Atenei: borse di studio trasformate in chimere

by / Commenti disabilitati su Atenei: borse di studio trasformate in chimere / 13 View / 30 settembre 2011

Share

Si chiamano borse di studio. Dovrebbero servire a cancellare, in partenza, le disuguaglianze tra chi vuole studiare e se lo può permettere e chi altrimenti non ha i soldi per continuare gli studi. Questa è la teoria. La pratica invece fa i conti con le risorse sempre più esigue che vengono destinate per il diritto allo studio. E con ritardi, che scaricano il problema sulla spalle degli studenti.

In Veneto, 4mila universitari aspettano ancora di ricevere la borsa di studio per l’anno passato. E, a questo punto, nonostante le proteste, è quasi certo che non la riceveranno più. «Quanti di loro abbandoneranno gli studi?», si domanda Leone Cimetta, coordinatore dell’Unione degli universitari di Padova. L’ateneo che vanta il maggior numero di studenti. E di esclusi. Su 5.405 aventi diritto, gli esclusi sono 2.256, mentre solo il 58,3% (3.149) ad oggi ha ricevuto la borsa. Gli studenti hanno protestato, manifestato, bussato a tutte le porte. «I soldi non ci sono e comunque non possiamo spenderli», si sono sentiti rispondere gli universitari veneti dalla giunta Zaia, che proprio come uno scolaro impreparato in questi mesi se le è inventate di tutti i colori. Anche il Patto di stabilità ha invocato.
Nel Lazio, funziona diversamente. Le borse di studio vengono pagate a rate. Come le automobili. Ma anche qui: 11mila studenti aspettano ancora l’ultima rata dell’anno passato. La giunta Polverini ha promesso che entro i primi di ottobre spiegherà che fine hanno fatto i soldi. «Ma noi abbiamo già convocato una assemblea per il 4 ottobre perché abbiamo fondati timori che quelle borse non ci verranno mai pagate», spiega Elena Monticelli, la studentessa ricevuta dal presidente della Repubblica lo scorso dicembre, insieme a una delegazione di universitari.

Si capisce che il ministero tardi a pubblicare i dati sul diritto allo studio relativi all’anno accademico appena trascorso. Su 180mila studenti che avrebbero avuto diritto, i soldi sono bastati solo per 150mila. E gli altri 30mila? «Da noi a Padova abbiamo organizzato degli sportelli – racconta Leone – per informare gli studenti, molti ancora non hanno ben chiara la situazione, pensano che, magari si tratta di tirare un po’ la cinghia, ma la borsa di studio prima o poi arriverà». E invece? «Invece probabilmente il prossimo anno sarà anche peggio».

In effetti, fin qui – spiega Federica Laudisa, responsabile dell’osservatorio regionale per il Piemonte – gli effetti della riduzione dei fondi sono stati attenuati da una perenne sfasatura tra soldi stanziati e soldi erogati. Per cui, di fatto, gli enti per il diritto allo studio hanno finito di spendere i 246,5 milioni stanziati per l’anno 2009-10 pagando la prima tranche di borse del 2010-2011. E solo nel 2011 hanno iniziato a fare i conti con la riduzione dei fondi: più che dimezzati già nel 2010-2011, 97 milioni di euro. Per il prossimo anno, 2012-13, la cifra scritta nel bilancio dello stato è di 26 milioni. Mentre quella per il 2011-12 che deve ancora essere ripartita è risalita a quota 101 milioni dopo un lungo braccio di ferro.

Basteranno a coprire almeno un numero di borse di studio pari all’anno precedente? In teoria, la cifra è di poco superiore a quella dell’anno precedente. E però non è così che funziona. Perché il fondo statale garantisce solo una parte delle risorse necessarie. Il resto è coperto, in parte dalla tassa regionale, in parte sono risorse che le Regioni individuano nel loro bilancio. Prendiamo due Regioni virtuose come il Piemonte o la Toscana, che sono riuscite fino allo scorso anno a non escludere nessuno degli aventi diritto, che erano poco più di 11mila per la Toscana, poco meno per il Piemonte. Dei 53 milioni che sono serviti a pagare tutte le borse di studio per gli atenei toscani, solo 7 li ha messi lo stato, mentre 34 sono i milioni stanziati dalla Regione e altri 12 derivano dalla tassa regionale. Nel Piemonte (dati 2009/10) il fondo statale era di 37,9 milioni (38%), le tasse 34,2 milioni, ma per garantire a tutti la borsa la Regione ha dovuto comunque stanziare 27,9 milioni (28% del totale).

Ce la faranno quest’anno Regioni virtuose e no, con i tagli ai trasferimenti previsti dal governo, a coprire i buchi lasciati scoperti dagli stanziamenti statali? Oppure saranno costrette ad aumentare le tasse? La tassa toscana lo scorso anno era tra le più basse (98 euro). Nel Lazio, la tassa era di 118 euro e copriva da sola il 35% delle entrate (34,9 milioni), contro i 44,9 milioni che derivavano dal fondo statale e appena 20 milioni di risorse regionali. E però già quest’anno ci sono quegli 11mila studenti che attendono.

 

(30 settembre 2011) Mariagrazia Gerina – L’Unità