Analisi sulla situazione attuale sul numero chiuso

Analisi sulla situazione attuale sul numero chiuso

by / Commenti disabilitati su Analisi sulla situazione attuale sul numero chiuso / 41 View / 5 settembre 2011

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La nostra associazione da anni ormai si batte per eliminare ogni ostacolo che impedisca la piena espressione dell’art. 34, che garantisce ai capaci e meritevoli il diritto di raggiungere i più alti gradi di istruzione; per questo non accettiamo nessuna forma di numero programmato, che con l’approvazione della legge 270/04 dà la possibilità di estendere a tutte le facoltà lo sbarramento all’accesso, oltre ai corsi per cui è previsto a livello nazionale un numero programmato.

Lo sbarramento è stato voluto secondo la finta necessità di formare professionisti in egual numero rispetto le reali esigenze nazionali e che si creassero allo stesso tempo corsi di laurea con un numero di studenti idoneo alle reali capacità dell‘università.

Le esigenze del numero di professionisti da formare sono però state disattese in alcune facoltà, come ha affermato il presidente della Federazione nazionale dell’ Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri Amedeo Bianco. Infatti dal 2015 è previsto un calo di medici di famiglia che non soddisferanno più la domanda della popolazione.

 


 

Questo trend viene confermato anche dalla volontà ministeriale di allargare i cordoni per l’accesso, si veda il progressivo aumento di posti disponibili al corso di laurea in Medicina e Chirurgia in questi ultimi anni; questa è la prova palese che non esiste un vero problema logistico nell’ospitare un numero maggiore di studenti.

Lo sbarramento ha inoltre creato un circolo che va via via chiudendo l’accesso in altre facoltà, ritenute dagli studenti “salvagente” nel momento in cui non si passa un test; si pensi ai Corsi di Laurea di Biologia, Farmacia, Chimica e Tecnologie Farmaceutiche, Ingegneria e via scorrendo.

Satolli questi corsi di laurea di studenti falsamente motivati nel proseguire i relativi studi, inducono i relativi Presidi di Facoltà ad introdurre la richiesta al Ministero per inserire il numero programmato per carenze logistiche.

Questo meccanismo un giorno potrebbe portare alla limitazione all’accesso nella maggioranza dei corsi di laurea.

Le modalità e i contenuti delle prove d’accesso vengono sancite per Decreto Ministeriale per i corsi di laurea ad accesso programmato a livello nazionale, il tutto è basato su un test. L’ultimo Decreto Ministeriale, datato 15 giugno 2011, prevede ulteriori norme che tendono a peggiorare ulteriormente i meccanismi dei test.

In primo luogo non ci convince l’accorpamento dei test dei corsi di laurea in “Medicina e Chirurgia” e “Odontoiatria e Protesi Dentaria”.

La facoltà di Medicina e Chirurgia ha tutti corsi di laurea a numero programmato.

Per poter entrare nell’ambito sanitario, uno studente è portato a provare diversi test:

1) test previsto per l’accesso al corso di laurea in “Medicina e Chirurgia”;

2) test previsto per “Odontoiatria e Protesi Dentaria”;

3) test previsto per le “Professioni sanitarie”.

L’accorpamento taglia di netto una possibilità allo studente, le motivazioni sono prettamente economiche, ma i risparmi a carico dello studente non si sono verificati, dato che per accedere ad entrambe le graduatorie bisogna pagare le relative tasse per entrambi i test. Spesa doppia per unico test.

Inoltre lo studente non potrà mai “rifarsi” come è successo negli anni precedenti in un secondo test, cercando di migliorare il risultato precedente.

Una prova determinerà il tuo futuro in ben 2 corsi di laurea.

Inoltre in questo caso il ministero non rileva problemi logistici per l‘accorpamento in un’unica data di due test. Alla chiusura delle iscrizioni, i candidati sono a volte addirittura raddoppiati, il 5 settembre 2011 non vorremmo trovarci al posto di uno studente-candidato in un istituto stracolmo in piena afa, sperando che non succedano catastrofi o incendi.

Dubbi nascono anche sui nuovi criteri introdotti per il superamento del test. Infatti da quest’anno i test previsti per i corsi di laurea in “Medicina e Chirurgia” e “Odontoiatria e Protesi Dentaria”, per i corsi di laurea in “Medicina Veterinaria”, per i corsi di laurea e di laurea magistrale a ciclo unico finalizzati alla formazione di architetto, per i corsi di laurea delle “Professioni sanitarie” avranno una soglia di sbarramento minima per l’accesso che si attesta sui 20 punti.

Ad una prima analisi grossolana questo sembrerebbe un provvedimento che non creerebbe nessuna conseguenza, infatti la grande competizione per passare questi test ha fatto in modo che la soglia minima si aggiri in tutte le Università italiane sui 40 punti per i corsi di laurea della facoltà di Medicina e Chirurgia; intorno ai 30 punti per il corso di laurea in Medicina Veterinaria e per i corsi direttamente finalizzati alla formazione di Architetto viene superata la soglia dei 20 punti.

Queste osservazioni non comprendono gli studenti non comunitari, i quali partecipano ad una graduatoria separata rispetto agli studenti comunitari; loro hanno una maggiore difficoltà nella comprensione della lingua e molto spesso non superano la soglia dei 20 punti. Questo provvedimento, di matrice prettamente leghista, andrebbe così a porre un paletto in più all’ ingresso di extracomunitari nelle facoltà italiane. La conseguenza diretta sarà che alcuni, se non molti, se non addirittura tutti i posti previsti nelle facoltà italiane per gli extracomunitari potrebbero non essere riempiti, e sarebbe un vero peccato in un momento in cui la carenza dei medici è più che una previsione.

Ai problemi di lingua per gli extracomunitari si aggiungono anche i problemi della cultura generale. Come si può pretendere che un camerunense o un keniota o un nigeriano abbiano studiato la storia Italiana, gli autori Italiani, la geografia Italiana, l’arte Italiana? Tutto ciò è ancora più scandaloso se si pensa che per alcuni test (scientifici) le domande di cultura generale sono la metà di tutti i quesiti.

Potrà mai dipendere la formazione di un futuro medico dal sapere o meno quanti gol ha fatto Totti? O con quale carburante si muove un aeroplano?

Questo ultimo aspetto mette in forte discussione la modalità di selezione nell’Università italiana. Prendiamo ad esempio i corsi di laurea dell’area sanitaria: potrà mai la cultura generale formare dei buoni operatori sanitari? Quanto è efficace testare delle conoscenze che si dovranno acquisire durante il primo anno di formazione nei suddetti corsi di laurea (il riferimento è ai quesiti di biologia, chimica, fisica)?

Più volte è stato notato come talune facoltà, specialmente se prevedono un ciclo unico di 5 o 6 anni, sono fortemente selettive già durante il prosieguo degli studi. Infatti fra gli studenti che vengono annualmente selezionati da questi test, ce ne saranno sicuramente alcuni che abbandoneranno i corsi di laurea o altri che si laureeranno con ritardo. Questo incrementerà maggiormente lo squilibrio fra i professionisti che andranno in pensione e i neo-laureati che si inseriranno nel mondo del lavoro.

Da più tempo la nostra richiesta è quella di permettere l’accesso a tutti gli studenti che abbiano la volontà di entrare in suddetti corsi di laurea, e far avvenire una selezione negli anni, che faccia entrare nel vivo della materia e che valuti le reali capacità dello studente nel proseguire il percorso di studi. Modelli simili, ma migliorabili, sono previsti in nazioni come la Francia, dove gli studenti hanno tutti indiscriminatamente accesso al primo anno, poi sarà a loro dimostrare le reali motivazioni e le capacità per poter proseguire.

Il quadro si chiude nell’intreccio con la realtà politica-economica del Paese.

Come prima abbiamo affermato la carenza di camici bianchi, ma soprattutto di medici internisti o medici di famiglia sarà sempre più evidente nel prossimo futuro.

I medici di famiglia sono la figura essenziale di raccordo e smistamento fra i pazienti e ospedali e specialisti.

Attualmente non è stato preso nessun provvedimento che ponga rimedio a questa situazione, ciò andrà a causare un enorme vuoto che sarà rappresentato dalla mancanza del medico di famiglia.

La previsione è che un paziente, che non avrà la possibilità di essere assegnato ad un medico generico, sarà costretto a rivolgersi direttamente ad uno Ospedale, se non addirittura ad un privato.

La probabilità che egli vada da un privato diventa sempre maggiore se pensiamo agli ultimi provvedimenti previsti in finanziaria che inducono le regioni ad adottare un ticket di 10 euro per ogni tipo di intervento in ospedale.

L’aumento diretto del costo della sanità pubblica per un paziente renderà fortemente competitivi i prezzi dei privati, inducendo così verso l’obiettivo finale di una privatizzazione totale anche del settore sanitario.