[BARI]: Nel silenzio generale aumentano le tasse agli studenti!

by / Commenti disabilitati su [BARI]: Nel silenzio generale aumentano le tasse agli studenti! / 248 View / 24 luglio 2014

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Il 2014 è, oramai, il quinto anno consecutivo in cui il nostro Ateneo si trascina attraverso un deficit di bilancio multimilionario, inaccettabile per un’Istituzione Universitaria Pubblica. Tale vincolo ha profondamente condizionato la vita e la gestione dell’Università in questi anni, con conseguenze fortemente peggiorative per diritto allo studio, servizi, didattica e ricerca.

L’attuale amministrazione dell’Ateneo, per uscire da questa situazione, ha proposto un piano di rientro che prevede una diminuzione dei servizi forniti dall’università e un aumento dei costi degli stessi, puntando ad una politica di austerity che verrà fatta pesare sulle tasche degli studenti .

Dalla lettura delle proposte emerge chiaramente l’approccio aziendalistico di analisi ed individuazione delle soluzioni avanzate: l’idea di assimilare, nei criteri di gestione, l’Università ad un’azienda ci preoccupa profondamente per le numerose conseguenze che ciò può generare. Riteniamo infatti che considerare gli studenti come clienti e fruitori di un servizio, anziché come componenti della comunità accademica che esercitano un diritto, rappresenti un’interpretazione deviata del ruolo stesso dell’Università.

Come se non bastasse tali proposte verranno approvate con metodi pesantemente antidemocratici, restringendo se non eliminando del tutto gli spazi di discussione, non coinvolgendo la comunità accademica e facendo si che il tutto avvenga in pieno luglio, quando la maggior parte degli studenti è tornata a casa dopo aver terminato la sessione estiva d’esame.

L’approvazione del piano dovrebbe avvenire venerdì 25 luglio in Consiglio d’Amministrazione, l’organo responsabile della gestione del bilancio dell’università, in cui, pur essendo presenti le rappresentanze studentesche, esse sono fortemente minoritarie, con due componenti del Consiglio su un totale di 9. Prima della decisione definitiva, inoltre, l’iter seguito per la discussione è stato volutamente ridotto ai minimi termini in modo da evitare qualsiasi tipo di dissenso che avrebbe potuto scatenarsi dinanzi a misure così drastiche, spazzando via qualsiasi opposizione: le proposte infatti sono state formulate da un gruppo di lavoro nominato appositamente dal Rettore Uricchio che si è di fatto conferitopoteri assoluti da monarca, ignorando quelli che invece sono gli spazi di democrazia dell’università quali il Consiglio d’Amministrazione stesso e la relativa commissione al bilancio. Scavalcando infatti le rappresentanze elette dagli studenti, dai docenti e dal personale tecnico all’interno di questi organi, il piano di rientro è stato formulato da professori e personale esterno all’università che non dovranno rendere conto a nessuno di quanto operato esenza alcun tipo di rappresentatività all’interno della comunità accademica. Inoltre il documento, consistente in 168 pagine, è stato discusso in soli 5 giorni, nei quali è transitato attraverso il Consiglio degli Studenti (in cui i rappresentanti si sono espressi negativamente rispetto allo stesso) e il Senato Accademico in cui, pur con dei voti contrari, è stato approvato dalla maggioranza.

Non si può non notare come, per noi che ogni giorno cerchiamo di raccontare agli studenti quanto avviene all’interno dell’amministrazione universitaria, la decisione di discutere l’aumento delle tasse degli stessi sia stata presa in questo periodo, una scelta che è chiaramente voluta: il piano di rientro, infatti, è comparso per la prima volta lo scorso aprile. La decisione venne allora rimandata dopo le forti critiche espresse dagli studenti in merito all’aumento dei costi per i servizi universitari e il fatto che si sia aspettato finora per approvarlo non è certo casuale. Perché l’amministrazione non ha aspettato la ripresa delle attività didattiche per la discussione delle proposte quando chi ne subirà gli effetti tornerà a popolare gli ambienti accademici? L’unica risposta che ci viene in mente a questo punto è la paura del confronto.

Fatte queste premesse, che denotano il gravissimo pericolo che corre la democrazia nel nostro Ateneo, passiamo all’analisi delle proposte principali che andranno a colpire la popolazione studentesca.

I laureati che presentano istanza di ammissione all’Esame di Stato per l’abilitazione alla professione di medico-chirurgo, sono tenuti al pagamento di un contributo fisso (spese amministrative) nella misura di € 50,00. Una tassa introdotta dal nulla, con l’obiettivo di fare cassa

Raddoppio della tassa da versare per l’ammissione agli Esami di Stato per l’esercizio della libera professione da 154,50 a 300 euro. Altro provvedimento per raschiare le tasche degli studenti

Viene completamente eliminata la possibilità per quegli studenti che si laureano in corso di chiedere ed ottenere il rimborso delle tasse versate nell’ultimo anno, sostituendolo con uno sconto pari al 50% di tali tasse applicato al primo anno di iscrizione a un master di primo o secondo livello attivato presso l’Università di Bari. Tale beneficio può essere concesso una sola volta, a condizione che non ci sia soluzione di continuità tra laurea e iscrizione al Master e che il percorso di studio sia stato iniziato e concluso presso l’Università di Bari.
Di fatto, oltre a pesare sulle tasche degli studenti ed essere escludente verso molte persone che non soddisfano le condizioni sopra citate, tale provvedimento non migliora affatto l’attrattività del nostro Ateneo: non è uno sconto di una minima percentuale del costo totale a determinare l’iscrizione presso un corso altamente specialistico, bensì la qualità del corso stesso e la sua spendibilità nel mondo del lavoro.

Si aumenta il costo per richiedere il certificato in lingua straniera (inglese) dai 2 ai 60 euro. Tale aumento, oltre ad essere notevole da un punto di vista quantitativo, non si vede giustificato in alcun modo: non si capisce perché vadano corrisposti proprio 60 euro e non meno, soprattutto considerando che per avere il certificato in questione ci vogliono mesi e non si migliora il servizio offerto.

Si riduce del 50% il finanziamento al dottorato di ricerca, di fatto determinando una diminuzione dei corsi disponibili ed esternalizzando i finanziamenti lì dove possibile: in questo modo non solo si penalizzano quelle scuole di dottorato che hanno più difficoltà a reperire fondi ma, nei restanti casi, si consegnano la formazione e la ricerca nelle mani delle esigenze del mercato e non a quelle della Conoscenza. L’anno prossimo infatti si prevede che l’Università degli Studi di Bari attiverà 9 scuole di dottorato, con una media di 6 dottorandi per scuola. Su una popolazione di circa 60.000 studenti capite bene cosa voglia dire per coloro che vorranno intraprendere una carriera nel mondo della ricerca.

Tutti coloro che intendono frequentare singoli insegnamenti, in possesso di titolo di studio italiano o straniero, anche se titolari di borse di studio governative,dovranno versare una quota fissa di € 350,00 e un contributo di € 50,00 per ogni credito formativo riferito al singolo insegnamento.
Dato il limite di 30 cfu acquisibili tramite i corsi singoli, un’iscrizione può venire a costare fino a 1850 euro, ovvero quanto un intero percorso triennali di studi in determinati casi, violando il diritto allo studio non tenendo in conto la situazione reddituale dello studente o l’eventuale beneficio di borse di studio.

Introduzione di una nuova tassa, variabile tra i 10 e i 50 euro per i redditi con ISEEU superiore a 8058, definita come “diritti di segreteria”. Anche questa tassa compare dal nulla: perché dover pagare un servizio già coperto dall’attuale contribuzione senza nemmeno indicare come verranno spesi questi soldi? E soprattutto, creando questo precedente, chi ci garantisce che un domani tale tassa non venga aumentata ulteriormente?

I laureati che presentano istanza di ammissione ai tirocini professionalizzanti (ad es. quelli di psicologia) sono tenuti a pagare un contributo fisso nella misura di € 100,00. L’ennesima tassa introdotta col solo fine di aumentare le entrate preoccuparsi delle esigenze degli studenti e delle studentesse.

Davanti a tutto questo l’amministrazione ed il Rettore fingono indifferenza, cercando di far passare nel silenzio totale questi provvedimenti, nella speranza che gli studenti restino ignari degli stessi fino al momento in cui dovranno sborsare le quote richieste.
Certo, tra le proposte ve ne sono anche alcune su cui concordiamo, come l’introduzione di ulteriori fasce di tassazione per i redditi più alti, migliorando la progressività delle imposte o agevolazioni per le famiglie colpite dalla crisi economica. Tutto ciò però non può giustificare la gestione della nostra accademia come se si trattasse di un’impresa con un uomo solo al comando, eliminandone la funzione sociale, legata a principi e diritti assoluti.
Un’Istituzione Universitaria Pubblica, baluardo del progresso sociale, della cultura, del libero accesso ad essa e della ricerca per il miglioramento delle condizioni di vita dell’uomo, deve essere amministrata con il solo scopo di preservare tali valori ed ampliarne la diffusione sul territorio e nella società in cui opera, diventando un motore di traino per la collettività e non un servizio erogato solo a coloro che dispongono delle possibilità economiche per accedervi.