Chiuso per crisi: il numero chiuso e la non-università

Chiuso per crisi: il numero chiuso e la non-università

by / Commenti disabilitati su Chiuso per crisi: il numero chiuso e la non-università / 19 View / 8 settembre 2010

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Migliaia sono gli studenti che in queste ore vivono con trepidante attesa l’inizio delle prove di accesso ai corsi di laurea universitari. Per migliaia di giovani da anni i test sono la lotteria che può cambiare la vita: negare l’accesso ai propri sogni o consentire l’accesso a quello che sembra essere un luogo formativo, ma che invece è sempre più una non-università.

<span>Impedire agli studenti </span><span>di accedere al corso di studi più vicino alle loro propensioni, selezionandoli mediante domande non attinenti al percorso scolastico, ma proprio su quelle materie che saranno oggetto degli studi futuri (di cui non necessariamente son tenuti ad avere conoscenze) non solo è ingiusto, non solo è sbagliato dal punto di vista delle stesse esigenze produttive tanto declamate, ma è anche folle.

 

E’ profondamente incoerente chiedere agli studenti elevati standard qualitativi per accedere a un luogo della formazione che di qualitativo ha sempre meno. Se poi aggiungiamo che gli standard qualitativi vengono valutati con domande a crocetta, sempre più spesso sbagliate, e che in alcuni casi vere e proprie organizzazioni criminali si sono prodigate con ogni mezzo per fornire a benpensanti e benestanti genitori le risposte per i loro figli in cambio di migliaia di euro allora il quadro tragicomico è completo.

 

Con i test d’ingresso inizia uno degli anni più complessi della storia universitaria. Tra tagli e buchi di bilancio, disavanzi, proteste dei ricercatori, rabbia degli studenti, incapacità degli atenei di mantenere l’offerta formativa, non è detto che le porte di tutte le università aprano davvero in questo caldo 2010/2011. In ogni caso troveranno noi studenti pronti a mobilitarsi per fermare la privatizzazione dell’università e promuovere l’altrariforma, scritta e costruita nelle assemblee e nelle occupazioni delle università, che si propone di trasformare radicalmente la non-università, e ridarle risorse, senso e speranza.