffa” del Miur.Come abbiamo già esplicitato nell’introduzione, abbiamo però ritenuto utile elaborare anche domande su altri temi che riteniamo più importanti per l’analisi della condizione in cui versa l’università italiana:

1) il diritto allo studio

Oggi in Italia oltre 45.000 studenti non ricevono una borsa di studio per mancanza di fondi. Negli ultimi anni i finanziamenti per il diritto allo studio sono diminuiti (2009 246 mln, 2012 175 mln, previsione 2013 13 mln), il governo per risolvere il problema ha approvato, in un recente atto (numero 436) l’aumento della tassa regionale sul diritto allo studio che passerà da 93,5 euro a 160 euro in media, con possibilità per le regioni di arrivare a 200 euro.

Inoltre i ministri Gelmini e Profumo sostengono, insieme ad alcuni docenti e politici, un massiccio utilizzo nel nostro paese dello strumento del prestito d’onore, come strumento che prevede la possibilità per uno studente di indebitarsi presso un ente statale, ma a partecipazione privata (Fondo per il merito), o una banca per poter ricevere un prestito che gli permetta di studiare e che dovrà rimborsare (con tanto di interessi) dopo aver ottenuto la laurea.

2) il reclutamento: le assunzioni dei docenti

Il governo nell’ultimo consiglio dei ministri del 23 marzo ha approvato un decreto (numero 437) che ridefinisce il blocco del turn-over negli atenei. Gli atenei che rispetteranno nel modo più accurato possibile i criteri definiti dal MIUR potranno assumere al massimo al netto del 50% più bonus dei fondi liberati dai pensionamenti, gli altri atenei (la maggioranza) avranno dei limiti al 25% o addirittura al 10%. Questo provocherà un danno notevole a causa della mancanza di un numero sufficiente di docenti per tenere aperti tutti i corsi di studio di un ateneo. Inoltre per poter assumere gli atenei dovranno rispettare un vincolo, stabilito dal MIUR, sul  rapporto tra le spese per il  personale e la somma di finanziamento statale e tasse studentesche (in precedenza le tasse studentesche erano escluse da questo calcolo), quindi gli atenei per poter assumere dei docenti saranno indotti ad alzare le tasse agli studenti.

3) La legge Gelmini (240/2010)

Il precedente ministro, Mariastella Gelmini, elaborò una legge di riforma dell’università, poi approvata (legge 240/2010) contro la quale tutto il mondo universitario (docenti, ricercatori, precari, studenti) si era mobilitato e che prevede l’ingresso dei privati nei consigli di amministrazione degli atenei, la diminuzione degli spazi di democrazia e lo smantellamento delle facoltà.

Abbiamo poi scritto una domanda finale aperta alle valutazioni personali di tutti coloro che parteciperanno al questionario e che speriamo possa essere utile per raccogliere suggerimenti e proposte per migliorare l’università.

 

Buon questionario a tutt*!

 

Domande

piccole note: Vi chiediamo di rispondere a tutti i quesiti elencati, ovviamente non  c’è nessun obbligo di risposta a tutte le domande.

Abbiamo deciso di discutere alcuni dei temi proposti dal governo e altri non toccati del questionario del MIUR riproducendone le motivazioni. Poiché si tratta di domande delicate e complesse abbiamo deciso di includere in ogni domanda una breve spiegazione, che prova a riassumere, sicuramente non riuscendovi appieno, tutte le opinioni possibili. Lo facciamo per desiderio di chiarezza e autoformazione, certi che ognuno, preso atto delle implicazioni di ogni quesito, potrà rispondere come meglio crede.

Vi invitiamo a rispondere anche alle domande aperte per darci un contributo al miglioramento dell’università, nella speranza che questo contro-questionario possa essere utile a svelare gli inganni del ministero e a fare luce sulla situazione reale dell’università italiana.

 

1) Siete favorevoli o contrari all’abolizione del valore legale del titolo di studio?

–        Favorevoli, amplierebbe la concorrenza tra gli atenei migliorando la qualità del sistema formativo italiano, sbloccherebbe l’accesso alle professioni e migliorerebbe l’accesso alla pubblica amministrazione così da selezionare il personale sulla base dell’ateneo o della scuola di provenienza.

–        Contrari, determinerebbe una differenziazione tra atenei di serie A con tasse elevatissime e una formazione di qualità accessibile a pochissimi studenti e atenei di serie B, C, D… con una bassa qualità dell’offerta formativa, provocando così un ulteriore blocco della mobilità sociale in Italia. Inoltre verrebbe meno nel settore pubblico la garanzia di una formazione di base per l’accesso ai concorsi, aumentando il rischio di assunzioni fondate su criteri non trasparenti.

 

2) Oggi per poter sostenere l’esame di stato per una specifica professione (ad esempio quella di avvocato o di notaio), e quindi per poter esercitare, vi è la necessità di possedere uno specifico titolo di studio; che giudizio date di questo sistema?

–        Positivo, per esercitare una determinata professione il titolo di studio è indispensabile, in quanto è un pre-requisito, oggi obbligatorio, a garanzia di professionalità e di competenze certificate, altri tipi di esperienze formative non possono essere sostitutivi di scuola e università.

–        Negativo, limita la libera concorrenza e non permette alle persone che hanno acquisito delle competenze specifiche, indipendentemente dal titolo di studio, di poter svolgere un determinato lavoro.

 

3) Preferite iscrivervi in un’università dove i docenti fanno sia ricerca scientifica sia didattica (teaching and research university), o in una dove i docenti  fanno solamente didattica (teaching university)?

–        Preferisco iscrivermi in un’università dove i docenti svolgono attività di ricerca e di didattica.

–        Preferisco iscrivermi in un’università dove i docenti svolgono solamente attività di didattica.

 

4) Oggi i titoli i studio hanno lo stesso valore su tutto il territorio nazionale, ritenete corretto questo modello?

–        Sì, è una garanzia della qualità e certificazione del processo formativo e impedisce che vi sia una differenziazione che discriminerebbe gli studenti, una volta terminato il proprio percorso di studio, in base all’ateneo di provenienza.

–        No, serve diversificare il valore del titolo di studio perché se esiste una differente qualità delle università, questa va riconosciuta e incoraggiata per premiare alcuni atenei e incentivare fortemente gli altri al miglioramento.

 

5) Ritenete preferibile avere pochi atenei d’eccellenza nel paese, con servizi più costosi e contribuzione studentesca più alta, oppure molti atenei di certificata qualità, distribuiti in maniera omogenea e accessibili sul territorio nazionale?

–        Pochi atenei d’eccellenza

–        Molti atenei di certificata qualità

6) Ritenete che la discussione sul valore legale del titolo di studio sia la priorità per il sistema universitario italiano?

–       

–        No, credo che le priorità siano altre:

(selezionate fino ad un massimo di tre delle altre priorità)

–        il diritto allo studio

–        la definizione dei parametri per la valutazione della ricerca e della didattica.

–        il ripensamento del rapporto tra l’università e la società

–        le tasse universitarie troppo alte

–        la lotta al baronato universitario

–        il miglioramento della qualità della didattica

–        la necessità di porre rimedio all’insufficienza delle strutture (aule, laboratori)

–        l’aumento del finanziamento dell’università pubblica, per raggiungere i livelli medi europei

–        il miglioramento delle condizioni e delle prospettive lavorative dei ricercatori e docenti precari

–        l’eliminazione del numero chiuso

–        una reale democratizzazione del governo delle università

–        altro (specificare, max 1000 caratteri)

 

7) Quali sono le vostre opinioni in merito al mantenimento o all’abolizione del valore legale, quali suggerimenti e proposte avete?

(massimo 1000 caratteri)

 

8 ) Come giudicate l’atto del governo numero 436 che alza le tasse regionali sul diritto al diritto allo studio ?

–        Positivamente, per recuperare i finanziamenti necessari a coprire tutte le borse è necessario attingere anche dagli studenti, che devono contribuire in misura maggiore al finanziamento del diritto allo studio.

–        Negativamente, gli studenti sono già i maggiori finanziatori del sistema di diritto allo studio italiano, in quanto contribuiscono per una cifra superiore a quella versata dallo stato e dalle regioni; inoltre è ingiusto che per garantire un diritto che oggi sembra sempre di più un privilegio si aumentino le tasse agli studenti e si diminuiscano i servizi come sta avvenendo in molte regioni italiane. Lo stato dovrebbe garantire la copertura totale delle borse di studio e tutti i servizi, come avviene in tutti i paesi europei che investono molto di più sul diritto allo studio.


9) Siete favorevoli o contrari alle nuove regole per il reclutamento del personale, previste nell’atto del governo 437, che impongono dei limiti alle assunzioni all’università, che comporteranno una drastica diminuzione del numero dei docenti e che legano la possibilità degli atenei di assumere anche all’aumento della contribuzione studentesca?

–        Favorevoli, vista la mancanza di fondi per l’istruzione solo attraverso l’aumento delle tasse universitarie si può rilanciare e rifinanziare l’università, inoltre è necessario diminuire il personale in quanto è importante tagliare la spesa pubblica.

–        Contrari, perché così facendo si costruisce  un’ università con sempre meno docenti, visti i limiti imposti alle assunzioni, e questo determinerà una diminuzione dei corsi e una conseguente riduzione  degli iscritti all’università.

Inoltre è sbagliato legare la possibilità di assumere ad un rapporto determinato anche dal livello della tassazione studentesca: si rischierà seriamente l’aumento delle tasse in molti atenei, poiché solamente così le università potranno assumere nuovi docenti per mantenere aperti i corsi. Si rischia inoltre di penalizzare maggiormente alcuni atenei, spesso situati al sud, a scapito di altri. Lo stato deve garantire il finanziamento all’università, raggiungendo la media europea e non tagliare i fondi, come avvenuto negli ultimi anni (1,5 Mld in 5 anni), inducendo gli atenei ad aumentare delle tasse.


10) Come giudicate la legge Gelmini (240/2010) ad un anno di distanza?

–        Positivamente, una legge che riorganizzasse il sistema universitario era indispensabile e utile a limitare il potere dei baroni, inoltre i privati nei consigli di amministrazione potranno garantire una fonte di finanziamento alle università.

–        Negativamente, in quanto è una legge che ha privatizzato l’università, trasformandola sempre di più da istituzione pubblica in azienda. Gli enti privati possono finanziare l’università ma non dovrebbero poter decidere, come accade con la legge Gelmini: sedendo in un Cda con pieni poteri decideranno quali corsi aprire, chi assumere, quali sedi chiudere… Inoltre la riduzione degli spazi di democrazia in università e la conseguente riduzione dei numeri dei componenti degli organi accademici aumenterà il potere dei baroni e dei rettori che non dovranno rendere conto a nessuno.

Se lo ritenete necessario potete spiegare le motivazioni della vostra risposta

(massimo 1000 caratteri)


Valutazioni personali

11) Quali sono secondo voi i problemi dell’università pubblica, quali le soluzioni che potrebbero contribuire a risolverli? Vi invitiamo a scrivere suggerimenti e proposte su un singolo argomento (ad es. diritto allo studio, valutazione, governance) oppure sull’intero sistema con l’obiettivo di migliorare l’università!

(massimo 3000 caratteri)

 

Proponiamo di seguito alcune domande per tracciare il vostro profilo.

Sesso?

–        M
–        F

 

Età?

–        < 18
–        18 – 25
–        26 – 35
–        36 – 50
–        51 – 65
–        > 65

 

Professione?

–        studente
–        disoccupato
–        lavoratore dipendente a tempo indeterminato
–        lavoratore dipendente a tempo determinato
–        lavoratore autonomo
–        pensionato
–        altro:

 

Ultimo titolo di studio conseguito?

–        licenza elementare
–        licenza media
–        diploma di scuola media superiore
–        laurea
–        dottorato