CONSULTAZIONE FARSA. ADESSO PARLIAMO NOI

by / Commenti disabilitati su CONSULTAZIONE FARSA. ADESSO PARLIAMO NOI / 59 View / 14 luglio 2018

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Nelle scorse settimane, a studenti e studentesse di diversi atenei è stata recapitato, tramite mail, un questionario da parte del Miur, atto ad indagare la possibilità di promuovere all’interno delle Università uno strumento finanziario per erogare prestiti finalizzati all’accesso di tutti i percorsi universitari, meglio noto come prestito d’onore.

La mail di presentazione del questionario e le domande dello stesso da principio lasciano emergere la tipologia di risposta che il Ministero intende ricevere: la necessità da parte di studenti e studentesse di risorse economiche che favoriscano l’accesso all’università e la sostenibilità economica dell’intero percorso. A un bisogno legittimo, da noi storicamente denunciato, ovvero la mancanza di un adeguato sistema di diritto allo studio in senso lato, il Ministero decide di rispondere inserendo all’interno dell’Università strumenti tipici del mercato finanziario. Presentato, come una politica di welfare studentesco, il prestito d’onore è, nei fatti, un modo di scaricare ulteriormente i costi dell’università sulle spalle di studenti e studentesse, rafforzando l’idea che quest’ultimi siano a tutti gli effetti fruitori di un servizio a cui devono contribuire e non titolari di un diritto che deve essere garantito. Inoltre, in tal modo non si considera il ruolo sociale dei Saperi che hanno funzione emancipatoria e di sviluppo socio-economico nei confronti di tutto il Paese.

Il prestito d’onore in Italia fu introdotto dalla legge quadro per il diritto allo studio n.390/91, che introduce la possibilità di avere accesso a prestiti d’onore destinati a sopperire alle esigenze di ordine economico connesse alla frequenza agli studi. La legge indica che questo prestito deve essere rimborsato ratealmente, senza interessi, dopo il completamento o la rinuncia agli studi e non prima dell’inizio di un’attività lavorativa.Salvo aggiungere poco dopo che trascorsi cinque anni dalla fine degli studi o la loro rinuncia, nel caso in cui lo studente  non abbia iniziato alcuna attività lavorativa è comunque obbligati a rimborsare il debito e a corrispondere degli interessi al tasso legale.

Alla luce della normativa (rimasta tutt’ora a discrezione degli atenei sul piano dei criteri di accesso), più che un’agevolazione economica, il prestito d’onore si definisce come una trappola sul medio-lungo termine, che fa leva sulla speranza e l’aspettativa di un facile accesso al mondo del lavoro immediatamente dopo la laurea.

Tutto ciò va letto alla luce anche dell’attuale mercato del lavoro, che (secondo i dati Istat) attesta la disoccupazione giovanile al 31,7%, uno dei tassi più alti di Europa!

Il Ministero dell’Istruzione sta promuovendo uno strumento di sostegno economico ignorando deliberatamente l’impossibilità di studenti e studentesse di corrispondere il denaro dovuto.

L’ Inghilterra e gli Stati Uniti  storicamente hanno portato avanti azioni che incentivassero l’impiego del prestito d’onore e negli ultimi anni si sono ritrovati di fronte ad un numero sempre crescente di persone indebitate e nell’impossibilità di pagare. I prestiti d’onore negli Stati Uniti hanno un ruolo molto importante nell’istruzione superiore: ogni anno circa il 60% contrae un debito per pagarsi gli studi e diversi giornali statunitensi riportano come solo il 37%- dato 2016- di questi riesca a effettivamente a pagare i prestiti. La Gran Bretagna presenta una situazione piuttosto simile, trovandosi nel 2017 nel dover fronteggiare il rischio di default sugli students loans, cioè l’incapacità di restituire i prestiti contratti per portare a termine il percorso universitario, con cifre superiori di 1.5 volte in più del debito dei laureati statunitensi- anche tale dato si riferisce al 2016. Tuttavia, la Gran Bretagna, se lo studente non è in grado di pagare, si prende in carico la restituzione, avendo adottato contraltare però la diminuzione dell’FFO per metterlo a garanzia per i suddetti prestiti- che non è di poco conto per la vita degli Atenei pubblici ed il che verosimilmente porta all’innalzamento della contribuzione studentesca, come successo in questi anni in Italia, creando così un circolo vizioso.

Insomma, le esperienze storiche sul prestito d’onore non annunciano nulla di positivo, ma prospettano una situazione che più che migliorare aggraverebbe ulteriormente la situazione economica di intere famiglie.

Il prestito, infatti, non è una misura che attira famiglie economiche agiate, che possiedono da principio i mezzi per affrontare le spese. Questo si inserisce in quella fascia di studenti che non rientrano (per reddito poco superiore alla soglia o per mancanza di fondi) nelle agevolazioni del diritto allo studio, ma che, allo stesso tempo, non possiedono le risorse finanziarie adeguate a fronteggiare i costi sempre più elevati dell’università. Il rapporto OCSE del 2017 inserisce l’Italia tra i paesi con le tasse universitarie più alte, aggiungendo che solo uno studente su dieci ottiene una borsa di studio.

Inoltre, gli studenti e le studentesse provenienti da famiglie in condizioni di maggiori difficoltà economiche saranno condizionati nella scelta del proprio percorso di studi dalle discipline che almeno nell’immaginario collettivo sono quelle che “garantiscono” maggior occupabilità, una volta terminati gli studi. Così da un lato, si infierirebbe un ulteriore un ulteriore colpo ai saperi umanistici, dopo che il rapporto formazione/lavoro, con la sempre maggiore subordinazione dei Saperi al mercato e agli interessi di aziende, in questi ultimi anni ha sempre più spostato la scelta verso saperi scientifici, dall’altro la possibilità di autodeterminazione rispetto ad un corso di laurea appare gravemente compromessa.

In un tale contesto è evidente che la promozione del prestito d’onore come strumento di supporto risulterà, se il Ministero ignorerà le enormi opposizioni avanzate negli ultimi giorni e alla luce delle esperienze degli altri paesi, disastroso per la già precaria salute dell’Università italiana e dei suoi studenti e studentesse.

Di fronte al genuino interesse del Ministero sull’influenza della situazione economica sul percorso formativo crediamo che il prestito d’onore non sia la soluzione adeguata, ma che questa debba ricercarsi nell’ulteriore ampliamento dei sistemi di diritto allo studio, nell’abbassamento della tassazione studentesca e dei costi dei corsi post-laurea, nel supporto alle famiglie con redditi medio-bassi, iniziando dal porre fine all’esistenza degli idonei non-beneficiari e favorendo progressivamente la gratuità dell’università.