Con la riforma costituzionale il diritto allo studio sarà ancora più incerto, il CNSU prende posizione

by / 1 Comment / 250 View / 19 novembre 2016

Nell’ultima seduta, il Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari si è espresso sulle conseguenze della Riforma Costituzionale sul Diritto allo Studio.
In particolare, il Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari ha espresso all’unanimità preoccupazione per le modifiche all’assetto delle competenze di Stato e Regioni, apportate dalla Riforma Costituzionale, in materia di Diritto allo studio.
Il Consiglio degli Studenti sostiene che la Riforma Costituzionale renda ancora più incerto quale sia il compito di ciascuno dei soggetti responsabili di garantire il Diritto allo Studio.
Infatti, la Riforma abroga la disposizione che attribuiva a Stato e Regioni una competenza concorrente in materia di istruzione, con la conseguenza che quest’ultima viene formalmente rimessa nelle mani dello Stato, ma si lascia in capo alle Regioni un incerto compito di “promozione del diritto allo studio, anche universitario”.
Il Consiglio ha ritenuto all’unanimità che una definizione chiara e puntuale del quadro delle responsabilità di Stato e Regioni impediscono che tali soggetti possano sfuggire al proprio ruolo. Invece, la formula incerta prevista dalla Riforma Costituzionale, prestandosi a numerose interpretazioni sulle competenze di questi soggetti, produce il rischio concreto di aumentare il livello di incertezza del sistema, anziché ridimensionarlo.
Quindi, questo nuovo assetto di competenze indefinito può danneggiare gravemente la condizione degli studenti e delle studentesse, perché compromette la possibilità di ricevere la garanzia del proprio diritto di accesso agli studi in modo certo.

La riforma costituzionale è un pasticcio che in moltissimi ambiti confonde le competenze piuttosto di chiarirle. Ora lo dice anche il massimo organo di rappresentanza studentesca nazionale con una mozione approvata all’unanimità. Anche per questo voteremo convintamente no al referendum costituzionale del 4 dicembre.