[Bologna] Evitato il numero chiuso a scienze della comunicazione. Ora moratoria d’Ateneo!

by / Commenti disabilitati su [Bologna] Evitato il numero chiuso a scienze della comunicazione. Ora moratoria d’Ateneo! / 47 View / 29 novembre 2016

Nelle scorse settimane e negli scorsi giorni ha tenuto banco – nel dibattito cittadino sull’università – il tema del numero chiuso, in particolare con il caso di Scienze della Comunicazione. Forte era la volontà del Corso di Studi di introdurre per il prossimo anno accademico il numero programmato: la proposta era passata anche in Consiglio di Dipartimento di Filosofia e Comunicazione, nonostante la nostra opposizione. Il problema del numero chiuso però è di portata più vasta dal momento che anche a Statistica, Scienze Politiche e Sviluppo e Cooperazione Internazionale si sta provando a introdurlo, mentre a Matematica il provvedimento è stato bocciato dal Consiglio di Dipartimento. Ci siamo immediatamente mobilitati, consapevoli dell’ingiustizia che il numero chiuso rappresenta: presentato come soluzione tecnica, è in realtà un provvedimento squisitamente politico che rafforza l’idea di un’università escludente e inaccessibile, specie alle classi sociali più deboli che pagano il combinato disposto di mancanza di diritto allo studio e test d’ingresso che ostacolano il libero accesso all’università. Abbiamo attivato fotopetizioni, campagne di sensibilizzazione e mediatiche, abbiamo chiesto il parere agli studenti medi di questa città, naturalmente preoccupati per provvedimenti che potranno ostacolare il loro percorso formativo negando la possibilità di autodeterminazione. Abbiamo sin da subito ritenuto che mettere il numero chiuso serviva a non voler affrontare a livello politico i problemi che esistono nell’università italiana: mancanza di reclutamento di nuovi docenti (il governo Renzi ha fatto nuovamente orecchie da mercante, probabilmente impegnato con le Cattedre Natta nell’intento di nominare direttamente i docenti), mancanza di investimenti strutturali nel mondo della formazione, carenza di spazi. Abbiamo richiesto che il nostro ateneo, i nostri consigli di scuola e di dipartimento sostenessero queste ragioni di elementare buonsenso che portiamo avanti e che sono alla base della nostra proposta organica di riforma dell’università. Spesso ci siamo trovati di fronte a un muro di argomentazioni risibili, di rassegnazione a amministrare l’esistente fatto di tagli e di miseria. Ma non ci siamo mai dati per vinti, provando in tutti i modi dentro e fuori gli organi di esporre le nostre ragioni. Abbiamo ottenuto però anche canali di dialogo con alcuni docenti e altri rappresentanti degli studenti, dal momento che abbiamo fatto approvare una mozione critica del numero chiuso sia in Consiglio degli Studenti sia nel Consiglio di Dipartimento di Storia, Culture e Civiltà. Oltre a questo abbiamo incontraro il prorettore vicario Mirko Degli Esposti, portando le nostre ragioni e sostenendo l’ipotesi di una moratoria annuale di ateneo sull’introduzione di nuovi numeri chiusi. Dopo questi passaggi, abbiamo ottenuto che a Scienze della Comunicazione si facesse un passo indietro e infatti oggi è arrivata la sospensione dell’introduzione del numero chiuso per il prossimo anno.

Dopo il Consiglio di Scuola di Lettere, abbiamo fatto un’azione simbolica in Rettorato, chiudendo simbolicamente con del nastro l’ingresso proprio per simboleggiare la chiusura dell’università che il numero chiuso comporta. Abbiamo segnalato la nostra contrarietà anche con uno striscione e dei cartelli, chiedendo un incontro immediato con il Rettore. E’ scesa la prorettrice agli studenti Elena Trombini, cui abbiamo esposto le nostre ragioni, chiedendo nuovamente un incontro tempestivo col Rettore al fine di portare le nostre proposte. Ecco cosa chiediamo:
– sospensione di un anno di tutti i nuovi numeri chiusi ancora in programma;
– tavolo tecnico aperto a rappresentanti degli studenti per affrontare strutturalmente e non emergenzialmente la questione;
– apertura di una riflessione sul numero chiuso, che ne critichi il carattere iniquo, classista ed escludente; questa riflessione deve servire anche a cancellare – nei prossimi anni – numeri chiusi già esistenti: es. Fisica, ma soprattutto Economia;
– utilizzo dei 16 punti organico a disposizione dell’Ateneo per migliorare il rapporto docenti/studenti nei corsi più in sofferenza;
– questione delle aule sovraffollate: pianificazione d’Ateneo per cercare di risolvere il problema; trovare nuovi spazi anche in concertazione con le amministrazioni pubbliche territoriali per ottenere in comodato d’uso gratuito spazi pubblici per tenere le lezioni con più elevato numero di studenti. Chiediamo di evitare soluzioni dispendiose e onerose per l’Ateneo, come l’affitto degli spazi in Nosadella: pensiamo che le pubbliche amministrazioni debbando riconoscere il ruolo positivo dell’Università in questa città, redistribuendo la ricchezza del territorio a titolo gratuito verso chi in questa città vive e studia.

In attesa di aggiornamenti, teniamo alta l’attenzione per evitare numeri chiusi a Statistica, Scienze Politiche e Sviluppo e Cooperazione Internazionale. Resteremo vigili e rilanceremo, se necessario, la mobilitazione. Ma oggi è una giornata positiva, dove possiamo festeggiare questa vittoria per l’università pubblica e di tutti. Un passo è stato fatto, la lotta continua!

#noalnumerochiuso
Link Bologna – Studenti Indipendenti