CHIUSURA DEL CORSO DI PSICOLOGIA A TORINO. LA LETTERA DEGLI STUDENTI AL SENATO ACCADEMICO

by / Commenti disabilitati su CHIUSURA DEL CORSO DI PSICOLOGIA A TORINO. LA LETTERA DEGLI STUDENTI AL SENATO ACCADEMICO / 212 View / 12 giugno 2018

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Siamo entrati in Senato Accademico dopo aver tenuto un’assemblea di fronte al Rettorato e abbiamo letto il nostro comunicato sulla gravissima scelta di chiudere il corso di psicologia nel nostro Ateneo. Il Rettore ha dichiarato di prendersi l’impegno nel portare ai piani

ministeriali l’urgenza e la necessità di un piano emergenziale di investimento che permetta a UniTo di non chiudere la triennale di scienze tecniche e psicologiche per quest’anno.
Dal canto nostro abbiamo ribadito che se da oggi fino al 26 giugno, scadenza fissata per la comunicazione finale al Ministero sul destino del corso di laurea, non si troverà una soluzione per permettere l’applicazione della sentenza del Tar e quindi l’apertura del corso di psicologia a tutti gli studenti senza numero chiuso, continueremo a mobilitarci. Troviamo inaccettabile la presa di posizione del dipartimento a favore della chiusura e la volontà dell’Ateneo di fare un contro-ricorso per ristabilire il numero chiuso, invece di conformarsi alla sentenza. D’altro canto il Ministero deve fare chiarezza e trovare le risorse per garantire il numero aperto di psicologia in tutta Italia adeguandosi al precedente del Tar.
Di seguito il comunicato letto in Senato Accademico dal presidio di studenti e studentesse:

Siamo presenti oggi qui presso gli organi centrali dell’Università di Torino per interrogare i vertici dell’ateneo rispetto a una serie di questioni che stanno alla base dell’impalcatura del nostro sistema di istruzione pubblica universitaria, al fine di caldeggiare tutte le anime di questa università, una volta per tutte, a prendere una posizione chiara in questo panorama complessivo quantomeno preoccupante sul piano nazionale e locale.

Da almeno dieci anni, come studentesse e studenti abbiamo allarmato gli organi di governo di questo ateneo e non solo rispetto alla deriva drammatica che l’abbattimento complessivo dei finanziamenti sull’istruzione pubblica ha assunto nel nostro paese, con ricadute problematiche, e di questi tempi fatali, in casi come quello del corso di studi di scienze e tecniche psicologiche.
Quello di psicologia è solo uno dei tantissimi esempi delle conseguenze di ripetute condotte di tagli, sottofinanziamenti e svalutazioni pubbliche sul ruolo dell’Università. Dovrebbe essere chiaro a tutti i presenti che non è in alcun modo possibile garantire una didattica universalmente accessibile e di qualità dopo un decennio di riduzione sull’organico, sugli spazi, sulle strutture. Di fronte a questa situazione drammatica l’unica soluzione nel breve periodo risulta essere quella di ridurre la platea degli studenti, bloccare la domanda, limitare l’accesso all’istruzione superiore. Questa è la soluzione facile, nascondere sotto il tappeto i problemi e andare avanti, poco importa se viene meno il diritto allo studio.
Molti dei presenti potranno obiettare: “Ma cosa ne possiamo noi? Il ministero chiude il rubinetto, noi possiamo solo scegliere cosa fare con il poco che ci viene dato!”. Ecco, questa è la mentalità che ha permesso ai ministri e ai governanti di questo Paese di agire indisturbati e di procedere, smontando mattone per mattone l’istituzione universitaria. L’Università non è un ufficio pubblico che applica pedissequemente le indicazioni arrivate dall’alto, è un luogo di formazione ed elaborazione politica, e come tale deve ritornare a porsi. Dalle Università sono partiti movimenti politici e sociali, questi stessi luoghi, nella storia, sono stati propulsori di grandi cambiamenti che hanno cambiato spesso gli assetti dei paesi in cui è stata esercitata una pressione, uno stimolo intellettuale e una pratica alternativa di come intendere la società. Siamo consapevoli che tali parole, in questa fase storica, possano apparire come un esercizio retorico fine a se stesso e poco attento alla cruda realtà composta da vincoli economio-finanziari, criteri di valutazione e standard di rendimento. Siamo ben consci di questa condizione del mondo dell’istruzione e della realtà che ci circonda nel suo complesso. Tuttavia, crediamo anche nella responsabilità che chi subisce tali forme di controllo e gestione abbia dopo anni e anni di silenzio. Crediamo, allo stesso tempo, che a lungo andare il silenzio dei vertici degli atenei che vengono dissanguati dai governi diventi servilismo complice.
La nostra azione di oggi non vuole però essere una sentenza definitiva di un nostro processo politico. Se siamo qui, a rivolgerci con queste parole nei vostri confronti, alla presenza dei nostri rappresentanti e dei rappresentanti politici dei dipartimenti e dell’Ateneo, è per porvi una domanda tanto chiara quanto responsabilizzante: noi studentesse e studenti vogliamo prendere parola e dire la nostra, interpellando il nuovo governo in carica rispetto all’ottica che vuole assumere nell’ambito dell’istruzione universitaria.
Capiamo le ragioni che sottendono la scelta di chiusura del corso. E’ il frutto di quanto riportato precedentemente. Siamo ancora disposti a tacere nuovamente davanti a conseguenze del genere?
Bene, cogliamo questa vicenda riguardante la forzata chiusura del corso di scienze e tecniche psicologiche come pretesto per dare visibilità alle condizioni in cui versa il sistema universitario nazionale. Che i vertici dell’ateneo si espongano pubblicamente contro questa vergogna, perché di questo si tratta. Il prossimo anno centinaia di giovani saranno costretti a spostarsi in un’altra regione per poter frequentare un corso di psicologia e chi non se lo potrà permettere dovrà scegliere altro, accontentarsi, pagare tasse per una formazione che non ha scelto liberamente e raggiungere i massimi gradi della propria istruzione in un campo che forzatamente gli è stato imposto per cause esogene.
Noi studentesse e studenti siamo pronti a esporci in prima persona, collettivamente, per prendere parola e esercitare una pressione nei confronti di chi detiene la gestione delle risorse ministeriale e ne disciplina la propria ridistribuzione negli atenei, dettandone contemporaneamente gli standard da mantenere. Quello che chiediamo a voi è di fare lo stesso e dichiarare una volta per tutte, in maniera chiara, di essere intenzionati a schierarvi in prima linea, operando una chiamata agli altri atenei d’Italia per interpellare il ministero dell’istruzione e chiedere l’avvio di lavori per un cambiamento radicale di rotta. Qualora a questo intervento seguisse l’ennesimo silenzio, dedurremo un’automatica dichiarazione silenziosa, ma non muta di volervi piegare e diventare complici di quanto oggi ci sta progressivamente annichilendo. Di chi sta annichilendo il paese, il valore della conoscenza e il bene sociale che dovrebbe rappresentare l’istruzione pubblica.
Vi ringraziamo per l’ascolto prestatoci e speriamo che questo ultimo tentativo da parte nostra di cercare una convergenza di intenti non si vanifichi al termine di questo intervento. Non ci fermeremo, non ci è possibile e non è nostra volontà farlo.

SI – Studenti Indipendenti