AVVOCATI, UNA PROFESSIONE ALLO SBANDO: E’ TEMPO DI SCIOPERO SOCIALE

by / 1 Comment / 3103 View / 13 novembre 2014

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Pubblichiamo un contributo di Cosimo Matteucci, presidente di M.G.A. (Mobilitazione Generali Avvocati), sullo sciopero sociale del 14 novembre.
Troviamo questo articolo molto significativo per fare luce sulla condizione dei tanti professionisti che si trovano continuamente senza diritti e tutele, temi che sono al centro di “#Iovoglio”, la campagna su formazione e accesso al mondo del lavoro di LINK  Coordinamento Universitario.
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Gli avvocati vivono una gravissima crisi e sono stritolati da un conflitto intergenerazionale, interreddituale. Sono un quinto stato da 4-500 euro al mese. La mobilitazione generale degli avvocati aderisce allo sciopero sociale del 14 novembre. Chiede tutele collettive, equità previdenziale e fiscale, sostegno ai redditi bassi
Mobilitazione Generale degli Avvocati (M.G.A.) è una associazione forense di base, di natura sindacale, finalizzata alla tutela delle fasce economicamente più deboli dell’avvocatura italiana ed in generale degli avvocati portatori di redditi bassi e medio-bassi, sui quali da sempre grava il peso del conflitto intergenerazionale ed interreddituale che da tempo logora lo stesso tessuto connettivo della categoria professionale.
Abbiamo deciso di aderire allo sciopero sociale del prossimo del 14 novembre, nella speranza che questo possa essere l’inizio, l’innesco di un processo di mobilitazione sociale, sindacale e politica che coinvolga tutti i lavoratori e tutto l’enorme popolo del lavoro autonomo, delle professioni intellettuali e delle partite iva.
Vogliamo fare una premessa.
L’Avvocatura non è quella che dall’esterno si potrebbero credere che sia.
L’Avvocatura italiana non è quella che ancora resiste nell’immaginario collettivo.
L’Avvocatura non è una casta, o almeno non lo è più; è vero però che la casta è nell’avvocatura, così come in tutte le altre professioni e gli altri comparti economici, politici e sociali, ma queste sono infiltrazioni oligarchiche contro le quali speriamo si stia lottando dall’interno, così come stiamo facendo noi.
Gli avvocati, visti nel loro insieme, stanno vivendo un momento di gravissima crisi, dovuta non solo alla stagnazione dei mercati ed alla congiuntura economica particolarmente negativa, ma all’inefficacia ed all’inefficienza del sistema giudiziario e a tutta una serie di problemi interni alla categoria stessa, tra cui forse il nostro elevato numero e sicuramente una pessima programmazione ed orientamento universitario.
A ciò si aggiunga il gravissimo conflitto intergenerazione ed interreddituale che sta logorando da tempo lo stesso tessuto connettivo della categoria.
Stiamo pagando moltissimi errori, e stiamo pagando anche il forte discredito sociale che ne è stato conseguenza e che per nostre colpe abbiamo costantemente alimentato.
Tutto questo per l’Avvocatura si sta traducendo in una drammatica riduzione del lavoro.
Naturalmente, come sempre accade, nelle situazioni di difficoltà economica sono sempre i più deboli a pagarne il prezzo maggiore.
Ed infatti la riduzione del lavoro e dei redditi sta determinando l’aggravamento di tutte quelle situazioni di sfruttamento che già esistevano all’interno della categoria, facendo progressivamente aumentare il divario tra portatori di reddito alto e medio alto, e tutti gli altri, compresi quelli che di reddito non ne hanno alcuno, ed acuendo proprio quel conflitto interreddituale che invece avrebbe dovuto essere risolto.
Negli studi legali, infatti, sono occultate gravissime forme di sfruttamento del lavoro subordinato di praticanti e di altri avvocati che di fatto sono dipendenti, ma che invece non sono niente, perchè o non esistono, giacchè lavorano a nero, o perchè la loro partita iva viene strumentalizzata ai fini di una contrattualizzazione precaria, a fronte di Euro 400,00 o 500,00 al mese, di retribuzione.
La partita iva è diventata il nuovo strumento della precarizzazione e dello sfruttamento del lavoro, e lo è diventata ovunque.
A ciò si aggiungano l’assenza di ammortizzatori sociali, il peso molto spesso iniquo della contribuzione previdenziale, i privilegi previdenziali di pochi a fronte dei sacrifici di tanti, e la pressione fiscale, che gravano soprattutto sui professionisti giovani ed in generale sui portatori di redditi bassi e medio bassi.
Questo è ciò che accade nell’Avvocatura; ma questo, sulla base di un’analisi progressivamente più ampia, è ciò che accade in tutte le altre professioni intellettuali, ed in generale in tutto il comparto del lavoro autonomo, e più in generale ancora in quello delle partite iva.
Se i problemi sono comuni allora le soluzioni potrebbero essere comuni, e secondo noi dovrebbero esserlo, considerando che nè la politica, nè i sindacati riescono a farsi portatori di queste istanze.
A tal fine si rende indispensabile cercare le convergenze, che ci sono, tra le varie categorie professionali (e sopratutto tra le fasce economicamente più deboli di ognuna di esse): dagli avvocati agli archivisti, dai bibliotecari agli archeologi, dagli storici ai restauratori, dagli ingegneri, ai geometri, agli architetti e a tutte le altre.
Vogliamo e dobbiamo tessere rapporti con tutte le rappresentanze delle altre categorie professionali, con tutte le professioni intellettuali e più in generale con tutto il mondo del lavoro autonomo e delle partite iva, al fine di lottare contro tutte quelle politiche, da ultimo quelle del governo Renzi, che ci hanno relegato in una posizione di marginalità sociale, politica ed economica.
M.G.A. quindi aderisce allo sciopero sociale e a ciò che auspichiamo consegua, e compulseremo affinchè vi converga anche il nostro Organismo di rappresentanza politica, l’O.U.A. (Organismo Unitario dell’Avvocatura).
I nostri obiettivi sono precisi:
  • tutela contrattuale collettiva (C.C.N.L.) per i professionisti dipendenti degli studi professionali, al fine di meglio contrastare lo sfruttamento del precariato e delle partite iva;
  • sostegno dei redditi professionali soprattutto di quelli bassi e medio bassi;
  • equità previdenziale ed abbattimento dei privilegi previdenziali;
  • equità fiscale da raggiungersi con una riduzione delle aliquote IRPEF o con interventi mirati sul sistema delle detrazioni e delle deduzioni.
Vogliamo insistere sulla fiscalità, perchè il miglioramento delle rispettive condizioni economiche non passa solo dall’aumento delle fonti di reddito, ma anche dalla riduzione del prelievo fiscale.
Da soli si perde, ma insieme possiamo farcela, dobbiamo solo elaborare le azioni e le iniziative migliori, per premere politicamente al fine di ottenere le più opportune modifiche dell’attuale sistema legislativo, perche deve essere questo il nostro obiettivo, sia da un punto di vista politico che sindacale.
Incrociamo le nostre braccia, incrociamo le nostre lotte.
*Presidente M.G.A.
Pubblicato originariamente su Furia dei Cervelli.