COLOMBIA NOT ALL-ALONE: ALZIAMO LA VOCE PER LA COLOMBIA! LA TESTIMONIANZA DI UNA STUDENTESSA

by / Commenti disabilitati su COLOMBIA NOT ALL-ALONE: ALZIAMO LA VOCE PER LA COLOMBIA! LA TESTIMONIANZA DI UNA STUDENTESSA / 30 View / 8 maggio 2021

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Da giorni nelle strade di decine di città colombiane è in corso lo sciopero nazionale dove migliaia di cittadinə protestano contro il pacchetto di proposte di legge neoliberiste presentate dal governo Dunque, che includono la riforma fiscale, quella sanitaria e quella pensionistica. La risposta del governo è un attacco militare che con violenza e repressione vuole impedire che le cittadine e i cittadini esercitino un diritto fondamentale: quello di protestare.

E’ necessario prendere una posizione, alzare la voce e fare in modo che le violenze politiche, militari e istituzionali che stanno avvenendo in Colombia arrivino all’attenzione di chiunque.
Laura Martinez è una studentessa colombiana della Sapienza e vogliamo riprendere la sua testimonianza e, nel nostro piccolo, diffondere la sua voce.

Dal 28 aprile in molte città della Colombia vanno avanti grandi proteste contro il presidente Iván Duque e il suo governo; in molti casi si sono presentati scontri violenti dove la polizia, militarizzando le città, ha attaccato brutalmente i manifestanti con armi da fuoco, gas lacrimogeni, manganelli e strumenti di ogni tipo.

La piattaforma Grita, una piattaforma creata da Temblores Ong registra 234 vittime di violenza fisica, 37 vittime di violenza omicida, 934 detenzioni arbitrarie, 341 interventi violenti, 26 vittime di aggressione dirette agli occhi, 98 casi di sparo con arma di fuoco e 11 casi di violenza sessuale, dati aggiornati al pomeriggio del 6 Maggio.

“Le proteste erano iniziate per contestare una proposta di riforma fiscale, ma sono presto diventate qualcosa di diverso e più grande, dirette contro l’intero operato del governo: la situazione sociale ed economica della Colombia era già drammatica prima della pandemia da Covid-19, che ha ulteriormente peggiorato la situazione, e le riforme volute dal presidente Ivan Duque aggraveranno la situazione comportando l’aumento dei beni di prima necessità e tagli ai servizi pubblici. Infatti, la riforma prevede la privatizzazione del sistema sanitario e una serie di norme che impediscono l’accesso alle cure, soprattutto in questo momento di crisi sanitaria, negando di fatto il nostro diritto di essere curatə; nella stessa ottica di profitto, verrà salvaguardato il capitale delle multinazionali, che godranno di privilegi ed esoneri fiscali, con un aumento delle tasse sui redditi minimi, aggravando così la condizione di un’altissima percentuale di popolazione che vive sotto la soglia di povertà.

Grazie allo sciopero siamo riusciti a far togliere e forse riproporre la riforma fiscale. Chiediamo, però, anche la modifica di riforme che sono in corso già da un po’, come ad esempio la riforma della salute e la riforma pensionistica; chiediamo un aumento del budget predisposto per salute ed educazione e una riduzione del budget predisposto per armi e guerra in generale; inoltre, preghiamo che si fermino le uccisioni dei leader sociali che risalgono a 753 dal 2016 al 2020 secondo i dati riportati al (19.02.2021) dalla “Defensoría de Pueblo”, nonostante gli accordi di pace firmati nel 2016.

La polizia ci uccide per strada, cercano di speronare la folla con le moto o sparando a distanza ravvicinata. Sembra che la strategia di repressione sia stata modificata e che la “fuerza pubblica” abbia optato per una strategia di dissuasione attraverso il terrore e la paura: sorvolano con elicotteri la città, ci sparano a fin di morte, attuano torture, stupri per strada, interrompono i segnali di telefonia mobile e di internet. Sono stati interrotte le forniture di elettricità in diversi quartieri popolari e hanno interrotto il programma di vaccinazione a Cali, come ulteriore repressione contro lə manifestanti.

Tutto questo si traduce in violazioni sistematiche di DDHH, violazioni che in questo momento sono analizzate dai professionisti ed incaricati di diritti umani, che fanno il possibile per organizzare e raccogliere la maggior quantità di informazione possibile a riguardo.

Io In questo momento sono in Colombia, non so cosa vi arriva dai media o se vi arriva qualcosa.
In molti mi avete detto che le mie storie restano bloccate o oscurate.
I poliziotti hanno perso ogni logica, ci sparano dritto in faccia, lanciano gas lacrimogeni quando stiamo facendo delle proteste pacifiche.

Io sono a Bogotà, la capitale, dove siamo un po’ più fortunati. La città nonostante ciò che capita a noi protestanti continua ad andare avanti ma ho dei familiari in altri posti del paese.
A Cali ad esempio, non riescono a trovare da mangiare da un po’, perché le strade che collegano la città sono chiuse. Le persone non riescono a dormire, perché ci sono sparatorie ogni sera, e questo è poco in confronto a quello che sta succedendo in altre aree che hanno minore attenzione mediatica.
Dobbiamo stare attenti perché potremmo morire in qualsiasi momento.
La distribuzione sociale del nostro paese non è per niente equa. A causa della pandemia molte persone stanno morendo di fame e preferiscono uscire in mezzo alle strade con il rischio di essere contagiati, piuttosto di accettare delle leggi insulse che peggiorano solo la situazione e proteggono gli interessi di pochi eletti e privilegiati.

Stiamo pagando un prezzo piuttosto elevato non solo perché abbiamo gli ospedali pieni a causa del covid, ma perché dobbiamo aggiungere i feriti e morti degli scontri tra polizia e cittadini.
Ci sono una marea di persone scomparse, ci sono prove di torture e maltrattamenti che non rispettano per nulla i diritti umani, nonostante avessimo lanciato un appello alla comunità internazionale chiedendo un po’ di solidarietà con il popolo colombiano e chiedendo di fermare l’attacco militare portato avanti dal governo nei confronti di chi sta esercitando il proprio legittimo diritto alla protesta sociale. I morti continuano ad aumentare esponenzialmente. Molti social ci stanno bloccando le storie e le pubblicazioni che contengono le nostre denunce e le evidenze di ciò che ci sta capitando.
Vogliono far diventare private e costose quelle cose che in altri paesi sono considerate come un diritto.
Scrivo questo testo in mezzo alle lacrime, perché non è giusto, perché sono terribilmente stanca di come ci trattano in questo paese, perché nonostante io abbia la possibilità di vivere in un paese privilegiato come l’Italia e posso far finta che non succeda nulla, non riesco a voltare le spalle al mio popolo e vorrei che magari all’estero si interessino e ci aiutino a far viva la voce che negli anni hanno continuamente fatto tacere.”