Bologna: Titolo di studio o carta straccia?

by / Commenti disabilitati su Bologna: Titolo di studio o carta straccia? / 10 View / 27 gennaio 2012

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“Speriamo che domani andrà meglio”. Non è una canzone, e nemmeno un titolo di un film, di quelli in cui il buono vince sempre e che magari ha anche un lieto fine. No, quello che sentite ronzare nelle vostre orecchie è il ritornello di noi giovani, senza note, ma con solo amarezze. Un’altra, ennesima, notizia che si è andata ad aggiungere a quelle infinite che ci stanno negando un futuro,  e che ci fanno aleggiare  come milioni di fantasmi tra le macerie di un paese senza prospettive, senza garanzie, è quella contenuta nel decreto semplificazioni varato venerdì scorso dal governo. Nascosto fra i distillati di neoliberismo, con il tentativo di far passare tutto in sordina c’è un provvedimento che prevede un attacco al valore legale del titolo di studio. Tutto questo proprio quando lunedì 30 Giorgio Napolitano riceverà nell’aula magna di S.Lucia la laurea ad honorem in “Relazioni internazionali” e “Scienze internazionali e diplomatiche”. Certo, non che ora quel foglio di carta abbia un valore reale nel mercato del lavoro, ma mettere in atto questa strategia significherebbe non solo dare largo spazio, nei concorsi pubblici, a favoritismi che andranno  a discapito della valutazione professionale, l’introduzione, voluta in gran parte da Confindustria, di un meccanismo di accreditamento capace di garantire i contenuti dei titoli, ma anche la nascita di un sistema concorrenziale tra le varie università, comportando così la penalizzazione  di quelle  meridionali e l’apertura di un sistema nocivo basato sui prestiti d’onore e sulla liberalizzazione delle tasse universitarie.

È ancora il mercato a dettare le regole, non solo della crisi mondiale, ma anche dell’istruzione, gettando sale sul terreno dei saperi piuttosto che investirci per uscire dalla crisi. La nostra non è una battaglia identitaria, tutta chiusa nella categoria “studentista”, ma una lotta culturale che, cosciente del fatto che l’istruzione è un diritto di tutti, vuole: un diritto allo studio che sia un bene comune universalmente conosciuto; l’omogeneizzazione del sistema di contribuzione; l’eliminazione del vincolo alle assunzioni e controlli più accurati sul rispetto dei requisiti minimi e della qualità dei servizi e dell’offerta formativa; l’abrogazione delle Università telematiche; e infine la garanzia di una reale entrata nel mercato del lavoro, attraverso il titolo di studio, perché è questo l’unico mercato che ci interessa.

Lanciando questo monito vi diamo appuntamento lunedì 30 alle ore 11 in via Cartolerie per manifestare il nostro dissenso contro l’abolizione del valore legale del titolo di studio, proprio nel giorno in cui la massima carica dello Stato riceve una sua laurea. Ma lo sa lui che non ha nessun valore? Glielo diciamo noi. Sperando che domani andrà meglio.

C.M. Panenka